Alla Gloria del Supremo Artefice dei mondi

Nel testo dei rituali praticati nei nostri percorsi iniziatici femminili (ma anche in quelli maschili), una parte molto importante, essenziale e doverosa, è costituita dalle invocazioni che in vari momenti liturgici, sono rivolte, da parte di una Venerabile Maestra Agente, al Supremo Artefice dei mondi.

Questa Potenza Suprema che si invoca sotto nomi diversi, La si intuisce come origine creatrice dell’universo e conseguentemente come fondamento ordinatore di ogni cosa. Così, consapevoli dei nostri limiti soggettivi, cerchiamo di comprenderne quanto ci possa essere consentito, attraverso la ricerca della Verità, al fine di favorire l’evoluzione personale unitamente allo sviluppo della fratellanza/sorellanza.

In alcuni casi, le invocazioni racchiudono elementi allegorici tradizionali, atti a evidenziare anche molteplici valori, come quelli di forza, saggezza, bellezza, libertà e armonia, i quali possono contribuire alla formazione di un mondo migliore.

Di solito, il termine invocazione, utilizzato in ambito spirituale, designa una richiesta rivolta ad una Potenza divina superiore, invitandola a manifestarsi affinché presenziando, elargisca un aiuto o una protezione.

A seconda dei casi, per noi può essere equiparata anche ad una supplica o ad una preghiera.

Ad ogni modo, il termine, derivante dal latino in-vocare, «chiamare dentro», va distinto dall’evocazione (da ex-vocare, «chiamare fuori») tramite cui si tende a voler trasferire un’entità spirituale nel nostro piano di esistenza. L’invocazione si concentra sullo stabilire un rapporto spirituale interiore con l’entità chiamata, spesso attraverso preghiere, suppliche oppure spostandoci nel cosiddetto ambiente magico, anche tramite incantesimi specifici.

Si potrebbe sintetizzare il concetto d’invocazione, come una sintesi di almeno tre attività combinate:

  • La preghiera (purezza di pensiero, intuizione);
  • La meditazione (la mente silenziosa e aperta);
  • L’affermazione (volontà attiva).

Questa sintesi operativa dona potere all’invocazione.

È un invito a qualcosa di spiritualmente più alto, un grido di aiuto o di intervento.

Lo stesso vale per la preghiera, ma c’è una differenza importante tra le due. La prima sembrerebbe aver origine dal cuore e di conseguenza potrebbe riassumerne molteplici livelli di coscienza. L’invocazione, d’altra parte, sarebbe un’azione mentale interna che comprenderebbe e combinerebbe l’uso di tutte le personali funzioni. Si tratterebbe di una attività simultanea non solo della mente; ad esempio: (meditazione) la mente aperta e silenziosa, (la preghiera) i sentimenti e l’intuizione, (visualizzazione) l’immaginazione e la contemplazione, (affermazione) la volontà. Queste azioni, se attivate con coscienza e consapevolezza, donano all’invocazione un potere eccezionalmente più grande e più ricco di quanto possa corrispondere all’utilizzazione separata di ogni altra attività interna.

Ci si rivolge al Supremo Artefice dei mondi per chiedere un aiuto a “dissipare le tenebre” della mente, della sfera animica, per aiutarci a trovare la Luce e la reintegrazione del nostro essere spirituale.

La reintegrazione potrebbe essere intuita come una sorta di cammino di crescita interiore con lo scopo di raggiungere un differente e più elevato livello dello stato animico con conseguenze anche per un nuovo equilibrio tra corpo, mente e spirito, liberandosi dalle separazioni e portando alla luce la pienezza della propria interiorità attraverso la luce della consapevolezza.

Sarebbe opportuno non sottovalutare i veri, personali, intenti durante un’invocazione; l’animo dovrebbe presentarsi puro e scevro da fini puramente egoistici.

Si dice che tra suggestione ed invocazione ci sia un abisso per chi desidera progredire spiritualmente con un animo puro come quello di un fanciullo… ma per lo sciocco che non sa quello che chiede e perché lo chiede, è solo un piccolo salto.

Nei nostri dialoghi liturgici si chiede la protezione, la guida, da parte delle entità superiori affinché assistano durante l’esecuzione rituale e per supportare l’intenzione del praticante rivolta alla creazione dell’armonia nel mondo, inteso sia in senso cosmico che personale.

Forse si suppone erroneamente che “Grande Architetto dell’Universo – Supremo Artefice dei Mondi” sia stato creato dai massoni, ma in realtà potrebbe avere radici cristiane. Ad esempio, Giovanni Calvino, uno dei riformatori della Chiesa e figura importante del Protestantesimo, definì Dio come “Grande Architetto” o “Architetto dell’Universo”. Questa espressione fu poi adottata dal pastore calvinista James Anderson nelle sue Costituzioni massoniche del 1723.

L’acronimo AGDSADM che troviamo all’interno dei nostri templi, può essere immaginato anche come sintesi di un principio regolatore, espresso con varie definizioni: Dio, Spirito, Essere Supremo, Intelligenza, Mente, Energia, Natura; tutte caratterizzate da un valore di spiritualità.

Le interpretazioni di questo concetto si sono evolute ed anche differenziate nel tempo. In particolare, nei secoli XVII e XVIII, in vari ambiti sociali e culturali, si è passati da una concezione puramente religiosa, identificandolo esclusivamente con Dio, a una visione deistica (dal latino: deus) la cui filosofia tendeva ad una religiosità razionalista (a volte decisamente anticlericale), che sosteneva (e ancora oggi in molti casi sostiene) l’esistenza di un Dio, Essere Supremo, ordinatore, ma esterno al mondo, con caratteri di “religione naturale”. Questo, in nome di quell’univocità della ragione sentita, in particolare nell’ottica dell’Illuminismo, come probabile, unico, elemento in grado di unire in fratellanza tutti gli esseri umani.

Così, in quest’ultimo caso, se si riconosce un Dio creatore e ordinatore dell’universo, però si rifiuta la rivelazione soprannaturale e le autorità religiose, preferendo la ragione per elaborare una “religione naturale”. Dio, in questa prospettiva, non interverrebbe nelle vicende del mondo.   

Rimanendo nell’ambito massonico è indispensabile precisare, prima di procedere, che le Obbedienze sono veramente molte e conseguentemente sono molteplici, differenti (poco o tanto), i punti di vista rispetto a cosa possa essere una divinità o se esista veramente.

In alcuni casi, il Grande Artefice potrebbe rappresentare: l’Amore Fraterno, l’Armonia Universale con vari significati che emergerebbero dall’intuizione individuale. Ne conseguirebbe la possibilità di azzardare che da quel punto di vista, possa costituire una metafora della potenzialità divina innata in ogni persona, e così un’invocazione sarebbe un modo per connettersi con questa forza interiore.

Alcune Massonerie, pur dichiarando di non volersene occupare, spingono a differenza di altre, al dialogo fra le religioni, però senza volersi proporre come religione universale dove elementi di diverse tradizioni verrebbero combinati.

Nel caso della Gran Loggia Unita d’Inghilterra, il 21 giugno 1985, si è presa una posizione precisando: “La Massoneria non è una religione, né un sostituto della religione. Essa richiede ai suoi adepti di credere in un Essere Supremo del quale, tuttavia, non offre una propria dottrina di fede. La Massoneria è aperta agli uomini di tutte le fedi religiose. Nei lavori di Loggia è vietato discutere di religione”.

Per quanto ci riguarda, tendiamo a “credere” nell’Ente che chiamiamo Supremo Artefice dei mondi e che invochiamo in apertura e chiusura dei nostri sacri lavori” affinché ci guidi e protegga.

Come metodo filosofico, ci proponiamo un perfezionamento della persona, operando anche su molteplici piani, però solo secondo quanto prevedono i nostri metodi.  

Un percorso iniziatico come il nostro, invita (maschi e femmine, ognuno nel proprio ambito) a intuire e credere in un principio divino, lasciando ad ogni singolo soggetto la possibilità di comprenderne qualche cosa.

Così, non si giudica se una religione sia migliore di un’altra, ma le si rispetta tutte allo stesso modo, lasciando ognuno libero di considerare la propria scelta, probabilmente come la più vicina alla Verità.

L’articolo è contenuto nel numero di agosto/settembre 2025 della nostra rivista Alla Ricerca del Sé. Scarica tutto il numero.

DESCRIZIONE ARTICOLO:

L’acronimo AGDSADM che troviamo all’interno dei nostri templi, può essere immaginato anche come sintesi di un principio regolatore, espresso con varie definizioni: Dio, Spirito, Essere Supremo, Intelligenza, Mente, Energia, Natura; tutte caratterizzate da un valore di spiritualità.

CATEGORIE:

Attorno all’Ara dei Giuramenti, nel cuore del Tempio, sono disposti strumenti simbolici che rappresentano tappe e funzioni del lavoro interiore. Ogni attrezzo muratorio richiama un’azione da compiere su sé stessi, nel percorso di trasformazione spirituale.
Il Filo a Piombo orienta verso l’equilibrio interiore: invita a calarsi nel proprio asse verticale per discernere ciò che è saldo da ciò che è instabile, essenziale per ogni cammino iniziatico.
Il Mazzuolo rappresenta la forza volontaria, la spinta risoluta che segue una scelta consapevole e virtuosa.
Lo Scalpello simboleggia il discernimento e la precisione: senza di esso, ogni colpo rischia di essere cieco, danneggiando invece di perfezionare.
La Livella esorta a costruire con misura, portando armonia tra le parti, sia interiori che esteriori. È lo strumento dell’equilibrio raggiunto.
Il Regolo permette di valutare proporzioni, coerenza, giustizia. Invita a confrontare la propria opera con un modello superiore di ordine.
La Leva allude all’azione ponderata: forza che muove ciò che è pesante, ma solo se guidata dalla coscienza e da un punto di appoggio ben compreso.
La Cazzuola è simbolo della volontà costruttiva in chiave altruistica: unisce, armonizza, cementa legami su basi spirituali.
La Pietra Grezza, posata a terra, rappresenta l’uomo nella sua condizione naturale, ancora da lavorare, dominato da istinti e automatismi (Nefesh).
La Pietra Cubica a punta, scolpita e orientata, simboleggia l’iniziato che ha compiuto un cammino reale, innalzando la propria anima verso Neshamah, la coscienza superiore.

Al centro dell’Ara dei Giuramenti viene deposto il Libro della Legge Sacra, aperto sul Vangelo di San Giovanni. È il punto focale della cerimonia in cui si compie il Mistero del Rito Sacrificale: rappresenta il Verbo Divino e le leggi ineffabili della Creazione, che l’iniziato è chiamato a intuire e, per quanto possibile, comprendere.
Sopra di esso si collocano, incrociati, la Squadra e il Compasso: strumenti fondamentali del Lavoro interiore.
La Squadra indica la necessità di precisione etica e coerenza: invita a misurare ogni pensiero, scelta, parola e azione, avviando l’immersione cosciente nella Nigredo, prima fase dell’Opera alchemica.
Il Compasso, simbolo della coscienza attiva, orienta la connessione tra cuore e mente. Serve a purificare la parte ricettiva dell’anima, rendendola degna di ricevere la Luce e permettendo allo Spirito di prevalere sull’Io materiale.

L’Ara del Giuramento, al centro del Tempio, ha forma quadrata, simboleggiando la stabilità e il mondo manifestato. Il rivestimento in tessuto azzurro, proprio del Grado di Apprendista, evoca il cielo originario e lo stato potenziale della Creazione.
Su di essa si compiono gli atti fondanti del Lavoro rituale: si prestano i giuramenti, si depone il Libro della Legge Sacra, sovrapposto dalla Squadra incrociata al Compasso, e si accendono le Luci della Menorah, il candelabro a sette bracci della Tradizione ebraica. Le sue fiamme possono essere lette in chiave cabalistica come le sette Sephirot inferiori, oppure associate ai sette giorni della Creazione, ai sette chakra o alle scale armoniche.

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