Passi perduti

L’accesso al Tempio per partecipare ai nostri lavori prevede l’abbandono dei metalli. Ciò avviene metaforicamente nella “sala dei passi perduti”; quando avevamo una sede dalla grande metratura, già vestiti con guanti, grembiule, fasce e ciondoli, bastava scegliersi un angolino tranquillo o scambiare due parole con un fratello per favorire il distacco dalle pressioni del mondo.

Ora, che per questa necessaria funzione disponiamo di pochi metri quadri nei quali stare gomito a gomito, dobbiamo fare di necessità virtù ed utilizzare un espediente: trascorriamo mezz’oretta chiacchierando, non con l’idea di sistemare il mondo ma in “sciocchi ed ameni conversari”, che però hanno il medesimo scopo, ovvero di banalizzare quanto ci portiamo dietro dal gravoso mondo in cui viviamo.

Questo è il senso secondo cui quel momento di transizione viene non solo tollerato, ma quasi favorito; così, il gioco sui luoghi mentali dovrebbe esserci d’aiuto nel liberarci dalle influenze che ci agitano e, soprattutto, dall’idea che dal mondo esterno le nostre individualità rechino in Loggia certezze, assiomi, verità: che sono veri “metalli”. Tutto quello che diciamo nella “sala dei passi perduti” serve a spogliarci dalla nostra veste profana e non può essere l’affermazione di opinioni esterne, ma deve condurci lentamente a dire: ora dobbiamo smettere con queste sciocchezze ed incominciare ad usare seriamente la parola.

Poi entriamo in Tempio, procediamo all’apertura dei nostri ordinati lavori ed assumiamo la veste del Libero Muratore, anonimo tra anonimi, fratello tra i Fratelli ai quali diamo tutta la nostra considerazione e il nostro credito, e ci attendiamo la sincera espressione della loro visione del mondo. Il nostro comune intento è che dal nostro discorso, condotto secondo l’Arte, possano scaturire scintille di Verità, forse attimi di trascendenza. Poi, giunti al limite delle nostre facoltà di espressione, chiudiamo i lavori e ritorniamo nel mondo.

Abbiamo detto che i metalli, devono venir abbandonati fuori dal Tempio, ma più esattamente devono essere sacrificati, da sacrum facere; questa precisa azione sui “metalli” è chiaramente visibile al momento dell’iniziazione, quando essi (che sono stati tolti all’iniziando) sono portati all’Oriente su un vassoio anche di legno o un cestino di vimini: vengono cioè offerti all’Oriente perché siano resi sacri, cioè esposti ad un’influenza spirituale e trasfigurati nel loro aspetto superiore, prima di restituirli al nuovo Fratello, che li riporterà nel mondo rinnovati.

Questa separazione dai metalli viene ripetuta ad ogni tornata, ma non è detto che si comprenda bene ciò che significa: non è solo un aspetto morale, ma quasi alchemico. Alla fine dei lavori, torniamo nuovamente nel mondo dell’uomo e riprendiamo su di noi quei metalli che avevamo lasciati “pro fanum”, e che dovrebbero portare ora un riflesso della corrispondente trasfigurazione avvenuta in noi.

L’unica cosa irrinunciabile è la capacità di partecipare alla tornata con questo atteggiamento. Non contano la cultura, la dialettica, lo spirito di gruppo, la volontà di conoscenza, ma l’umiltà di ricominciare ogni volta daccapo, rinunciando sempre a godere del frutto del nostro lavoro, che va fatto non per noi ma “alla Gloria del Supremo Artefice dei Mondi”; quindi l’idea di beneficiare di un “miglioramento” personale è una sciocchezza; al massimo, si possono ottenere maggiori concessioni espressive nel discorso. Forse.

Non siamo sempre nello stato d’animo ottimale e non riusciamo quasi mai a liberarci totalmente dai condizionamenti, ma l’ultimo errore che possiamo fare è di metterci a giudicare, di misurare sul proprio braccio e dagli effetti esteriori, l’altrui attitudine all’Arte e portarci questa zavorra a condizionare i lavori di Loggia, distruggendo così l’anonimia.

Nessun criterio morale, culturale, sociale può sostituirsi al naturale svolgersi ed evolversi di un percorso iniziatico, che nelle sue dinamiche è inconoscibile; a noi viene chiesto di essere svegli ed attivi: forti, nel fare e nel sopportare.

Chi (in un particolare momento) non fosse in grado di assumere l’abito del Libero Muratore, in piena coscienza e con il giusto spirito, deve astenersi dal partecipare ai lavori di Loggia, in attesa di un rasserenamento del proprio animo. Ciò di cui stiamo trattando non è contingente, ma generale e riguarda tutti. L’assenza dai lavori per un breve periodo è capitata ad ognuno di noi, fondamentalmente per il sovraccarico che ci proviene dal mondo profano, per ragioni di salute, di famiglia, di lavoro o economiche. Sarebbe educato giustificarsi anche con poche parole, ma a volte si ha pudore ad aprirsi.

Periodi indeterminati di assenza, richiedono invece una specifica richiesta di “mettersi in sonno”, ovvero di rinunciare ad usufruire delle occasioni di risveglio dell’intelletto possibile che la Loggia può offrire; è una privazione, ma può essere un male necessario ed è reversibile.

Purtroppo, ogni tanto sorge l’idea che si possa uscire da una Loggia come da un circolo sportivo, ma è molto sbagliata. Ritenere di poter recidere a proprio talento, i legami con una catena iniziatica e con i principi a cui essa si informa, è una pericolosa presunzione. Non si sciolgono impegni, promesse e giuramenti (semplicemente trascurandoli) dopo aver portato la propria psiche a contatto con lo Spirito Costruttivo della Libera Muratoria.

Tra i metalli che durante l’iniziazione vengono recati all’Oriente, non ci sono solo delle monete, le chiavi di casa o dell’automobile, e non è lecito, né salutare, smettere di coltivare la propria fedeltà all’Ordine. Nel tentativo di allontanarsi da esso, si tende ad aprirsi a discutibili influenze, alle quali si offre un terreno ben più fertile su cui impiantarsi.

Si potrebbe superare efficacemente una simile crisi applicandosi con successo ad una via diretta, solitaria e solare, come l’Alchimia. Ma in questo caso non basta volere, bisogna potere, ed oggi come oggi, mi sembra un’eventualità molto velleitaria. Chi poi, improvvisamente, ritenesse che i legami tra noi siano solamente associativi, deve anche domandarsi perché, invece di iscriversi ad un onesto circolo di benpensanti, ha chiesto di venir iniziato alla Libera Muratoria.

Nostro dovere è di porre in chiara evidenza questi elementi, oltre a segnalare che queste spiacevoli eventualità sono problematiche del singolo fratello e non della Loggia, che va rispettata nella sua natura e nella sua funzione neutrale di strumento dell’Arte. Al Maestro che la conduce, spetta anche il compito di difendere da qualunque interferenza, il punto noto ai soli Figli della Vedova.

Tornando all’ipotesi in questione, il disagio di cui si soffre è gravoso e difficile da sopportare, ma nella realtà profonda non dipende dai rapporti tra i fratelli, bensì dall’insofferenza al Principio d’Ordine ed a ciò che i nostri lavori fanno emergere; sarebbe come dare la colpa allo specchio di ciò che vi si vede riflesso. Qualsiasi altra motivazione è pretestuosa e, magari inconsapevolmente, è stata ricercata e coltivata.

La sensazione che consegue al proprio allontanamento è di sollievo, di libertà, ma è proprio il caso di chiedersi: liberi da cosa? E, liberi per che cosa? Qual è l’alternativa? In questi casi, a noi rimane un rammarico insanabile, non per non aver trovato un accomodamento, ma perché assistiamo ad una sconfitta dell’anima umana.

 

L’articolo è contenuto nel numero di Maggio 2026 della nostra rivista Alla Ricerca del Sé. Scarica tutto il numero.

DESCRIZIONE ARTICOLO:

Nessun criterio morale, culturale, sociale può sostituirsi al naturale svolgersi ed evolversi di un percorso iniziatico, che nelle sue dinamiche è inconoscibile; a noi viene chiesto di essere svegli ed attivi: forti, nel fare e nel sopportare.

CATEGORIE:

Attorno all’Ara dei Giuramenti, nel cuore del Tempio, sono disposti strumenti simbolici che rappresentano tappe e funzioni del lavoro interiore. Ogni attrezzo muratorio richiama un’azione da compiere su sé stessi, nel percorso di trasformazione spirituale.
Il Filo a Piombo orienta verso l’equilibrio interiore: invita a calarsi nel proprio asse verticale per discernere ciò che è saldo da ciò che è instabile, essenziale per ogni cammino iniziatico.
Il Mazzuolo rappresenta la forza volontaria, la spinta risoluta che segue una scelta consapevole e virtuosa.
Lo Scalpello simboleggia il discernimento e la precisione: senza di esso, ogni colpo rischia di essere cieco, danneggiando invece di perfezionare.
La Livella esorta a costruire con misura, portando armonia tra le parti, sia interiori che esteriori. È lo strumento dell’equilibrio raggiunto.
Il Regolo permette di valutare proporzioni, coerenza, giustizia. Invita a confrontare la propria opera con un modello superiore di ordine.
La Leva allude all’azione ponderata: forza che muove ciò che è pesante, ma solo se guidata dalla coscienza e da un punto di appoggio ben compreso.
La Cazzuola è simbolo della volontà costruttiva in chiave altruistica: unisce, armonizza, cementa legami su basi spirituali.
La Pietra Grezza, posata a terra, rappresenta l’uomo nella sua condizione naturale, ancora da lavorare, dominato da istinti e automatismi (Nefesh).
La Pietra Cubica a punta, scolpita e orientata, simboleggia l’iniziato che ha compiuto un cammino reale, innalzando la propria anima verso Neshamah, la coscienza superiore.

Al centro dell’Ara dei Giuramenti viene deposto il Libro della Legge Sacra, aperto sul Vangelo di San Giovanni. È il punto focale della cerimonia in cui si compie il Mistero del Rito Sacrificale: rappresenta il Verbo Divino e le leggi ineffabili della Creazione, che l’iniziato è chiamato a intuire e, per quanto possibile, comprendere.
Sopra di esso si collocano, incrociati, la Squadra e il Compasso: strumenti fondamentali del Lavoro interiore.
La Squadra indica la necessità di precisione etica e coerenza: invita a misurare ogni pensiero, scelta, parola e azione, avviando l’immersione cosciente nella Nigredo, prima fase dell’Opera alchemica.
Il Compasso, simbolo della coscienza attiva, orienta la connessione tra cuore e mente. Serve a purificare la parte ricettiva dell’anima, rendendola degna di ricevere la Luce e permettendo allo Spirito di prevalere sull’Io materiale.

L’Ara del Giuramento, al centro del Tempio, ha forma quadrata, simboleggiando la stabilità e il mondo manifestato. Il rivestimento in tessuto azzurro, proprio del Grado di Apprendista, evoca il cielo originario e lo stato potenziale della Creazione.
Su di essa si compiono gli atti fondanti del Lavoro rituale: si prestano i giuramenti, si depone il Libro della Legge Sacra, sovrapposto dalla Squadra incrociata al Compasso, e si accendono le Luci della Menorah, il candelabro a sette bracci della Tradizione ebraica. Le sue fiamme possono essere lette in chiave cabalistica come le sette Sephirot inferiori, oppure associate ai sette giorni della Creazione, ai sette chakra o alle scale armoniche.

Ricevi aggiornamenti sull’uscita dei nuovi numeri della rivista o sulle nostre iniziative direttamente nella tua email.