Possibili Collegamenti Interagenti con una Morale Comune Condizionata dal Romanticismo, e con i Percorsi Così Detti Esoterici

Suppongo che come preambolo, possa svelarsi interessante notare come molti componenti di gruppi omogenei sembrino detestare chi abbia pensieri differenti dai loro. Immagino che sia sempre opportuno, doveroso, tenerne conto.

In alcuni casi e ambiti, parrebbe però che non sia importante un’eventuale particolare convinzione in materia di morale o in altri campi, ma soprattutto che non lo sia quella di avere il coraggio di intuire, di comprendere da sé, qualcosa che forse all’inizio non si sapeva.

Ho premesso ciò, perché non di rado, nel tentativo di prendere coscienza di sé stessi, si potrebbe tendere a sottovalutare alcuni degli aspetti di varie personalità che in qualche modo sarebbero culturalmente riconducibili, in generale, anche a quel movimento artistico, musicale, culturale, letterario, sviluppatosi al termine del XVIII secolo in Germania e poi diffusosi ovunque, soprattutto nel secolo successivo ma che è esistente anche oggi; di solito viene comunemente etichettato come “Romanticismo”.

Ovviamente si tratta di un fenomeno complesso manifestatosi in origine a seguito del declino dell’Illuminismo ma che assume connotazioni diverse, a seconda delle nazioni in cui si è sviluppato. Fa riferimento a un “modo di sentire” a cui i differenti soggetti adeguano il loro modo di esprimersi non solo artisticamente, in funzione del luogo e del tempo in cui vivono.

Se all’inizio si trattava di una sorta di reazione all’Illuminismo e al Neoclassicismo, cioè alla cosiddetta razionalità e al culto della bellezza classica, poi dilagò enfatizzando l’emotività, la fantasia, l’immaginazione e soprattutto l’affermazione dell’individualismo. Sembrerebbe ad ogni modo, essersi configurata come un cambiamento della sensibilità emotiva, più che spirituale, avvenuta nel Settecento ma che a guardar bene in ciò che accade in questa strana modernità, si evidenzierebbe come sia arrivata decisamente viva ancora oggi.

In tale ambito, la diversità e l’eterogeneità parrebbero essere considerate rappresentative per un essere umano che non si sentisse più integro, unico e sufficiente a sé stesso. Questo potrebbe forse ricordarci alcuni punti di vista di Schopenhauer il quale immaginava come l’uomo, essere finito, tendesse all’infinito, cioè alla costante ricerca di un bene o di un piacere infinito, mentre nella realtà materiale in cui viveva, non trova che risorse limitate. Così, sentendo un vuoto, una mancanza, si sarebbe ritrovato in una inevitabile situazione di infelicità.

Gli atteggiamenti interpretativi degli studiosi riguardo al termine romantico, sembrerebbero essersi configurati in modi molto vari e ciò potrebbe creare problemi a chi voglia tentare di definire con maggior precisione questo termine.

Ad esempio, filosofi come Schlegel e Nietzsche parrebbero aver voluto considerare il Romanticismo come uno dei due cardini sul quale avrebbe ruotato (e ruoterebbe) continuamente la spiritualità dell’uomo, distinguendo il primo fra: classico e romantico, il secondo tra: apollineo e dionisiaco.

Il Romanticismo si rifece in linea di massima, alla necessità di attingere all’infinito. Di conseguenza sono spesso ricorrenti alcuni essenziali punti chiave come quelli che immaginano l’infinito capace di generare nell’uomo, un senso di smarrimento e di impotenza, definito sublime, ma tale da deprimere un soggetto, il quale si sarebbe ritrovato (e si ritroverebbe) nell’incapacità e nella paralisi nei confronti dell’assoluto, salvo poi tradursi in un piacere indistinto, dove ciò che è spaventevole e incontrollabile diventa bello. Quest’ultimo aspetto non è certo un “piccolo” punto di vista; credo che non dovrebbe essere affatto sottovalutato.

Quest’onda concettuale ma anche formativa, non solo tramite la morale comune, sembrerebbe essere arrivata sino a noi con tutte quelle conseguenze, per lo più non di rado drammatiche, che possiamo osservare continuamente (conflitti, eccessi in ogni ambito, devianze, ecc.)

Tutto questo potrebbe essere particolarmente interessante da meditare per coloro (uomini e/o donne) che tentando di percorrere una strada spirituale iniziatica, cerchino di intuire ed auspicabilmente di comprendere, perché particolari condizionamenti emotivi e passionali sembrino pervadere ogni cosa, sia nella personale interiorità, che in tutto ciò che li circonda.

Non a caso, il nostro metodo formativo suggerisce sin dai primi approcci, di indagare tramite la coscienza, la propria intimità. Questo, tenendo conto in sintesi, anche del fatto che in generale, una sorta di tensione ansiosa si manifesterebbe come diretta conseguenza di quanto l’umanità sembrerebbe immaginare nei confronti dell’assoluto. Sarebbe una continua inquietudine verso qualcosa che non parrebbe possibile raggiungere, scatenando un sentimento di afflizione. Questo tenderebbe a spingere ad oltrepassare i limiti della realtà terrena, per lo più opprimente, per rifugiarsi in una dimensione psicologica che superi le normali percezioni di spazio-tempo, rifiutando qualsiasi idea che non si sveli in grado di spiegare la totalità del mondo e la realtà nella loro complessità. Così, si tenderebbe ad indulgere nell’esplorazione dell’irrazionale ma è opportuno esercitare prudenza, dal momento che l’emotività, la follia, il sogno, le visioni, potrebbero assumere un ruolo di primaria importanza mentre si tenderebbe a rivolgere il personale interesse verso mete esotiche o comunque lontane dai luoghi di appartenenza, oppure ad un’epoca come il Medioevo o l’età classica antica.

Tramite soggettivismo e individualismo, ogni cosa non sembrerebbe avere più una sola, univoca, razionale chiave di lettura, ma ci si spingerebbe a far rispecchiare le personali inquietudini o comunque il proprio Io, nella natura che in tal modo si percepirebbe, nel bene e nel male, come una sorta di specchio delle proprie problematiche.

Una rivalutazione delle specificità dell’individuo, si espanderebbe a livello di stato e di comunità, contribuendo così anche ad una formazione della coscienza nazionale; ciò, risvegliando un grande interessamento per le espressioni popolari e folcloristiche riconducibili anche o soprattutto al Medioevo, considerato un’epoca mitica di riferimento.

Un possibile ritorno alla religiosità e alla spiritualità, sarebbe conseguente alla cerca di stabili supporti nella fede e nella conseguente tensione verso l’infinito. Si determinerebbe così anche un ritorno all’utilizzazione di pratiche magiche e occulte. In queste potrebbero emergere contemporanei aspetti immaginari riguardanti anche una sorta di eroi che rifiuterebbero norme e convenzioni stabilite; sarebbero stati rifiutati dalla società e avrebbero messo sé stessi al centro della propria esistenza.

Ad esempio, anche Napoleone Bonaparte è stato definito da alcuni, come un modello storico e vivente di eroe romantico (Furst, Lilian R. – Primavera 1976. “L’eroe romantico, o è un antieroe?”. Studi sull’immaginario letterario).

D’altronde nel prediligere alcuni aspetti culturali, sarà opportuno considerare con prudenza, se e come la filosofia condizionata dal romanticismo parrebbe riflettersi nel pensiero di personaggi come: Fichte, Schelling ed Hegel; ma anche di Kant, che nella “Critica del Giudizio” aveva enfatizzato la natura come inesauribile e spontanea forza vitale dove si esprimeva la divinità.

In tale ambito, colui che riuscì maggiormente a interpretare la sensibilità romantica sembrerebbe potersi forse identificare in Schelling, soprattutto per l’importanza attribuita al momento estetico dell’arte e al mito. In coerenza a questo, Charles Baudelaire a commento del Salon del 1846, aveva affermato: “Chi dice romantico dice arte moderna, cioè intimità, spiritualità, colore, aspirazione verso l’infinito espresse con tutti i mezzi che le arti offrono”.

In sintesi, il Romanticismo tendeva e tenderebbe ancora oggi a suggerire una sostanziale incapacità della ragione nel cogliere la più intima essenza della realtà, contrapponendo ad essa il sentimento, l’ironia e l’istinto, a differenza ad esempio, dell’idealismo hegeliano che sembrava invece voler attingere all’assoluto proprio mediante l’uso della razionalità, quale espressione dello Spirito immanente alla realtà.

D’altronde, a seguito del tramonto del secolo dei lumi (con tutte le sue atrocità, come ad esempio le stragi del Terrore della Rivoluzione francese ma anche le tante altre successive che ci hanno accompagnato sino ad oggi), i romantici cercarono di sostituire la cosiddetta “ragione storica”, in funzione della quale gli uomini si proponevano di perseguire alti e nobili fini che poi s’infrangevano dinanzi alla realtà, con qualcuna che tenesse conto anche delle peculiarità e dello spirito dei diversi popoli, con una loro anima e una loro storia, rinunciando alla convinzione illuminista della capacità umana di costruire e di guidare gli eventi con una limitata e non sempre “limpida” ragione; questo, immaginando che la storia non sarebbe guidata dagli uomini ma sarebbe Dio ad agire in essa.

Tutto ciò parrebbe trarre origine da uno stato d’animo individuale, caratterizzato dalla ricerca di emotività intensa, supportata dall’idealizzazione, ma anche da un movimento culturale il quale esaltasse la passionalità e l’individualità. Entrambi sarebbero immaginati come un bisogno di trascendere la realtà ordinaria e di raggiungere un’esperienza di unità (ipotizzata come spirituale), sia con gli eventuali interlocutori, che con la natura.

In sintesi, tutto questo si potrebbe vedere come un’attitudine esistenziale, proiettata a dare priorità ai sentimenti e all’immaginazione piuttosto che alla razionalità. Ciò, potrebbe manifestarsi in diverse forme; ad esempio, con la ricerca di un amore ideale, la tendenza a idealizzare gli altri o l’esaltazione della bellezza e della natura.

Il romanticismo, come movimento storico e culturale, ha influito sulla concezione dell’amore (caratterizzato soprattutto da intimità, passione, emotività), della bellezza e dell’esperienza umana.

Ciò potrebbe esemplificarsi nella ricerca di relazioni intense e significative, nel desiderio di esprimere i propri sentimenti anche in modo artistico e in genere, nella valorizzazione della dimensione interiore dell’individuo.

Tutto questo sarebbe caratterizzato da intimità, passione e coinvolgimento emotivo. L’amore romantico oltre ad evidenziarsi in termini di attrazione, desiderio e attaccamento, si caratterizzerebbe anche per idealizzazione, aspettative irrealistiche e potenziali difficoltà nella relazione.

Però, gli eccessi di tali predisposizioni potrebbero avere conseguenze negative sulla salute mentale, come ad esempio: la delusione, la depressione o la difficoltà nel gestire le relazioni. Invece, le situazioni più normali, che si manifesterebbero come una sorta di motore esistenziale, favorirebbero la creatività e l’espressione artistica, predisponendo a esplorare il mondo interiore e a esprimere i propri sentimenti in modo originale.

Ovunque anche nei social moderni, sembrerebbe che per lo più si viva l’esperienza amorosa nell’immaginario delle grandi passioni, delle anime gemelle, del vissero per sempre felici e contenti. Eppure, c’è da constatare che il cosiddetto amore romantico può ben presto trasformarsi in comportamenti o atteggiamenti dannosi per la salute mentale propria e altrui, manifestandosi in vere e proprie forme patologiche.

Ad esempio, l’eccesso di dipendenza dall’affetto e dalla presenza del partner, temendone il distacco e manifestando ansia e disagio quando non si è insieme.

Oppure, produzione di pensieri ossessivi sul partner e sulla relazione, accompagnati da comportamenti compulsivi finalizzati a evitare l’abbandono o garantire la sicurezza della relazione. Quindi non sarebbe certo da sottovalutare un eccessivo e irrazionale timore per la perdita della persona amata che potrebbe portare a comportamenti di controllo, di possessività eccessiva e di sfiducia cronica.

Parallelamente ci si potrebbe trovare a non riuscire ad accettare la fine di una relazione, manifestando sintomi simili alla depressione, all’ansia e all’ossessione verso il partner perduto. D’altronde sarebbe analogico al persistere nel desiderare intensamente e ossessivamente qualcuno che non corrisponda i personali sentimenti, con conseguenze negative sulla salute emotiva.

Si potrebbe continuare con molti altri esempi che porterebbero tutti ad evidenziare come il cosiddetto amore eccessivamente intriso di passionalità più o meno idealizzata, possa trasformarsi in una fonte di sofferenza psicologica e diventare un ostacolo al benessere emotivo e relazionale.

Ad ogni modo il romanticismo nella forma di movimento culturale e artistico, sembrerebbe aver influenzato (spesso non in modo positivo) anche l’ambito esoterico e/o mistico che possiamo osservare nella nostra “modernità”.

Infatti, avrebbe valorizzato il sentimento, l’individualità e la fantasia, creando un terreno fertile per la diffusione di ideologie e di pratiche misteriche, le quali, in teoria, avrebbero ricercato un sapere nascosto e una conoscenza superiore al di là della ragione.

Si sarebbe partiti con un rifiuto della razionalità illuministica, ovvero un’opposizione

alla razionalità e al positivismo, creando spazio per la ricerca di una conoscenza alternativa, spesso legata al mondo spirituale e al soprannaturale ma forse senza definirne a sufficienza metodologie e confini.

Contemporaneamente si enfatizzò l’importanza dell’individuo, portandolo a tendere verso una ricerca personale e spesso misticheggiante dell’essenza del sé e del proprio ruolo nel cosmo.

Di conseguenza, i romantici si sentirono e si sentono affascinati dal mistero, dall’ignoto e dal soprannaturale, elementi che spesso si ritrovano anche nel contesto delle pratiche esoteriche (le quali però, come nel caso del nostro percorso, si muovono tradizionalmente su basi verticali in direzione verso l’alto e con presupposti luminosi per lo più antitetici a quelli passionali ed emotivi).

In generale, l’esoterismo a volte connesso al misticismo, suggerisce percorsi finalizzati a ricercare un significato più profondo dell’esistenza e del mondo. Questa sarebbe un’esigenza condivisibile anche dal romanticismo, i cui aderenti, attraverso il fenomeno dell’esotismo, a volte si sarebbero trovati e si ritroverebbero (in modo più o meno consapevole) a ricercare varie forme di spiritualità in culture lontane, spesso legate a pratiche particolari ma anche religiose, senza escludere la magia e a subirne un fascino particolare per i molteplici rituali (anche se spesso risultano oggettivamente farlocchi, come lo possono facilmente constatare gli esperti).

D’altronde, una forma di misticismo romantico tenderebbe a cercare un contatto diretto con il divino; di conseguenza si potrebbero individuare affinità con l’esoterismo, tramite il quale si potrebbe provare a ricercare un sapere nascosto e a tentare una trascendenza della realtà materiale.

Così, l’attrazione per il passato idealizzato in modo enfatico, tipica caratteristica dei cosiddetti romantici, potrebbe portarli ad interessarsi di antiche e misteriose credenze associate genericamente ad alcuni di quei percorsi che sono identificati come esoterici ma che però, dopo le contaminazioni della cosiddetta “new age”, non sono più facilmente distinguibili (non solo per i profani) dalle semplici ma inutili fantasticherie.

Il romanticismo enfatizza il viaggio interiore, un percorso spirituale che vorrebbe portare alla scoperta di un sapere superiore e che sembrerebbe trovare riscontro nell’esoterismo ricco delle sue pratiche di introspezione e di ricerca del Sé, le quali però, come già accennato e per non fare confusione, non affondano affatto le loro radici in manifestazioni emotive o passionali, ma in antichità millenarie, filosofiche e religiose, come quelle da cui emersero, ad esempio: ermetismo-alchimia, astrologia, kabbalah, ecc. Soprattutto poi, queste ultime (che per noi sono assolutamente molto importanti) non vanno confuse con eventuali vagheggiamenti new age e neppure con quelle strutture “inventate” che non hanno alcuna origine da depositi sacrali o che per qualche grave motivo, rispetto a quelli, hanno prodotto una soluzione di continuità della trasmissione originale.

In sintesi, il romanticismo, con la sua reazione alla razionalità illuministica, la valorizzazione dell’individualità e il suo interesse per il mistero, creò un terreno fertile per il recupero oppure per l’invenzione, la diffusione e l’esplorazione di varie ideologie ma anche per ricerche esoteriche messe in disparte dall’illuminismo, le quali offrirono un rinnovato percorso per tentare di ricercare il significato dell’esistenza.

In tal modo, a partire dal ‘700 si tese sempre più ad assegnare il primato culturale e artistico alla spiritualità, intesa, sia come ritorno alla religione tradizionale, che come aspirazione al divino. Così, quel movimento (però privilegiando sempre il sentimento, l’irrazionale, la passionalità), si caratterizzò per occuparsi anche di significati spirituali che andassero al di là della sola ragione, tentando di svelare conoscenze nascoste e segrete, spesso legate al misticismo, alla magia e alla trascendenza.

Tuttavia, il Romanticismo non è affatto da considerarsi “esoterismo” in senso stretto anche se nei reciproci ambiti si sottolinea l’importanza di andare oltre la percezione sensoriale della realtà e di tentare di raggiungere un livello di conoscenza superiore. Molti romantici avevano (e hanno ancora oggi) la personale esigenza di evadere dalla realtà attraverso i riti misterici, la magia e la ricerca di dimensioni soprannaturali.

Così, pur promuovendo entrambi i settori una visione unitaria del mondo, in cui l’individuo sarebbe parte integrante di un ordine superiore, nel Romanticismo si valorizza la fantasia e l’immaginazione, mentre l’esoterismo promuove la pratica di tecniche spirituali e la ricerca di esperienze mistiche che dovrebbero portare a sviluppare possibilità intuitive riguardanti l’esistenza e la conformazione della dimensione metafisica, poi auspicabilmente anche alla comprensione di ciò che si potrebbe aver intuito; infine, portare a scelte coscienti, consapevoli, da concretizzare con azioni nella realtà materiale al fine conseguire un’evoluzione spirituale tendente al raggiungimento dei piani più luminosi della creazione. In sintesi, si tenderebbe ad una sorta di reintegrazione, se a monte si ipotizzasse una “caduta”.

Volendo per ora concludere questa sintetica disamina, suppongo che ognuno di noi (maschio o femmina, e ciascuno sulla sua via), avendo esplorato tutte le liturgie delle camere a cui abbia avuto legittimo accesso nei nostri Riti (dove, lo ricordo ancora una volta, non ci si occupa di politica, di affari, di socialità, di controversie religiose, ecc.), possa aver notato, per quanto riguarda la nostra via formativa, come il cosiddetto Romanticismo e le abitudini da esso derivate non siano affatto da prendere in considerazione come esempi da vivere. Tendiamo a superare l’emotività passionale e i pronunciamenti con conseguenti giudizi intrisi di ogni sorta di inclinazioni affatto virtuose dell’animo che purtroppo possono portare a commettere per lo più, solo grossolani errori.

Per noi, i molteplici risvolti psicologici di quelle emozioni enfatizzate, sono spesso materie di meditazioni che ci portano a volerne esplorare anche le possibili cause oltre che le conseguenze sulla “rumorosità non solo nella mente”.

Spesso, a tal proposito, facciamo riferimento anche all’ipotesi mistica, kabbalistica delle cosiddette Klippot, Qelipot, ecc. letteralmente col significato di “bucce”, “gusci” o “involucri” che circonderebbero la santità insita nell’anima.

Una particolare narrativa di cui ho fatto cenno in alcune occasioni, suggerisce che da un certo punto di vista, almeno una tra queste apparirebbe come una sorta di protezione mentre le altre si svelerebbero essere un vero e proprio problema, evidenziandosi come ostacoli spirituali. Nella veste di passioni più o meno cupide, interagirebbero non solo con gli stimoli della materialità fisica e con le sue esigenze, ma troverebbero ovvio accoglimento da parte di quello che potremmo definire l’IO egoico, materiale, naturalmente preposto a gestirle in funzione di un progetto riguardante una normale sopravvivenza vincente.

Per tutto quanto sopra esposto, si potrebbe così intuire ed auspicabilmente comprendere anche la necessità teurgica di essere presenti ai Lavori all’interno del Tempio, non certo per soddisfare le proprie passioni o le intime esigenze, ma per rendere efficace ciò che lo necessita, che poi ha conseguenze concrete nella quotidianità personale e generale.

Altrimenti, tutto ciò di cui si parla, di cui si scrive, potrebbe configurarsi solo come semplice chiacchiericcio culturale, più o meno fantasioso oppure semplicemente preso a prestito e non di rado anche inutilmente “tromboneggiante”. Questo, non solo durante gli interventi previsti su precisi argomenti durante i lavori nei quali, lo ricordo a tutti, è per noi vietato leggere qualsiasi “tavola preconfezionata”. Ogni cosa che si pronunci, deve derivare da un estemporaneo moto interiore, conseguente alle operazioni teurgiche previste dalla ritualità di ogni camera. In assenza di opportuno stato dell’essere perché coinvolto in rumori interiori, è sempre preferibile che si scelga il silenzio esteriore. Poi, forse, in tal modo, si potrebbe anche conquistare progressivamente quello interiore.

Renato Salvadeo

L’articolo è contenuto nel numero di agosto/settembre 2025 della nostra rivista Alla Ricerca del Sé. Scarica tutto il numero.

DESCRIZIONE ARTICOLO:

I romantici si sentirono e si sentono affascinati dal mistero, dall’ignoto e dal soprannaturale, elementi che spesso si ritrovano anche nel contesto delle pratiche esoteriche (le quali però, come nel caso del nostro percorso, si muovono tradizionalmente su basi verticali in direzione verso l’alto e con presupposti luminosi per lo più antitetici a quelli passionali ed emotivi).

CATEGORIE:

Attorno all’Ara dei Giuramenti, nel cuore del Tempio, sono disposti strumenti simbolici che rappresentano tappe e funzioni del lavoro interiore. Ogni attrezzo muratorio richiama un’azione da compiere su sé stessi, nel percorso di trasformazione spirituale.
Il Filo a Piombo orienta verso l’equilibrio interiore: invita a calarsi nel proprio asse verticale per discernere ciò che è saldo da ciò che è instabile, essenziale per ogni cammino iniziatico.
Il Mazzuolo rappresenta la forza volontaria, la spinta risoluta che segue una scelta consapevole e virtuosa.
Lo Scalpello simboleggia il discernimento e la precisione: senza di esso, ogni colpo rischia di essere cieco, danneggiando invece di perfezionare.
La Livella esorta a costruire con misura, portando armonia tra le parti, sia interiori che esteriori. È lo strumento dell’equilibrio raggiunto.
Il Regolo permette di valutare proporzioni, coerenza, giustizia. Invita a confrontare la propria opera con un modello superiore di ordine.
La Leva allude all’azione ponderata: forza che muove ciò che è pesante, ma solo se guidata dalla coscienza e da un punto di appoggio ben compreso.
La Cazzuola è simbolo della volontà costruttiva in chiave altruistica: unisce, armonizza, cementa legami su basi spirituali.
La Pietra Grezza, posata a terra, rappresenta l’uomo nella sua condizione naturale, ancora da lavorare, dominato da istinti e automatismi (Nefesh).
La Pietra Cubica a punta, scolpita e orientata, simboleggia l’iniziato che ha compiuto un cammino reale, innalzando la propria anima verso Neshamah, la coscienza superiore.

Al centro dell’Ara dei Giuramenti viene deposto il Libro della Legge Sacra, aperto sul Vangelo di San Giovanni. È il punto focale della cerimonia in cui si compie il Mistero del Rito Sacrificale: rappresenta il Verbo Divino e le leggi ineffabili della Creazione, che l’iniziato è chiamato a intuire e, per quanto possibile, comprendere.
Sopra di esso si collocano, incrociati, la Squadra e il Compasso: strumenti fondamentali del Lavoro interiore.
La Squadra indica la necessità di precisione etica e coerenza: invita a misurare ogni pensiero, scelta, parola e azione, avviando l’immersione cosciente nella Nigredo, prima fase dell’Opera alchemica.
Il Compasso, simbolo della coscienza attiva, orienta la connessione tra cuore e mente. Serve a purificare la parte ricettiva dell’anima, rendendola degna di ricevere la Luce e permettendo allo Spirito di prevalere sull’Io materiale.

L’Ara del Giuramento, al centro del Tempio, ha forma quadrata, simboleggiando la stabilità e il mondo manifestato. Il rivestimento in tessuto azzurro, proprio del Grado di Apprendista, evoca il cielo originario e lo stato potenziale della Creazione.
Su di essa si compiono gli atti fondanti del Lavoro rituale: si prestano i giuramenti, si depone il Libro della Legge Sacra, sovrapposto dalla Squadra incrociata al Compasso, e si accendono le Luci della Menorah, il candelabro a sette bracci della Tradizione ebraica. Le sue fiamme possono essere lette in chiave cabalistica come le sette Sephirot inferiori, oppure associate ai sette giorni della Creazione, ai sette chakra o alle scale armoniche.

Ricevi aggiornamenti sull’uscita dei nuovi numeri della rivista o sulle nostre iniziative direttamente nella tua email.