Da qualche tempo si è ricominciato a parlare della Terra piatta; meglio ancora: dei “terrapiattisti”, perché della Terra non interessa niente a nessuno, mentre sentirsi migliori di qualcun altro, dà piacere a chiunque. Tra le possibili motivazioni di questo strano revival, quella che mi sembra epidermicamente più plausibile, la ritrovo in una pubblicità divertente e rivelatrice, che conclude la scenetta con un “ti piace vincere facile, eh?”. Scegliersi un interlocutore, evidentemente o apparentemente ebete, dà buone garanzie di prevalere sulle sue argomentazioni; anche se non si è certi di fare una bella figura.
Ammettiamo pure che una diffusa causa per tanto impegno, sia il banale fatto che giornalisti e saggisti scrivendo ci vivono, e tutto fa brodo, ma mettersi a spiegare che la Terra è rotonda con le argomentazioni classiche dell’orizzonte arcuato, del cambio di visuale col salire una montagna, o il variare del cielo stellato e le osservazioni delle eclissi è davvero per bambini: è banalmente ovvio. Ed allora perché lo si fa? Per la mancanza di una visione che vada oltre le tre dimensioni apparenti della geometria dello spazio.
Si ricordano allora (sempre con il medesimo metro) le teorie dei tempi antichi che hanno sostenuto l’esistenza di regni e territori sotterranei, che sono andate a costituire le basi per luoghi concettuali, quali l’Ade della mitologia classica, i mondi della mitologia nordica, lo Sheol ebraico, l’inferno cristiano o l’Agarthi del teosofismo. Tutto ciò, come ipotetici veri territori oppure con immagini metaforiche per condizioni dello spirito: ad esempio, il mito della caverna di Platone.
Tra scienziati in travaglio per spiegare qualche anomalia nelle loro ricerche, romantici delusi dalle scoperte scientifiche e tecniche dell’Ottocento, oziosi e fantasiosi nobiluomini e qualche scrittore visionario e forse un po’ drogato o gravemente alcolizzato, negli ultimi secoli non sono mancati produttori di immagini e di mondi alternativi: paurosi o divertenti, comunque non senza una ragion d’essere. Personalmente, apprezzo piuttosto la teoria della terra cava, che almeno potrebbe indicare l’interiorità, ma se restiamo nella letteratura e nella temperie culturale, potrebbe anche bastare.
In tutto questo, però, ci hanno sguazzato anche molti cosiddetti esoteristi, primi fra tutti Bulwer-Lytton, madame Blavatsky, Steiner e dal 1960, con ‘Il mattino dei maghi” si sono aperte le cateratte in ogni direzione ed è inutile trattenere l’acqua con le mani: bisogna lasciare che il livello si abbassi per trovare un luogo asciutto, facendo attenzione a non ospitare sull’arca chi non è autorizzato a salire.
Alcune volonterose parti in causa, affermano che è giusto e che bisogna discutere con chi sostiene che, ad esempio, la Terra sia piatta, ma in base alle prove, quelle effettive, prodotte dal e col processo scientifico, e così via. Ma se, come è evidente, queste sciocchezze nascono dalla sfiducia (talvolta ben meritata) nel metodo accademico, non c’è nulla da discutere ma molto da riordinare e da ricostruire.
Alla radice c’è la pretesa che tutto corrisponda alla limitatezza del nostro povero mondo sensoriale, che la materia sia solida e non energetica, che ci siano il diritto e la capacità di studiare, descrivere e conoscere tutto; e che quello che non si comprende non esiste. È un fatto mentale che prescinde dall’intelligenza e talvolta dall’onestà: ci si muove in uno spazio di comodo; anche per questo motivo, fantasia, fantascienza, distopie e horror hanno con noi una familiarità a dir poco sospetta, ma purtroppo anche dei misteriosi legami con strati profondi della nostra coscienza individuale o collettiva.
Il pensiero illuminista di Kant era consapevole del fatto che il sonno della Ragione genera mostri, ma è non meno vero che quando la Ragione pretende di aver ragione, essi fanno veramente paura. La questione nasce dall’idea che la Ragione derivi e nasca dal nostro pensiero e che esso, reso esteticamente convincente, possa descrivere la verità; purtroppo, per bene che vada, è un’allegoria che la nasconde “sotto bella menzogna”. L’unico riscontro di qualche valore è una generale, intima coerenza nella visione del mondo, che non è mai un risultato analitico.
Torniamo comunque ai “terrapiattisti”, oggetti di impietoso pubblico dileggio da parte di “coloro che sanno”, con toni da bulli di scuola media contro il compagno minorato. Ma quale differenza realmente esiste tra i due pensieri? Tra chi crede di sapere perché glielo hanno insegnato alle elementari e chi, cercando un’alternativa, ha letto una sciocchezza su internet? Dov’è la costruzione di un pensiero che si possa affermare che “è mio”?
Perché bisogna riconoscere che molto, quasi tutto, di ciò che vorremmo “scientificamente” conoscere, è fuori dalla nostra portata, mentre una visione modesta, onesta e curiosa di tutto, è sempre disponibile. Potremmo chiederci perché uno che crede che la terra sia piatta sia più stupido o più presuntuoso di chi crede all’industria farmaceutica o alla filantropia finanziaria, a Scientology o a Charles Manson, o più semplicemente, a coloro che fingono di essere “la politica”, o ai rissosi giornalisti da talk-show sul divano che non si presentano nemmeno più come informazione.
Dov’è la parte attiva di ricerca, analisi, confronto e costruzione? È soltanto una “fede” d’accatto, buona oggi e da sostituire domani, non perché si è raggiunta una più scomoda ma convincente verità, bensì per usufruire di un’ulteriore via di fuga dalla responsabilità verso sé stessi. Meno di un’opinione infondata, ma portata avanti ferocemente per un tratto di strada. Nel nostro ambito, dove ci sono continui rimandi agli immortali principi, alla ragione ed alla verità, dovrebbe essere chiaro che una nuova perniciosa religiosità si è formata nel pensiero comune, servita da un nuovo clero, cha ha soppiantato, quale forma estrema del materialismo, la tanto esecrata cattolicità.
Chi, nonostante tutto, non lo vedesse ancora, faccia attenzione al principale sintomo di ogni falsa verità che diventa devozione: l’intolleranza del pensiero libero; perché se lo pratichiamo (come dovremmo) siamo nel mirino. In quest’ottica, come segno dei tempi, anche la ridicola problematica della Terra piatta, piuttosto che cubica o cava, assume un suo significato contingente e per certi aspetti, universale.
La Terra è piatta a immagine della bidimensionalità del nostro pensiero, della volontà diffusa e generalizzata che la realtà sia quella attuale ed osservabile e soprattutto senza aspirazioni verso l’alto; già inserirla in una prospettiva temporale, risulta sgradito o inaccettabile a molti miopi ma convinti osservatori; così, mentre le cose rapidamente si modificano, si danno per reali ed esaustive delle immagini stereotipate di categorie del passato, si considerano adeguate delle “scatole mentali” che servono a tranquillizzare con la loro categoricità, ma di cui, in effetti, altri tengono le chiavi.
Ma, chi ha questa visione del mondo, per favore, non parli di libertà in riferimento al pensiero, all’uomo o alla muratoria.
L’articolo è contenuto nel numero di Dicembre 2025 della nostra rivista Alla Ricerca del Sé. Scarica tutto il numero.
Tra scienziati in travaglio per spiegare qualche anomalia nelle loro ricerche, romantici delusi dalle scoperte scientifiche e tecniche dell’Ottocento, oziosi e fantasiosi nobiluomini e qualche scrittore visionario e forse un po’ drogato o gravemente alcolizzato, negli ultimi secoli non sono mancati produttori di immagini e di mondi alternativi: paurosi o divertenti, comunque non senza una ragion d’essere.
Attorno all’Ara dei Giuramenti, nel cuore del Tempio, sono disposti strumenti simbolici che rappresentano tappe e funzioni del lavoro interiore. Ogni attrezzo muratorio richiama un’azione da compiere su sé stessi, nel percorso di trasformazione spirituale.
• Il Filo a Piombo orienta verso l’equilibrio interiore: invita a calarsi nel proprio asse verticale per discernere ciò che è saldo da ciò che è instabile, essenziale per ogni cammino iniziatico.
• Il Mazzuolo rappresenta la forza volontaria, la spinta risoluta che segue una scelta consapevole e virtuosa.
• Lo Scalpello simboleggia il discernimento e la precisione: senza di esso, ogni colpo rischia di essere cieco, danneggiando invece di perfezionare.
• La Livella esorta a costruire con misura, portando armonia tra le parti, sia interiori che esteriori. È lo strumento dell’equilibrio raggiunto.
• Il Regolo permette di valutare proporzioni, coerenza, giustizia. Invita a confrontare la propria opera con un modello superiore di ordine.
• La Leva allude all’azione ponderata: forza che muove ciò che è pesante, ma solo se guidata dalla coscienza e da un punto di appoggio ben compreso.
• La Cazzuola è simbolo della volontà costruttiva in chiave altruistica: unisce, armonizza, cementa legami su basi spirituali.
• La Pietra Grezza, posata a terra, rappresenta l’uomo nella sua condizione naturale, ancora da lavorare, dominato da istinti e automatismi (Nefesh).
• La Pietra Cubica a punta, scolpita e orientata, simboleggia l’iniziato che ha compiuto un cammino reale, innalzando la propria anima verso Neshamah, la coscienza superiore.
L’Ara del Giuramento, al centro del Tempio, ha forma quadrata, simboleggiando la stabilità e il mondo manifestato. Il rivestimento in tessuto azzurro, proprio del Grado di Apprendista, evoca il cielo originario e lo stato potenziale della Creazione.
Su di essa si compiono gli atti fondanti del Lavoro rituale: si prestano i giuramenti, si depone il Libro della Legge Sacra, sovrapposto dalla Squadra incrociata al Compasso, e si accendono le Luci della Menorah, il candelabro a sette bracci della Tradizione ebraica. Le sue fiamme possono essere lette in chiave cabalistica come le sette Sephirot inferiori, oppure associate ai sette giorni della Creazione, ai sette chakra o alle scale armoniche.
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