Sulla qualità

Ci chiediamo spesso e inevitabilmente come far crescere la qualità (sempre più scarsa, in alcuni casi) di Logge e liberi muratori, e allo stesso tempo la quantità dell’Istituzione in generale (anch’essa in calo). Di questi tempi, un compito davvero improbo, perché il contesto in cui viviamo sta drammaticamente precipitando; ovvero, va nel senso contrario alla tensione anagogica che dovrebbe sostenerci.

Emerge la necessità di una riflessione sulla qualità in generale e sulle qualità particolari e peculiari della Loggia e dei liberi muratori, perché è indispensabile avere in merito idee chiare e condivise. Dobbiamo quindi chiederci a cosa corrisponda la “qualità” in ambito iniziatico.

Ritenere che compito della Loggia e del Maestro Venerabile che la conduce, sia quello di far crescere l’abilità dei suoi amministrati nella conoscenza di rituali e nella multiformità dei ruoli, e con ciò di aver assolto al proprio dovere, andrebbe riconsiderato. Tanto più se la verifica viene fatta assegnando un singolo tema scritto per la promozione a un grado superiore.

In questo modo si ottiene una qualità media tendenzialmente bassa, ma della quale tutti possono accontentarsi e nella quale mimetizzarsi. Tuttavia questa non è una scuola tecnica né un’accademia. Al Maestro di Loggia corrisponde la dignità della “paternità spirituale”, ed un buon padre deve essere di esempio, avere l’obiettivo di rendere autonomo il pensiero dei figli, affinché essi diventino capaci (non meno di lui stesso) di vivere costruttivamente la propria esperienza iniziatica.

All’esterno dei nostri ambiti, probabilmente, la confusione nasce dalla frequente riassegnazione di ruoli e compiti, dal fatto che tali incarichi vengano dati mediante il voto di tutti, democraticamente, e spesso, senza cognizione di causa. D’altro canto, in quelle Obbedienze, questo è prescritto da statuti e regolamenti, con l’unica modesta variabile della durata e del rinnovo. Aggiungeremo che l’attitudine al ruolo vale in certa misura per tutte le figure presenti in loggia: vale di più la corrispondenza caratteriale o fare la conoscenza di tutti i compiti? Diremmo che ciò che conta è una (relativamente) perfetta identificazione.

Per chi ha avuto la possibilità di fare la loro conoscenza, personalità come quelle di Gastone Ventura o Flavio Cusin meritano di venir accostate all’idea di qualità. Una qualità non tanto e non solo di cultura, sapienza o capacità, quanto legata alla realizzazione iniziatica, al compimento; potremmo anche dire: alla misura in cui essi hanno incarnato l’archetipo del Libero Muratore, portando molto avanti la loro personale perfezione. Cosa che non avviene senza qualità innate, una lucida volontà e un lungo lavoro.

Ritengo inoltre che si renda maggior onore ai Maestri che ci hanno preceduto testimoniando la loro umanità piuttosto che mitizzando le loro virtù: rendendoli esempi imitabili. Se Ventura spaziava su un ampio spettro di materie ed argomenti, Cusin era assolutamente concentrato sulla comprensione della visione retrospettiva della Massoneria e l’individuazione dei caratteri più genuinamente libero-muratorii, ed è in relazione alle sue qualità (che meglio conosciamo) che vorremmo provare ad argomentare.

Non era una persona colta in senso accademico, ma aveva coltivato senza posa il proprio pensiero; questo lo affrancava da numerosi condizionamenti e lo rendeva libero di ricercare a intuito e per logica, somiglianze, analogie, corrispondenze, costruendo così una visione del mondo vivace, coerente e credibile.

Entrambi questi personaggi, nella loro consapevolezza, hanno a lungo scansato incarichi e onori, ma, al momento giusto (ovvero quando è stato davvero necessario) si sono fatti carico dei loro compiti, in diverso grado apicali, indicando con l’esempio quella perfezione personale e relativa a cui tendere.

Nel fare ciò, hanno lavorato soprattutto su sé stessi, dando indicazioni sui pericoli a cui badare e i malintesi da evitare, lasciando ampio spazio alla crescita e alla ricerca personale dei loro “amministrati”, ovvero di coloro ai quali si erano posti al servizio, con un impegno totale ed “a vita”, tutt’altro che democratico, ma che fa tremare le vene ai polsi a chiunque ne sia chiaramente consapevole.

Ebbene, dobbiamo ritenere che niente come la vicinanza di una grande personalità possa stimolare la crescita iniziatica. Il fatto stesso di frequentare qualcuno che, in semplicità e modestia, palesa i crismi della compiutezza, è rassicurante e stimolante. La qualità che attrae non è quella di una misera sufficienza nel possesso di nozioni, quanto l’immagine e l’esempio di chi è a un livello superiore al nostro, per noi forse inarrivabile, ma presente e manifesto.

Queste constatazioni spazzano via l’idea che la maturità iniziatica consista in “cose che si sono imparate”, perché in realtà si tratta di esperienze che sono state vissute e comprese, ossia incorporate alla propria personalità, e l’esempio non di chi ha le risposte in tasca, ma di chi è capace di continuare a porsi utili e costruttive domande.

La logica di base dice ovviamente che si devono affidare i compiti a chi è più adatto; fino a quando? Finché sarà il più adatto. Al titolo 5° degli “Old Charges” del 1723, si legge:

Il più esperto dei Compagni d’Arte deve essere scelto o nominato Maestro o Sovrintendente del lavoro del Signore (il committente); e deve essere chiamato Maestro da coloro che lavorano sotto di lui.”

E non c’è altra regola. Si tratta con tutta evidenza di un retaggio dei muratori veri, quelli delle Corporazioni che, nell’identificare il Capomastro, non potevano usare migliore criterio. Già nel 1717, però, la durata del mandato del Gran Maestro è annuale, palesando che altre ragioni venivano prese in considerazione.

Esistono delle Famiglie Massoniche che hanno scelto incarichi “ad vitam”, o almeno fino ad una età ragionevolmente avanzata, ma, nella maggioranza dei casi gli avvicendamenti hanno la frequenza di un paio d’anni, spesso insufficienti non tanto a produrre qualcosa di utile, ma a permettere un’effettiva comprensione del ruolo e quindi svolgerlo in piena maturità. Si rende però felice il demos, con la prospettiva di giungere tutti a presiedere i Lavori e con un’immaginaria garanzia del fatto che nessuno potrà “impadronirsi” della Loggia.

Immagine, quest’ultima che può venir coltivata solo da chi del ruolo di Maestro di Loggia (o Maestro Venerabile) non riesce a cogliere natura e contenuti: una riprova dei limiti della democrazia e delle carenze aristocratiche.

L’articolo è contenuto nel numero di Febbraio 2026 della nostra rivista Alla Ricerca del Sé. Scarica tutto il numero.

DESCRIZIONE ARTICOLO:

Dobbiamo ritenere che niente come la vicinanza di una grande personalità possa stimolare la crescita iniziatica. Il fatto stesso di frequentare qualcuno che, in semplicità e modestia, palesa i crismi della compiutezza, è rassicurante e stimolante. La qualità che attrae non è quella di una misera sufficienza nel possesso di nozioni, quanto l’immagine e l’esempio di chi è a un livello superiore al nostro, per noi forse inarrivabile, ma presente e manifesto.

CATEGORIE:

Attorno all’Ara dei Giuramenti, nel cuore del Tempio, sono disposti strumenti simbolici che rappresentano tappe e funzioni del lavoro interiore. Ogni attrezzo muratorio richiama un’azione da compiere su sé stessi, nel percorso di trasformazione spirituale.
Il Filo a Piombo orienta verso l’equilibrio interiore: invita a calarsi nel proprio asse verticale per discernere ciò che è saldo da ciò che è instabile, essenziale per ogni cammino iniziatico.
Il Mazzuolo rappresenta la forza volontaria, la spinta risoluta che segue una scelta consapevole e virtuosa.
Lo Scalpello simboleggia il discernimento e la precisione: senza di esso, ogni colpo rischia di essere cieco, danneggiando invece di perfezionare.
La Livella esorta a costruire con misura, portando armonia tra le parti, sia interiori che esteriori. È lo strumento dell’equilibrio raggiunto.
Il Regolo permette di valutare proporzioni, coerenza, giustizia. Invita a confrontare la propria opera con un modello superiore di ordine.
La Leva allude all’azione ponderata: forza che muove ciò che è pesante, ma solo se guidata dalla coscienza e da un punto di appoggio ben compreso.
La Cazzuola è simbolo della volontà costruttiva in chiave altruistica: unisce, armonizza, cementa legami su basi spirituali.
La Pietra Grezza, posata a terra, rappresenta l’uomo nella sua condizione naturale, ancora da lavorare, dominato da istinti e automatismi (Nefesh).
La Pietra Cubica a punta, scolpita e orientata, simboleggia l’iniziato che ha compiuto un cammino reale, innalzando la propria anima verso Neshamah, la coscienza superiore.

Al centro dell’Ara dei Giuramenti viene deposto il Libro della Legge Sacra, aperto sul Vangelo di San Giovanni. È il punto focale della cerimonia in cui si compie il Mistero del Rito Sacrificale: rappresenta il Verbo Divino e le leggi ineffabili della Creazione, che l’iniziato è chiamato a intuire e, per quanto possibile, comprendere.
Sopra di esso si collocano, incrociati, la Squadra e il Compasso: strumenti fondamentali del Lavoro interiore.
La Squadra indica la necessità di precisione etica e coerenza: invita a misurare ogni pensiero, scelta, parola e azione, avviando l’immersione cosciente nella Nigredo, prima fase dell’Opera alchemica.
Il Compasso, simbolo della coscienza attiva, orienta la connessione tra cuore e mente. Serve a purificare la parte ricettiva dell’anima, rendendola degna di ricevere la Luce e permettendo allo Spirito di prevalere sull’Io materiale.

L’Ara del Giuramento, al centro del Tempio, ha forma quadrata, simboleggiando la stabilità e il mondo manifestato. Il rivestimento in tessuto azzurro, proprio del Grado di Apprendista, evoca il cielo originario e lo stato potenziale della Creazione.
Su di essa si compiono gli atti fondanti del Lavoro rituale: si prestano i giuramenti, si depone il Libro della Legge Sacra, sovrapposto dalla Squadra incrociata al Compasso, e si accendono le Luci della Menorah, il candelabro a sette bracci della Tradizione ebraica. Le sue fiamme possono essere lette in chiave cabalistica come le sette Sephirot inferiori, oppure associate ai sette giorni della Creazione, ai sette chakra o alle scale armoniche.

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