Simboli, Riti e Cerimonie nel Loro Eventuale Significato in Massoneria

In un mio precedente articolo ho dissertato su alcune diversità esistenti tra il Rito Scozzese ed il Rito Egizio, in generale.

Evito di ripetere alcuni dei concetti storici riportati precedentemente ma sottolineo che certamente, nella storia della cultura occidentale c’ è sempre stata la costruzione del soggetto individuale, autore e generatore di arte, scienza, tecnica, quasi attore per creare il suo eterno mantenimento nel post-mortem.

In più, gli antichi greci, romani, italici e non solo, hanno da sempre posto una particolare curiosità, a volte morbosa, verso il sapere dell’antico Egitto, come fonte da cui apprendere il sapere nascosto, esoterico.

La consapevolezza egizia è sempre stata quella di considerare un mondo fisico (materiale) circondato da un mondo spirituale o addirittura fuso con esso. La rappresentazione fisica del mondo (terra, atmosfera, cielo) è simbolica e presuppone la capacità di vedere attraverso il fisico, per penetrare nella sua interiorità. È l’intus ligere proprio dell’intelletto, che non è la ragione.

L’iniziazione deve condurre ad una visione intuitiva, che “penetra nelle forze e negli esseri che esistono nello «spazio spirituale», e che cogliamo nelle raffigurazioni simboliche”.

Nell’Egitto, il simbolo vivente era il Faraone, unico uomo sacralizzato in vita, unico a essere sacro in Osiride, diventando poi Osiride nel suo post-mortem. (Osiride, ellenizzazione dell’originale egizio Asar).

Per il pensiero faraonico, il mondo metafisico (meglio: non materiale) si riversa in quello fisico (meglio: materiale) e lo impregna di significato.

Verso l’Egitto, nel XVIII secolo, si sviluppò un nuovo grande interesse quando questo fu messo al centro dell’attenzione da parte delle correnti di esoterismo in vigore in quel periodo.

È in questo contesto che, verosimilmente, si sviluppa l’idea di una leggenda massonica che, anche sotto il velame ebraico, restituisca a chi sia in grado di capire, l’attenzione dovuta alla ritualità dell’antico Egitto.

Specie negli anni del razionalismo settecentesco, quasi in reazione all’estremizzazione razionale di alcune correnti del periodo, si è sviluppata ed ampliata, la linea tradizionale denominata Muratoria Egizia.

Vorrei mettere un punto che reputo importante: nei Riti Egizi, la vita dell’iniziato oscilla tra due poli, materia e spirito, bene e male, gioia e dolore. Tutto il percorso dell’iniziazione deve condurci (a seconda della specifica via: maschile o femminile) dalla Luna al Sole o viceversa, ma soprattutto dalla materia all’essenza divina.

Piuttosto, nella Massoneria Scozzese si prospetta all’iniziato un percorso che rappresenta un “sistema morale” ma che non si propone come un programma salvifico per il suo appartenente. La via iniziatica offerta dalla Massoneria è una via di conoscenza.

Per quanto riguarda il significato del Rito di Miztraïm e Memphis, l’Egitto ci viene incontro con tutta la sua forza iniziatica.

Vorrei riportare quanto descritto alcuni anni fa da Sebastiano Caracciolo, Gran Maestro e Gran Hierofante del Rito Egizio:

“…Il Rito mantiene sempre il collegamento con l’Ordine divino riaffermando evocativamente nel mondo inferiore una catarsi.

A tale proposito diviene chiaro ed inequivocabile nella tradizione Egizia, il dramma il Osiride, dio dei Riti, in quanto Egli stesso subisce il sacrificio a seguito del quale compie il viaggio nell’altro mondo, passando il fiume che porta ad Occidente e conoscendo il mistero “dell’altra Terra” della quale diviene Re. La sua rinascita ad opera dei riti, rende Osiride dio dei vivi e dio dei morti.

Il Rito è essenzialmente azione atta a determinare Cause nell’Ordine invisibile produttrici di effetti nell’ordine visibile. Il Rito non è un atto religioso se per religione intendiamo un complesso di norme dottrinali. Esso è piuttosto una azione necessitante e determinante sulle influenze spirituali delle forze invisibili degli stati superiori e degli stati inferiori.

Nella tradizione Aria, in quella Greca, in quella Romana e in quella dell’estremo oriente, soltanto il rito era importante e la religione era definita con le pratiche rituali.”  (S. Caracciolo, La Scienza Emetica, 1992)

Elemento fondamentale per questo è Osiride, spirito puro, che si unisce ad Iside, generando Horus, elemento nuovo, reintegrato. Principio essenziale del significato iniziatico ed esoterico di tutta la Ritualità Egizia.

Con il termine OSIRIFICAZIONE si può intendere, in ambito massonico tradizionale, la Riunificazione di ciò che è sparso, così come nel Mito si racconta quello che fece Iside con le parti del corpo di Osiride smembrato da Seth.

È il mito della Riunificazione, di ciò che è sparso che riporta alla mente il Ritorno al Padre, al Principio Uno di tutte le Credenze filosofico-religiose.

Il processo di “Osirificazione” inteso come “riunire ciò che è sparso”, è un concetto molto antico. È già presente nella tradizione vêdica; secondo essa, infatti, “ciò che è sparso” sono le membra del Purusha primordiale che fu diviso nel primo sacrificio compiuto dai Dêva all’inizio dei tempi e da cui nacquero, grazie a tale divisione, tutti gli esseri manifestati.

Si tratta di una descrizione simbolica del passaggio dall’unità, alla molteplicità, senza di cui non potrebbe effettivamente esserci alcuna manifestazione.

Tramite il concetto della “riunione di ciò che è sparso”, secondo la tradizione vêdica, si accenna alla ricostituzione del Purusha quale esso era “prima dell’inizio”, nello stato non-manifestato, quindi il ritorno all’Unità.

Purusha viene anche definito anche Vishwa-karma, cioè il “Grande Architetto dell’Universo”, simbolo dell’Unità per i Massoni di tutto il mondo.

Come scrive Boris de Rachewiltz: “la conoscenza comporta già da vivi e sulla terra, la realizzazione dello stato di Akh; in altre parole, la conquista dell’immortalità” (Boris de Rachewiltz, Il Libro egizio degli inferi, Edizioni della Terra di Mezzo): erano Iniziati che grazie al rituale di iniziazione misterica avevano vinto la morte.

Per contro, ricordiamoci che la Massoneria Inglese nasce comunque dagli Antichi Mestieri.

Ed i mestieri, durante il Medioevo in Occidente ed anche dopo tale epoca, erano fortemente impregnati della tradizione dell’ambiente in cui erano vissuti: muratoria operativa, legata al concetto di costruzione in senso materiale ed i muratori operativi erano maestri artigiani che costruivano nel medioevo le imponenti cattedrali, simbolo della spiritualità e depositari di un’arte antica che si rifaceva ai segreti matematici ed architettonici lontani nel tempo e nella memoria.

La muratoria speculativa nasce progressivamente con la adesione alle Logge operative da parte degli “accettati”, personaggi di importante spessore culturale che venivano accettati nella Loggia operativa.

Questo processo ha portato alla cosiddetta Massoneria speculativa, non più strettamente operativa, che ha assunto esclusivamente un significato spirituale e morale.

Facendo propri i principi dell’Illuminismo, la Libera Muratoria speculativa ebbe come obiettivo lo sviluppo e la diffusione di idee rivolte al miglioramento dell’uomo e dei popoli.

Questo poteva avvenire anche grazie al progresso delle conoscenze scientifiche (in particolare allo studio delle scienze naturali, della biologia, della chimica, della fisica e della astronomia) e filosofiche che caratterizzarono quest’epoca. Infatti, alla fine del seicento la scena era dominata da illustri scienziati come Isaac Newton e filosofi come Von Leibniz, Thomas Hobbes e Barurch Spinosa.

Vorrei citare a tal punto gli scritti di William Schaw che il 28 Dicembre 1598. Nella sua qualità di Maestro dei Lavori e Generale Guardiano dei maestri scalpellini, emise a Edimburgo, il 28^ giorno di dicembre dell’A.D. 1598, come statuti ed ordinanze, ciò che devono osservare tutti i maestri muratori di questo Regno.

WILLIAM SCHAW, era Maestro delle Opere di Sua Maestà Giacomo VI e Sorvegliante generale del mestiere.

Con il consenso dei Maestri (vedi poi, in post scriptum riportati), scaturì la direttiva del 1599, in virtù della quale le logge dovevano adibire a segretario un notaio rispettabile, che avrebbe registrato tutte le operazioni importanti. Le logge scozzesi iniziarono a redigere verbali, e di conseguenza l’apparizione di massoni accettati, cioè non-operativi, è documentata meglio che in Inghilterra, dove non ci sono resoconti conosciuti di procedimenti interni di loggia.

Si iniziò quindi a vedere nelle riunioni delle Logge operative, soggetti attivi non facenti parte della confraternita in senso stretto.

La prima ammissione documentata di non-muratori fu il 3 luglio 1634, nelle persone di Sir Anthony Alexander, suo fratello maggiore, Lord Alexander, e Sir Alexander Strachan di Thornton. Sir Anthony era il King’s Principal Master of Work, e uomo che era stato in grado di bloccare la seconda concessione St. Clair, essendo responsabile delle logge di Scozia.

Riportando ciò che è stato detto prima, ricordiamoci che la Massoneria Inglese nasce comunque dagli Antichi Mestieri. Ed i mestieri durante il Medioevo in Occidente ed anche dopo tale epoca, erano fortemente impregnati della tradizione dell’ambiente in cui erano vissuti. Già il manoscritto Cooke, uno dei più antichi e significativi per la storia degli Antichi Mestieri ed i rapporti con la Massoneria, stabiliva senza dubbio che Dio sia l’ispiratore delle scienze necessarie alla attuazione del mestiere “…Egli (Dio) ha dato all’uomo la comprensione e la conoscenza di varie scienze ed arti che ci permettono di lavorare in questo mondo …”

Le carte dei mestieri integrano elementi spirituali innegabili. Il mestiere non appartiene ad una particolare tradizione ma appare rivestito di una tinta formale di sacralità sia cristiana, per l’occidente, che islamica. Quasi fosse rivelato da Dio.

Tali elementi spirituali sono comunque di carattere puramente exoterici pur tuttavia con la presenza di dati esoterici ed iniziatici.

È su questi ultimi elementi liberati da qualsiasi connotazione religiosa che si affermerà la concezione della Massoneria più moderna.

Il manoscritto Gran Lodge del 1583 spiega che “..il primo dovere è questo. Che dovere essere fedeli a Dio ed alla santa Chiesa”. In più, per dimostrare che il “mestiere” deve collocarsi nel quadro tradizionale circostante, il Regius, manoscritto trai più importanti della storia della Libera Muratoria, di fine XIV ed inizi del XV secolo, parla esplicitamente del rapporto con la Chiesa, nel versetto 581: Siate molto attenti, ora, vi prego: dovete infatti sapere tutto quel che segue. …e continua nei versetti 588-590: la Santa Chiesa è la casa di Dio, non è fatta per altri scopi che per pregarvi, come dice la Scrittura

Nei mestieri, durante il Medioevo in occidente, esistevano formule da pronunciare durante alcuni atti del lavoro in una considerazione più ampia della presenza di Dio negli atti del lavoro come citato nel Regius: …quando sei in cammino verso la Chiesa, abbi ben presente in ogni momento, che devi adorare il Signore tuo Dio giorno e notte con tutto il tuo spirito e con tutta la tua forza… (Il manoscritto Regius, come già accennato, è uno dei testi più antico di muratoria inglese finora rinvenuto; scritto in inglese medioevale, costituito da 794 versi in rima baciata, ed i paleografi del British Museum di Londra lo fanno risalire al 1390. È custodito nella British Library della capitale inglese, contraddistinto dal numero 17 A 1. Costituisce, probabilmente, una trascrizione di copie anteriori…)

Tanto in Occidente che in Oriente, i corpi dei mestieri organizzati si costituiscono spesso come una sorta di confraternita ponendosi sotto la protezione di uno o più santi.

Il mestiere era considerato sacro e sacralizzato tanto in Occidente che in Oriente islamico. In quest’ultimo la sacralizzazione occupa un posto centrale.

I santi patroni ai quali si fa spesso riferimento in Massoneria sono i due San Giovanni, Sant’Andrea di Scozia ed i Quatuor Coronati, legati assieme ai due San Giovanni, Evangelista e Battista, alle feste dei Solstizi d’inverno e d’estate. In particolare nel Medioevo, San Giovanni Evangelista è il protettore degli alchimisti, bottiglieri, cartai, scrittori, pittori, scultori, vignaioli, incisori, stampatori ecc…(vedi Encyclopedie du Compagnonnage, Ed. du Rocher, 2000).

Per l’Islam, i documenti di riferimento delle corporazioni artigiane alla protezione di uno o più santi sono piuttosto rari. In un testo, Micheline Cenlivres-Demont (un Bazar d’Asie centrale) egli riferisce che i Pir, i santi patroni, riconosciuti per il mestiere sono: per i barbieri, Salman al-Farisi/Salman Pak, uno dei fondatori del Sufismo; i macellai, Jawanmard-e qasab; i falegnami e carpentieri, Nuh, Noè della Bibbia; gli orefici ed i fabbri, Dàwud, il re Davide della Bibbia; i contadini, Baba-e dehqan.

Citiamo che erano in uso delle corporazioni di mestiere anche i cosiddetti “catechismi” o meglio, le istruzioni mediante domande e risposte che ancora oggi i massoni, specie di Rito Scozzese, usano nei loro regolamenti. Ed in più, nei trattati orientali la parte del catechismo era ancora più sviluppata.

Torniamo alla distinzione tra riti iniziatici e riti exoterici. Secondo Guénon, …i primi sono riservati e riguardano solo un’élite in possesso di qualificazioni particolari, mentre i secondi sono pubblici ed indirizzati indistintamente a tutti i membri di un dato ambiente sociale…i riti exoterici non sono destinati come i riti iniziatici, ad aprire all’essere certe possibilità di conoscenza cui non saremmo tutti atti;… (René Guénon “Apercus sur l’Initiation, cap XV: Des rites initiatiques)

Una raccomandazione: non si perda di vista che nel dominio iniziatico la trasmissione

dell’influenza spirituale di per sé può essere ridotta ad alcuni atti come patto, benedizione per contatto, con o senza formule sacre, trasmissione di oggetti particolari, accompagnati o no da riti preliminari e/o complementari. Tali iniziazioni di trasmissione nel Medioevo erano ridotte alla loro espressione più semplice.

Pensiamo che nel Sufismo la trasmissione iniziatica può ridursi a pochi gesti e poche parole effettuati nello stato di purificazione rituale abituale; gli altri elementi contornanti questo rito come: il digiuno preliminare, presenza di testimoni, orientazione spaziale, sono importanti ma non essenziali. Nella iniziazione Massonica di primo grado, del resto, il rito centrale è quello della creazione del massone con gesti e parole appropriate. Riferimento di un a nuova nascita. Ed un altro elemento che simboleggia l’iniziazione ricevuta, è la consegna del grembiule e dei guanti, elementi che si ritrovano nel cuore delle iniziazioni di mestiere.

Vorrei riportare quanto da me descritto recentemente sulla Simbologia ed il Rito.

Ed in considerazione che si deve seguire la Tradizione perseguendo la purezza della ritualità, ci si è trovati e si deve ancora considerare di seguire il metodo tradizionale custodito nel Rito.

Il Rito: parola derivata dal latino ritum (a sua volta riferibile al termine greco ἀριθμός aritmos numero), e a quello sanscrito rta (ordine cosmico), indica ogni azione o un insieme di azioni eseguite secondo norme rigorosamente definite.

Nel contesto massonico il Rito è evidentemente l’essenza dello strumentario offerto, ovvero l’insieme delle modalità operative necessarie per raggiungere l’obiettivo, che altro non è che la conoscenza e la consapevolezza del nostro essere profondo (il nosce te ipsum).

Gli elementi essenziali di un Rito sono: la sacralizzazione del luogo adibito a tempio, la preparazione dei partecipanti e la sua perfetta esecuzione, secondo le previste modalità. Il tutto finalizzato a raggiungere l’obiettivo del Rito stesso e ottenere quindi quella che può essere definita una sorta di “evocazione”, il tutto al di là della individualità dei singoli, dello spazio e del tempo.

Siamo quindi di fronte a una metodologia, riservata agli adepti/iniziati, che richiede una precisa attuazione, che qualora non eseguita correttamente porterebbe ad un ribaltamento, che si potrebbe definire con il termine contro-iniziatico.

La Massoneria utilizza, sia Riti, che cerimonie all’interno del proprio modo di operare. Il Rituale che si applica nelle Tornate è un insieme delle due cose, opportunamente miscelate per ottenere gli scopi voluti.

La Massoneria è organizzata in un Ordine iniziatico e, come tale, lavora attraverso Riti per ottenere il suo scopo: il perfezionamento umano. È però necessario chiarire che il Rito è cosa ben distinta da una semplice cerimonia. Tale distinzione è importantissima e la mancata conoscenza di ciò, porta a gravi rischi per il Massone e per la Massoneria tutta.

Una cerimonia è un insieme di azioni importanti, codificate, creato allo scopo di “celebrare” un evento qualunque con modalità emotivamente forti e socialmente significative. La cerimonia però è cosa prettamente profana, priva di qualsiasi senso iniziatico e di qualsiasi potenza spirituale. Essa agisce, al massimo, sul lato emotivo delle persone, predisponendole a un determinato stato d’animo, cosa che ha molto a che fare con la psicologia umana, ma che poco ha da spartire con la spiritualità e con l’Iniziazione. Per dirla con Papus , Dr. Gerard Encausse, esoterista, Gran Maestro e Gran Hierofante del Rito Egizio, fondatore dell’Ordine Martinista,… la cerimonia agisce sul piano prettamente fisico del mondo “uomo” microcosomo a differenza della magia e della teurgia che agiscono su piani diversi, l’una su quello astrale e l’altro su quello divino.

Il Rito, invece, è la procedura codificata con un insieme di simboli di varia natura (immagini, gesti, parole) che, come tali, rivestono ben altra funzione. Un simbolo è infatti solo la forma apparente che una potenza spirituale assume per manifestarsi e agire. Il Rito, quindi, è una forma attiva, funzionale che il soggetto operante svolge. Il Rituale è solitamente semplice e immediato ma agisce per sua natura, per quella potenza che ha insita in sé. Il Rito non ha nulla di psicologico.

Esso è efficace se fatto nel giusto modo da qualcuno che abbia, per trasmissione iniziatica, ottenuto autorizzazione a farlo.

Vorrei semplificare, probabilmente in eccesso, descrivendo l’esempio della cerimonia come quella dell’investitura del Cavaliere, cerimonia stilizzata e proceduralizzata in ogni particolare. E particolarmente forte dal punto di vista emotivo.

Il Rito è tipico dell’iniziazione del massone, dove i simboli e la metodica sono densi di significati esoterici che solo chi è iniziato può vedere e vivere. Ed il Massone una volta iniziato, potrà avviare la sua ricerca della Verità.

Ulteriore cosa, se vogliamo andare un poco oltre, è l’ordinazione: la trasmissione della unzione rappresentante lo Spirito, come avviene nelle ordinazioni sacerdotali. Qui, il neo-sacerdote è funzione immediata dello Spirito, una volta unto da colui che possiede i poteri di ordinazione, che ha trasmesso il fuoco dello Spirito e così l’ordinato unto è già abile ad esercitare il suo uffizio. Ha acquisito un potere.

Fin qui l’utilità della cerimonia come corollario del Rito. Esistono però dei rischi connessi all’utilizzo di cerimonie, rischi che ben si vedono nella Massoneria attuale. Se infatti coloro che gestiscono la ritualità della Loggia, non sono pienamente coscienti di ciò che è essenziale (il Rito) e di ciò che invece è corollario (la cerimonia) e delle funzioni di tale corollario, si rischia di esaltare il lato profano e superficiale e di trascurare invece le cose davvero importanti, giungendo a lavorare e

impegnarsi nell’ottenimento unico di una cerimoniosità emotivamente avvincente e addirittura baroccheggiante, nella convinzione di fare cosa giusta. Si tratta di un rischio reale e ben presente in questa epoca di decadenza.

Si consideri che in alcuni Obbedienze Scozzesi si è ormai abituati a svolgere riunioni di cultura generale invece di Riunioni con uso di Rituali anche per gli Alti Gradi (!)

Il Rito Egizio ha nella propria scala rituale, significati teurgici che negli Alti Gradi sono praticati tutt’ora. E rimane un Rito elitario. Altra importante diversità.

La mia è una esortazione affinché in massoneria, in generale e nei Riti in particolare, tale regola sia sempre viva. È nella struttura stessa del Rito che si aspira alla Verità; oltre la costruzione del proprio tempio.

Questo, anche, deve fare il massone: salvaguardare la Tradizione.

Antonio

 

P.S.

Riporto quanto attribuito a WILLIAM SCHAW a Edimburgo, il 28^ giorno di Dicembre dell’A.D. 1598:

Statuti ed ordinanze che devono osservare tutti i maestri muratori di questo Regno, emanati da WILLIAM SCHAW, Maestro delle Opere di Sua Maestà Giacomo VI e Sorvegliante generale del mestiere, con il consenso dei Maestri.

  1. Essi osserveranno e guarderanno tutte le ordinanze precedentemente emanate dai loro predecessori, concernenti i privilegi del loro mestiere, e in particolare saranno sinceri gli uni con gli altri e vivranno insieme nella carità poiché sono diventati per giuramento fratelli e compagni del mestiere.
  2. Obbediranno ai loro sorveglianti, diaconi e maestri per tutto ciò che concerne il mestiere.
  3. Saranno onesti, fedeli e diligenti nello svolgere le loro mansioni, e si condurranno con dirittura verso i maestri o i proprietari delle opere che intraprenderanno, che siano pagati a opra o alloggiati e nutriti o pagati a settimana.
  4. Nessuno intraprenderà un’opera, grande o piccola, se non è capace di eseguirla con competenza, sotto pena di un’ammenda di quaranta lire o di un quarto del valore dell’opera, senza pregiudizio del danno e delle penali da pagare ai proprietari dell’opera, secondo la stima e il giudizio del Sorvegliante Generale, o in sua assenza secondo la stima dei sorveglianti, diaconi e maestri della contea ove l’opera è in costruzione.
  1. Nessun maestro prenderà il lavoro di un altro, dopo che costui si sia accordato col proprietario dell’opera, che fosse un contratto scritto, un accordo con caparra o un accordo verbale, sotto pena di un’ammenda di quaranta lire.
  2. Nessun maestro riprenderà un’opera alla quale altri maestri abbiano lavorato, finché chi lo ha preceduto non abbia ricevuto il salario del lavoro compiuto, sotto pena della medesima ammenda.
  3. In ogni loggia nella quale i muratori sono ripartiti, si sceglierà ed eleggerà ogni anno un sorvegliante che abbia cura di questa loggia, e ciò col suffragio dei maestri delle logge e col consenso del loro Sorvegliante Generale, se è presente. Altrimenti lo si informerà che per l’annata è stato eletto un sorvegliante, affinché gli possa inviare le sue direttive.
  1. Nessun maestro prenderà più di tre apprendisti in vita sua, se non col consenso speciale di tutti i sorveglianti, diaconi e maestri della contea ove abita l’apprendista che vuol prendere in più.
  2. Nessun maestro prenderà o si legherà un apprendista per meno di sette anni, e di più non gli sarà permesso fare di questo apprendista un fratello e compagno del mestiere se questi non avrà servito altri sette anni dopo la fine del suo apprendistato, salvo dispensa speciale accordata dai sorveglianti, diaconi e maestri riuniti per giudicarne, e dopo che si siano sufficientemente provati il valore, la qualificazione e l’abilità di colui che desidera essere fatto compagno del mestiere; questo sotto pena di quaranta lire, da far ricadere su colui che sarà stato fatto compagno del mestiere contravvenendo a questa ordinanza, senza pregiudizio delle pene che gli potranno essere inflitte dalla loggia alla quale appartiene.
  3. Non sarà permesso ad alcun maestro di vendere il suo apprendista a un altro maestro, né di liberarsi con una somma di denaro dagli anni di apprendistato che deve all’apprendista stesso, sotto pena di un’ammenda di quaranta lire.
  4. Nessun maestro riceverà un apprendista senza informarne il sorvegliante della loggia alla quale appartiene, in modo che il nome dell’apprendista e il giorno della sua ricezione possano essere debitamente registrati.
  5. Nessun apprendista sarà introdotto senza che sia rispettata la medesima regola, come dire che la sua introduzione sarà registrata.
  6. Nessun maestro o compagno del mestiere sarà ricevuto o ammesso, se non alla presenza di sei maestri e di due apprendisti introdotti, il sorvegliante della loggia essendo uno dei sei; il giorno della ricezione di detto compagno del mestiere o maestro sarà debitamente registrato, e il suo nome e il suo marchio saranno iscritti nel libro coi nomi dei sei che l’hanno ammesso e quelli degli apprendisti introdotti; i nomi degli istruttori che si devono scegliere per ciascun recipiendario daranno ugualmente iscritti nel libro. Tutto ciò a condizione che nessun uomo sia ammesso senza che si sia esaminata e sufficientemente provata la sua abilità e il suo valore nel mestiere al quale è chiamato.
  1. Nessun maestro lavorerà ad alcuna opera di muratoria sotto l’autorità o la direzione di un altro uomo del mestiere avendo preso in carico un’opera di muratoria.
  2. Nessun maestro o compagno del mestiere accoglierà un cowan (muratore a secco) per lavorare con lui, né lascerà che alcuno dei suoi aiutanti lavori con dei cowans, sotto pena di un’ammenda di venti lire ogni volta che qualcuno contravverrà a questa regola.
  3. Non sarà permesso a un apprendista introdotto di intraprendere per un proprietario un lavoro o un’opera di un valore superiore alle dieci lire, sotto pena di un’ammenda di venti lire, e dopo aver eseguito questo lavoro non ne intraprenderà altri senza il permesso dei maestri o del sorvegliante del circondario.
  4. Se qualche contestazione, litigio o dissenso nasce fra dei maestri, degli aiutanti o degli apprendisti introdotti, che le parti convengano e facciano conoscere la causa del loro litigio ai sorveglianti e ai diaconi della loro loggia entro il termine delle ventiquattro ore, sotto pena di un’ammenda di dieci lire, di modo che possano essere riconciliati e messi d’accordo e che le loro contese possano essere appianate dai sorveglianti, diaconi e maestri. Se avviene che una delle parti si intestardisce e si ostina, saranno esclusi dai privilegi della loro loggia e non sarà più permesso loro di lavorarvi finché non verranno a resipiscenza davanti ai sorveglianti, ai diaconi e ai maestri, come si è detto.
  1. Tutti i maestri, imprenditori d’opere, veglieranno a che le impalcature e le passerelle siano solidamente installate e disposte, in modo che nessuna persona impiegata all’opera risulti ferita per la loro negligenza ed incuria, sotto pena di essere privati del diritto di lavorare come maestri incaricati di opere, e di essere condannati per il resto dei loro giorni a lavorare sotto gli ordini di un altro maestro principale incaricato di opera.
  2. Nessun maestro accoglierà o impiegherà l’apprendista o l’aiutante di un altro maestro, che sia fuggito dal servizio di questo maestro o se l’ha accolto, non lo terrà con sé quando sarà informato della sua situazione, sotto pena di un’ammenda di quaranta lire.
  3. Tutte le persone appartenenti al mestiere di muratore si riuniranno a tempo e luogo debitamente annunciati, sotto pena di un’ammenda di dieci lire.
  4. Tutti i maestri che saranno stati convocati ad una assemblea o riunione presteranno il giuramento solenne di niente nascondere o dissimulare delle colpe o mancanze che avranno potuto commettere gli uni verso gli altri; né delle colpe o mancanze che sapranno che tal uomo del mestiere abbia potuto commettere verso i proprietari delle opere delle quali sono incaricati, sotto pena di una ammenda di dieci lire da imporre su coloro che avranno dissimulato tali colpe.
  1. Si ordina che tutte le ammende previste qui sopra siano imposte sui delinquenti e contravventori a queste ordinanze dai sorveglianti, diaconi e maestri delle logge ai quali appartengono i colpevoli, e che il ricavato sia destinato ad un uso pio secondo l’avviso e la coscienza delle persone suddette. E al fine che queste ordinanze siano eseguite ed osservate quali esse sono state emanate, tutti i maestri riuniti nel giorno precedentemente indicato si impegnano e si obbligano ad obbedir loro fedelmente. Per questa ragione il loro Sorvegliante Generale ha chiesto la loro sottoscrizione autografa, al fine che una copia autentica ne sia inviata a ciascuna loggia particolare di questo regno.

 

William Shaw, Maestro delle Opere

L’articolo è contenuto nel numero di agosto/settembre 2025 della nostra rivista Alla Ricerca del Sé. Scarica tutto il numero.

DESCRIZIONE ARTICOLO:

Vorrei mettere un punto che reputo importante: nei Riti Egizi, la vita dell’iniziato oscilla tra due poli, materia e spirito, bene e male, gioia e dolore. Tutto il percorso dell’iniziazione deve condurci (a seconda della specifica via: maschile o femminile) dalla Luna al Sole o viceversa, ma soprattutto dalla materia all’essenza divina.

CATEGORIE:

Attorno all’Ara dei Giuramenti, nel cuore del Tempio, sono disposti strumenti simbolici che rappresentano tappe e funzioni del lavoro interiore. Ogni attrezzo muratorio richiama un’azione da compiere su sé stessi, nel percorso di trasformazione spirituale.
Il Filo a Piombo orienta verso l’equilibrio interiore: invita a calarsi nel proprio asse verticale per discernere ciò che è saldo da ciò che è instabile, essenziale per ogni cammino iniziatico.
Il Mazzuolo rappresenta la forza volontaria, la spinta risoluta che segue una scelta consapevole e virtuosa.
Lo Scalpello simboleggia il discernimento e la precisione: senza di esso, ogni colpo rischia di essere cieco, danneggiando invece di perfezionare.
La Livella esorta a costruire con misura, portando armonia tra le parti, sia interiori che esteriori. È lo strumento dell’equilibrio raggiunto.
Il Regolo permette di valutare proporzioni, coerenza, giustizia. Invita a confrontare la propria opera con un modello superiore di ordine.
La Leva allude all’azione ponderata: forza che muove ciò che è pesante, ma solo se guidata dalla coscienza e da un punto di appoggio ben compreso.
La Cazzuola è simbolo della volontà costruttiva in chiave altruistica: unisce, armonizza, cementa legami su basi spirituali.
La Pietra Grezza, posata a terra, rappresenta l’uomo nella sua condizione naturale, ancora da lavorare, dominato da istinti e automatismi (Nefesh).
La Pietra Cubica a punta, scolpita e orientata, simboleggia l’iniziato che ha compiuto un cammino reale, innalzando la propria anima verso Neshamah, la coscienza superiore.

Al centro dell’Ara dei Giuramenti viene deposto il Libro della Legge Sacra, aperto sul Vangelo di San Giovanni. È il punto focale della cerimonia in cui si compie il Mistero del Rito Sacrificale: rappresenta il Verbo Divino e le leggi ineffabili della Creazione, che l’iniziato è chiamato a intuire e, per quanto possibile, comprendere.
Sopra di esso si collocano, incrociati, la Squadra e il Compasso: strumenti fondamentali del Lavoro interiore.
La Squadra indica la necessità di precisione etica e coerenza: invita a misurare ogni pensiero, scelta, parola e azione, avviando l’immersione cosciente nella Nigredo, prima fase dell’Opera alchemica.
Il Compasso, simbolo della coscienza attiva, orienta la connessione tra cuore e mente. Serve a purificare la parte ricettiva dell’anima, rendendola degna di ricevere la Luce e permettendo allo Spirito di prevalere sull’Io materiale.

L’Ara del Giuramento, al centro del Tempio, ha forma quadrata, simboleggiando la stabilità e il mondo manifestato. Il rivestimento in tessuto azzurro, proprio del Grado di Apprendista, evoca il cielo originario e lo stato potenziale della Creazione.
Su di essa si compiono gli atti fondanti del Lavoro rituale: si prestano i giuramenti, si depone il Libro della Legge Sacra, sovrapposto dalla Squadra incrociata al Compasso, e si accendono le Luci della Menorah, il candelabro a sette bracci della Tradizione ebraica. Le sue fiamme possono essere lette in chiave cabalistica come le sette Sephirot inferiori, oppure associate ai sette giorni della Creazione, ai sette chakra o alle scale armoniche.

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