Probabilmente negli ultimi mesi, non pochi soggetti (non solo tra i “profani”) possono aver subito sensazioni affatto piacevoli, caratterizzate da incertezze più o meno depressive, riguardanti situazioni sia personali, che generali.
D’altronde, coloro che tra noi si sono dedicati agli studi di astrologia, avevano notato, sin dall’estate, che anche la situazione planetaria a partire dall’equinozio autunnale, sembrava illustrare in tal senso per tutti, le possibili influenze sulle caratteristiche esistenziali, per lo meno nello spazio temporale di un trimestre.
L’insicurezza è una condizione emotiva di cui molte persone normalmente fanno esperienza. È caratterizzata da dubbi persistenti su sé stessi, sulle proprie capacità e sulle decisioni da prendere. A volte può manifestarsi come un ansioso timore del giudizio altrui, procurando ansia, senso di inadeguatezza e preoccupazione di fallire.
Ovviamente può derivare da esperienze passate, da eventuale bassa autostima e anche a seguito di costanti interazioni sgradevoli con gli altri.
Di solito si manifesta, per lo più, con una sensazione di turbamento e di dubbi riguardanti ciò che si pensa e si compie, con la paura di prendere decisioni sbagliate.
Questa impressione, che in alcuni casi potrebbe essere anche utile per mettere in pratica le scelte migliori, è frequentemente legata a situazioni temporanee e abbastanza definite per importanza soggettiva, le quali hanno il potere di mettere in discussione la persona coinvolta.
Non è auspicabile subirla allorché diventi una caratteristica della personalità con emozioni persistenti nel tempo, riguardanti molteplici sfere esistenziali, senza collegamenti con circostanze specifiche.
Ad ogni modo, spostando l’attenzione nell’ambito dei percorsi spirituali, è interessante notare come in occasione di possibili accoglienze in alcuni di quelli iniziatici, un postulante venga sottoposto subito a stimoli che esplorino il suo equilibrio emotivo e le reali convinzioni che lo abbiano portato a “bussare” a determinate porte.
Mi riferisco ad esempio, alla tipica situazione rituale massonica (abbastanza simile in ogni Obbedienza/Rito) dove in ambienti poco illuminati e/o senza l’utilizzazione della vista limitata da veli o bende, si incontrano personaggi che si devono presentare in modo da suscitare un certo timore. Poi alcune scritte presenti in quelle stanze per lo più note come “gabinetti delle riflessioni”, possono contribuire ad aumentare l’impatto emotivo.
In questi casi, si tende a provocare il dubbio sulle personali capacità, al fine di costringere il soggetto lasciato opportunamente solo (maschio o femmina, a seconda dei percorsi), a dialogare con la propria coscienza. Sarà per lui importante riuscirci per cercare di armonizzarsi correttamente con ciò che poi dovrà accadere e che avrà la possibilità di fare aumentare le perplessità.
Tornando alla situazione comune a tutti (quindi anche a quella degli iniziati), in questi tempi, sarà opportuno notare il dilagare generale di una forma di abbassamento dell’autostima. In alcuni casi si potrebbe proprio descrivere come un forte senso di fallimento. Il timore di non essere in grado di fare le cose nel modo migliore, si manifesterebbe con sensazioni sempre più intense. Potrebbe associarsi anche a quello di pensare di non riuscire a farsi volere bene dalle altre persone. Ciò si esprimerebbe con diversi tipi di comportamento che, a seconda dei casi, potrebbe condizionare in modo affatto positivo la vita di una persona.
Ancora una volta non sarebbe affatto inutile per chi ne prendesse consapevolezza, un tentativo di rivisitare cosa e come stia pensando, cosa stia dicendo e soprattutto cosa stia facendo. Però, per riuscire a dialogare sinceramente, in modo efficace con la propria coscienza, dovrà districarsi dai condizionamenti emotivi e passionali.
Chiunque per molteplici motivi, nonostante il tempo trascorso a tentare di camminare correttamente sul percorso scelto, potrebbe ritrovarsi afflitto da una sorta di ansia sociale. Per esempio, a causa dell’insicurezza eviterebbe di rivolgersi agli altri in modo sereno, spontaneo e accattivante (non solo a Fratelli e/o a Sorelle). Questo anche se avesse un forte desiderio di allacciare nuovi rapporti. Conseguentemente, si ritroverebbe a constatare progressivamente una riduzione delle personali relazioni non solo pubbliche, con ripercussione in aumento del senso di insicurezza e di inferiorità, dando forse vita anche a stati depressivi.
Alcune conseguenze in un settore di ricerca spirituale come il nostro, si potrebbero manifestare caratterizzandosi attraverso una sorta di disaffezione riguardante la partecipazione ai Lavori programmati oppure anche nella difficoltà di riuscire ad essere nelle condizioni di armonia mentale, libera da emotività passionale, così come è prevista dal nostro metodo. In tal modo, a causa dell’ansia di esprimere qualche cosa in funzione di un personale presunto ruolo, si compirebbero atti anomali, sbagliati e si pronuncerebbero frasi manieristiche, scoordinate, oggettivamente inutili, se non addirittura dannose anche per chi le pronunciasse; ciò, lo farebbe sentire frustrato anche per non essere stato in grado di uscire da uno stato emotivo anomalo che lo porterebbe a mostrare un’immagine di sé poco bella per gli altri.
Questo tipo di comportamento insicuro comporta il rischio di ritrovarsi nelle condizioni psico-fisiche decisamente inadatte per tentare di mettere in pratica il nostro metodo ma purtroppo anche, prima o poi, di avere inevitabili ripercussioni sul personale stato di salute.
Essere immersi in queste situazioni, porta probabilmente a compiere scelte che non corrispondono esattamente ai personali desideri originali. Così, non di rado, si potrebbe giungere a situazioni in cui non si riuscirebbe a prendere alcun tipo di decisione, senza chiedere suggerimenti e aiuto ad altri, sentendosi infatti in difficoltà ad organizzare la propria giornata.
Proviamo a pensare alla situazione problematica che potrebbe riguardare un nostro Maestro, il quale pur trovandosi in tali condizioni psico-fisiche (infatti può accadere a tutti, se ci si distrae per troppo tempo), dovesse suggerire ad un adepto (con piena cosciente consapevolezza che in quel momento non ha), tramite il nostro metodo operativo, come intuire e poi auspicabilmente comprendere ciò che ad esempio, sottintende le allegorie riguardanti i viaggi rituali durante l’accoglienza di un Apprendista. Stesso discorso potrebbe valere, sempre ad esempio, per una Maestra della via femminile, in merito ai dialoghi/interrogazioni riguardanti le virtù.
È probabile che un inevitabile senso di inadeguatezza possa portare chiunque (quindi anche un Maestro o una Maestra; figuriamoci poi nel caso di un semplice Apprendista) a scivolare in una sempre maggiore insicurezza e a proiettarsi anche verso forme di introversione non solo estemporanee, soprattutto se c’erano anche delle predisposizioni a tutto questo, esistenti sin dalla nascita; ad ogni modo, ancora una volta lo studio dell’astrologia si svelerebbe per tutti un utilissimo e straordinario supporto per capire anche in quali influenze ci si trovi temporaneamente immersi. Non a caso le liturgie di alcune nostre camere ne fanno cenno.
D’altronde, questi stati mentali evidenziano un corredo emozionale che potrebbe indurre chi li stia sperimentando, a interrogarsi in vari modi, soprattutto sulla complessità che di solito si cela dietro alle apparenze più semplici; così, potrebbe trovare problematico l’adattamento al quel mondo che riesce a percepire come tutti, soggettivamente. Tale orientamento avrebbe possibili risvolti, sia negativi, che positivi.
Infatti, suppongo sia interessante ricordare che leggendo varie biografie di santi, scienziati, filosofi, scrittori, poeti, pittori, si potrebbe notare come non pochi tra loro avrebbero sperimentano anche qualche disagio psicologico, che però si sarebbe svelato ricco di potenzialità creative, ma non immune da rischi.
Questi ultimi potrebbero essere ricondotti anche verso un’apertura della mente sulle molteplici possibilità di esistere ma predisponendosi ad una continua tensione emozionale e intellettuale. Ciò potrebbe forse portare a confliggere all’interno dell’ambiente socio-culturale che si frequenta, con un’eventuale tendenza a essere sollecitati nella direzione di una “normalizzazione” forzata di una personalità introversa; quell’area sociale specifica potrebbe avere come riferimento dominante di base, un modello estroverso.
In qualche caso, soprattutto a seguito di particolari avvenimenti, alcuni soggetti potrebbero tendere a ripiegarsi in sé stessi, a interessarsi in modo prevalente, per un periodo più o meno lungo, del proprio mondo interiore. Questa non è da considerarsi necessariamente una debolezza; infatti, se la tendenza fosse affrontata in modo armonico, ci si ritroverebbe avvantaggiati nell’indagare la propria interiorità (ricordiamo sempre il motto ermetico: V.I.T.R.I.O.L.). Poi si potrebbe riprendere a guardare l’ambiente in cui si esiste, ovviamente mantenendo un confronto con il personale mondo interno, il quale si potrebbe immaginare come “sede” di quell’identità che analizzerebbe i dati esterni dando loro significati soggettivi.
Se all’interno di una struttura iniziatica alcuni soggetti avessero una forte predisposizione alla riflessione, dovrebbero essere però coscienti della personale tendenza ad isolarsi. Ciò potrebbe svelarsi problematico, se la metodologia prevista prevedesse attività corali. Infatti, nonostante i desideri di elevazione spirituale e la consapevolezza dei personali doveri nei confronti dei componenti l’eventuale gruppo, si ritroverebbero sempre più carenti rispetto a provare necessità di avvicinarsi e di interagire con gli altri.
La tendenza a incedere solitari, potrebbe portare inoltre a sentirsi estranei con poche possibilità di sviluppare interesse per il prossimo anche se, come conseguenza, si potrebbe manifestare un’interessante e particolare indipendenza rispetto alle opinioni, alle abitudini e ai giudizi altrui.
Ne conseguirebbe che l’eventuale introversione non sarebbe così da considerare sempre come una condizione univocamente problematica; infatti, possiederebbe anche aspetti positivi. Come già accennato, porterebbe un soggetto a interrogarsi su sé stesso, sugli altri e sul mondo, a porsi problemi per tutta la vita, cercando di risolverli raggiungendo livelli sempre più elevati di consapevolezza e di comprensione della realtà. Questa capacità oggettivamente positiva, talvolta, se non opportunamente compresa e gestita, può essere avvertita come un disagio da alcuni introversi, che la sentono come un peso; ciò tenderebbe a far vivere sensazioni di malessere provando anche un senso di inferiorità rispetto agli altri. In tal caso, per alcuni si potrebbe sviluppare un atteggiamento fortemente autocritico, ma allo stesso tempo anche un sentimento di frustrazione. In altre situazioni, non sarebbe raro che l’introversione porti a provare disprezzo nei confronti delle persone che dimostrano superficialità e scarsa sensibilità.
Ad ogni modo, i suggerimenti alla naturale riflessione, tipici del nostro metodo iniziatico, tradizionale, non vanno confusi con le esperienze comuni a molti i quali rimangono immersi prevalentemente nelle esigenze quotidiane materiali, a causa delle quali mantengono caratteristiche di introversione e di insicurezza cronica.
Infatti seguendo correttamente i suggerimenti, non viene mai sprecata la propria potenzialità intellettiva concentrandosi sulla propria interiorità e rielaborando anche i ricordi delle esperienze vissute.
Le intuizioni che si presentano a seguito delle analisi interiori, sono qualche cosa che potrebbe svilupparsi in senso spirituale, evolutivo. Occorre però prestare attenzione perché se si trattasse di conseguenze ad osservazioni abbastanza superficiali, in alcuni casi tenderebbero a portare l’individuo a immaginare un mondo nel quale gli esseri umani potrebbero, dovrebbero, essere amabili e corretti; è un’immagine ipotetica che si scontra però nella maggior parte dei casi con la realtà, la quale, al contrario, potrebbe favorire in merito a ciò che si pensa, si dice, si opera, l’insorgere di predisposizioni oltre che all’introversione anche alla depressione più o meno grave con problematiche anche importanti, sia per sé stessi, che per gli altri. È un problema che può evidenziarsi in molteplici tipi di personalità ed intelligenza. Ad esempio vari filosofi come: Friedrich Nietzsche e Arthur Schopenhauer, secondo quanto riportano le note storiche, ne erano probabilmente afflitti e le loro opere evidenziano spesso questo turbamento interiore.
Quindi non sarà inutile ricordare che la metodologia desumibile dai testi liturgici del nostro Rito, tende a suggerire di ricercare e auspicabilmente di ritrovare la propria essenza spirituale, come base indispensabile per tentare d’intuire l’esistenza del Divino Autore del nostro Essere, per rendergli quindi omaggio in modo sereno, gioioso e un poco alla volta, per rendersi sempre più liberi dalle comuni insicurezze e introversioni. Questo, avendo cura di essere consapevolmente coscienti del tempo e del luogo in cui si vive.
Infatti, nel cercare di perseguire un miglioramento spirituale, attraverso un sistema tradizionale di allegorie e di simboli, il nostro metodo tende anche al rafforzamento del carattere di ogni singolo adepto, in funzione dell’obiettivo rivolto a migliorare l’intera Fratellanza umana, con il tempo necessario ad ognuno tramite la catena delle trasmissioni.
Sarà opportuno precisare che ciò deriva da quanto è stato messo a punto tra noi nel 2014 a disposizione di tutti gli uomini liberi, desiderosi di elevarsi con il proprio lavoro interiore verso i piani superiori dello Spirito, secondo il metodo tradizionale custodito dal Rito, a prescindere dalla provenienza o dal culto religioso professato. Questo, con pieno rispetto delle origini rituali e filosofiche fissate nel 1945 dall’allora Gran Hyerophante Marco Egidio Allegri e dai componenti del Tempio Mistico, sulla scorta di ciò che già esisteva nell’Ordine di Misraïm del 1867 e nel Rito di Memphis del 1921.
Chiunque tenti di camminare sulla nostra via, avrà notato che per incedere correttamente, poco importano gli estetismi più o meno vistosi della veste grafica riguardante gli scritti o del lessico utilizzato dagli adepti anche durante i Lavori. Per noi, le cose particolarmente importanti possono essere rappresentate dalla consapevolezza della nostra regolarità, della legittimità e dalla correttezza delle nostre operazioni iniziatiche, ma soprattutto dal desiderio di ritrovare in tutto quello che pensiamo, diciamo ed operiamo quotidianamente, un chiaro riscontro armonico con la nostra coscienza.
Come dovrebbe essere noto, ciò che si suggerisce sulla nostra via, riguarda un auspicabile tentativo di rigenerazione spirituale, che ovviamente è intimo ed esclusivo di ognuno. Riguarda una possibile, ma non “scontata”, realizzazione interiore a cui non si può pervenire limitandosi solamente a “subire” iniziazioni o approfondendo esclusivamente la cultura letteraria. Sarebbe bene ricordarselo continuamente.
Ad ogni modo, tornando alle sensazioni affatto piacevoli, caratterizzate da incertezze più o meno depressive, accennate all’inizio di questa dissertazione, suppongo possa svelarsi interessante individuarle soprattutto se non si abbiano collegamenti con precedenti traumi psichici ma riguardino solo il senso della quotidianità che si stia vivendo.
Di solito, tali emozioni si manifestano quando un soggetto avverte sfuggirgli il raggiungimento dei personali obiettivi e la realizzazione di ciò che potrebbero rappresentare alcune tra le aspirazioni più importanti. Nel caso di un “iniziato”, potrebbero riguardare anche i desideri non soddisfatti di un contatto e di una interazione con un ipotetico ambito metafisico.
Non si tratterebbe di una forma di depressione causata da fenomeni patologici organici o di tipo psicologico; deriverebbe da una più o meno chiara presa di coscienza di elementi concreti ma anche sentimentali della propria realtà esistenziale, tanto da condurre a una modalità di vita non certo piacevole, se in quella si sperimentano emozioni come: ansia, malinconia, senso di colpa, ecc.
Non di rado, il tutto potrebbe configurarsi anche come una sorta di malinconia, cioè quell’emozione che sarebbe caratterizzata da un frequente senso di scoramento e di impotenza, che si concretizzerebbe in una tristezza di fondo, per lo più inconsapevole, che si cristallizzerebbe in uno stato d’animo costante.
All’interno di un percorso spirituale, occorre ricordarsi che il corpo, la materia, sono comunque condizionanti e quindi che nessuno è immune, almeno in parte, da quelle esigenze che sono derivate dalla struttura fisica immersa anche nel sociale; questo, fino a quando un eventuale processo evolutivo non sarà iniziato e progredirà con un certo successo.
Per tali motivi si suggerisce spesso di prestare attenzione a come si percepisce il tempo. Se si prestasse prevalentemente attenzione ai ricordi o ai progetti futuri, si vivrebbe fuori dal tempo, avendo difficoltà a focalizzare qualsiasi cosa nel presente.
Il nostro metodo favorisce un approccio utile e interessante a queste problematiche suggerendo varie tipologie di meditazioni strutturate, unitamente a possibili analisi delle influenze estemporanee, interagenti con le predisposizioni natali che, per chi si fosse addentrato negli studi specifici, si potrebbero desumere dalle indagini tecniche, astrologiche.
Infatti, in tal modo con questi strumenti, e seguendo anche lo schema di cammino desumibile dalle liturgie, ognuno avrebbe la possibilità di visitare, intuire, comprendere, ciò che si possa nascondere nella personale interiorità, osservando in modo assertivo: le emozioni, i pensieri, le fantasie che hanno caratterizzato e che ancora permeano le sue immaginazioni, i suoi modi di essere che non si identificano nella superfice degli stessi ma nei significati che si esprimono in ogni singolo comportamento.
Concludendo, per ora, sarà utile tenere presente che se si fosse in grado di rettificare interiormente, in modo corretto, ciò che lo necessita, è probabile che non si subirebbero più le conseguenze derivate da insicurezza, introversione e depressione ma si sarebbe in grado di diventare consapevolmente coscienti di quell’essenza da cui si potrebbe partire per un auspicabile viaggio di reintegrazione spirituale in direzione del Supremo Artefice.
Però, ribadisco ancora una volta ciò che ho comunicato più volte in modo più o meno esplicito, ovvero che il nostro metodo contempla soprattutto l’esigenza di partecipare “attivamente” alle cerimonie rituali.
Infatti, è solo attraverso i momenti rituali, teurgici (invocazioni, evocazioni, catene fraterne, preghiere, ecc.) che ogni altra cosa (compresi studi e meditazioni) trova compimento nel nostro ambito. Per questo, la corretta formazione metodologica risulta indispensabile al fine di operare un tentativo di elevazione spirituale che in quei momenti risulti oggettivamente idonea per un auspicabile riconoscimento da parte dei livelli metafisici più elevati e per una conseguente azione interattiva che poi si riverbera anche sul piano fisico concretizzandosi soprattutto in importanti “aiuti”, spesso indispensabili per riuscire a continuare il personale cammino. Purtroppo, a volte, qualcuno non riesce ad intuire e meno che mai a comprendere di averli ricevuti e/o di starli ricevendo e così le sue presenze/assenze possono risentirne. Ovviamente poi, anche il personale programma esistenziale ne risulterebbe coinvolto. Quindi, senza evoluzione unita a corrette attività cerimoniali, anche le predisposizioni esistenziali, fissate sin dalla nascita (decodificabili facilmente a livello astrologico), potrebbero manifestarsi prive di apprezzabili variazioni rispetto al normale programma fatale, così come accade per chiunque in ambito profano. Questo, a meno che dall’ambito eggregorico non si sovrappongano stimoli particolari (c’è sempre un costo, anche se non lo si desidererebbe) per far intuire i personali errori in modo che, se lo si voglia veramente, si possa ritornare in modo corretto sulla via prevista.
L’articolo è contenuto nel numero di Gennaio 2026 della nostra rivista Alla Ricerca del Sé. Scarica tutto il numero.
È probabile che un inevitabile senso di inadeguatezza possa portare chiunque (quindi anche un Maestro o una Maestra; figuriamoci poi nel caso di un semplice Apprendista) a scivolare in una sempre maggiore insicurezza e a proiettarsi anche verso forme di introversione non solo estemporanee, soprattutto se c’erano delle predisposizioni esistenti sin dalla nascita; ad ogni modo, ancora una volta lo studio dell’astrologia si svelerebbe per tutti un utilissimo e straordinario supporto per capire anche in quali influenze ci si trovi temporaneamente immersi.
Attorno all’Ara dei Giuramenti, nel cuore del Tempio, sono disposti strumenti simbolici che rappresentano tappe e funzioni del lavoro interiore. Ogni attrezzo muratorio richiama un’azione da compiere su sé stessi, nel percorso di trasformazione spirituale.
• Il Filo a Piombo orienta verso l’equilibrio interiore: invita a calarsi nel proprio asse verticale per discernere ciò che è saldo da ciò che è instabile, essenziale per ogni cammino iniziatico.
• Il Mazzuolo rappresenta la forza volontaria, la spinta risoluta che segue una scelta consapevole e virtuosa.
• Lo Scalpello simboleggia il discernimento e la precisione: senza di esso, ogni colpo rischia di essere cieco, danneggiando invece di perfezionare.
• La Livella esorta a costruire con misura, portando armonia tra le parti, sia interiori che esteriori. È lo strumento dell’equilibrio raggiunto.
• Il Regolo permette di valutare proporzioni, coerenza, giustizia. Invita a confrontare la propria opera con un modello superiore di ordine.
• La Leva allude all’azione ponderata: forza che muove ciò che è pesante, ma solo se guidata dalla coscienza e da un punto di appoggio ben compreso.
• La Cazzuola è simbolo della volontà costruttiva in chiave altruistica: unisce, armonizza, cementa legami su basi spirituali.
• La Pietra Grezza, posata a terra, rappresenta l’uomo nella sua condizione naturale, ancora da lavorare, dominato da istinti e automatismi (Nefesh).
• La Pietra Cubica a punta, scolpita e orientata, simboleggia l’iniziato che ha compiuto un cammino reale, innalzando la propria anima verso Neshamah, la coscienza superiore.
L’Ara del Giuramento, al centro del Tempio, ha forma quadrata, simboleggiando la stabilità e il mondo manifestato. Il rivestimento in tessuto azzurro, proprio del Grado di Apprendista, evoca il cielo originario e lo stato potenziale della Creazione.
Su di essa si compiono gli atti fondanti del Lavoro rituale: si prestano i giuramenti, si depone il Libro della Legge Sacra, sovrapposto dalla Squadra incrociata al Compasso, e si accendono le Luci della Menorah, il candelabro a sette bracci della Tradizione ebraica. Le sue fiamme possono essere lette in chiave cabalistica come le sette Sephirot inferiori, oppure associate ai sette giorni della Creazione, ai sette chakra o alle scale armoniche.
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