Empatia, potere simbolico e rischio interiore in un percorso iniziatico

Riflettendo sul modo in cui ci relazioniamo, ascoltiamo noi stessi e gli altri, credo di aver capito che esiste un rischio silenzioso nei cosiddetti percorsi massonici e più in generale in tutti quelli definiti “esoterici”. È qualche cosa di sottile che raramente viene affrontato apertamente ma che serpeggia un po’ ovunque; ovvero: trasformare il cammino iniziatico in un banale nutrimento dell’ego.

Possiamo infatti studiare simboli, miti, allegorie, ecc. in maniera nozionistica, attraversare gradi, partecipare a cerimonie rituali, leggere, approfondire e accumulare sapere, senza che tuttavia, avvenga alcuna vera trasformazione interiore. Talvolta accade persino il contrario: il percorso che dovrebbe limare l’ego finisce per rafforzarlo.

L’impegno diligente ma oggettivamente manieristico, porta a sentirsi bravi adepti. In tal modo, i sacrifici che si compiono non sono per levigare la propria pietra ma per avvolgerla ancora grezza in un guscio lucente e perfetto agli occhi degli altri; ed è proprio lì che compare uno dei segnali più evidenti di questa deviazione: la perdita dell’empatia (ammesso che la si abbia mai provata).

Però, ad onore del vero, può accadere anche altro: persone profondamente assetate di riconoscimento, si avvicinano ai percorsi iniziatici non per trasformarsi realmente, ma per sentirsi finalmente “speciali”, importanti, elevate rispetto alla vita ordinaria.

È quello che non di rado succede anche in particolari ambiti religiosi, in quelle comunità o associazioni (sette?…) dove c’è una sorta di soggetto ecclesiastico che di solito sceglie i più “deboli”, li gratifica con ruoli (però ridicoli per chi guarda da fuori) creando purtroppo mostri di superbia, capaci di distruggere famiglie, relazioni, comunità di credenti; in altre parole, di “dividere”.

Il compito del maestro che deve decidere se accettare un bussante è quindi molto arduo. Infatti, una via massonica autentica, Tradizionale, non nasce per creare uomini o donne superiori, ma per persone desiderose di mettersi interiormente in discussione. Non nasce per distinguere un’élite dal resto del mondo, né per costruire identità fondate sulla presunta superiorità morale o intellettuale, ma per l’edificazione dell’essere umano, inteso nella sua accezione più elevata, in direzione del Supremo Artefice.

La lavorazione della pietra grezza non rappresenta altro che questo: un lavoro continuo, costante e minuzioso sulle proprie imperfezioni, sull’orgoglio, sulla vanità, sul bisogno di essere riconosciuti.

Un vero iniziato non è chi accumula titoli, gradi o parole solenni, ma chi riesce a trasformare sé stesso senza cercare di trasformare il Tempio che frequenta nello specchio del proprio Ego.

La vera personalità di fondo, spesso mascherata opportunamente, è forse la forma più difficile da riconoscere. L’Io comune desidera essere riconosciuto e ammirato; è una naturale esigenza esistenziale. Quello pseudo spirituale (ma è sempre lo stesso con qualche maschera in più) desidera essere percepito come evoluto. Ed è molto più sottile. In modo affatto sincero, si nasconde dietro il linguaggio dell’umiltà, della fratellanza, della ricerca interiore. Si manifesta nel bisogno di apparire intellettualmente più profondo degli altri. Utilizza la sapienza come forma di distinzione, per la ricerca di prestigio, col desiderio di controllo, mascherandosi in quella freddezza che spesso viene confusa col distacco filosofico.

Quando accade questo, ogni simbolo, metafora, allegoria, smette di essere un reale strumento per interagire e lavorare sull’uomo; diventa un semplice ornamento della maschera identitaria.

Eppure uno dei pilastri più profondi del percorso massonico dovrebbe proprio essere la fratellanza spirituale. Ma come può esistere senza empatia? Ovviamente, non mi riferisco al sentimentalismo o ad una sorta di debolezza emotiva. Non vorrei essere equivocata. Alludo alla capacità autentica di comprendere, condividere e “sentire” le emozioni, di mettersi nei panni di un altro, tanto da riconoscerlo come una persona degna di ascolto, di rispetto e di vicinanza. La fratellanza spirituale non è una banale, semplice amicizia. È qualcosa di più profondo.

Quando tra i componenti di un ambito iniziatico questa dimensione si perde, il percorso rischia di diventare soltanto: estetismo, ritualità fine a sé stessa, linguaggio manieristico.

I simboli restano, i rituali restano, le parole pure, tuttavia qualcosa si svuota. Si afferma di cercare la Luce, però dimenticando l’uomo e la sua anima.

Nessuna costruzione interiore può dirsi autenticamente rivolta ai piani più elevati dello spirito, se produce superbia, distanza o freddezza.

Nel percorso del Rito Egizio di Mitzraïm e Memphis, questo tema assume un significato ancora più profondo perché emerge il senso del VITRIOL: Visita Interiora Terrae Rectificando Invenies Occultum Lapidem. Visita la tua terra interiore e, rettificando, troverai la pietra nascosta. L’acronimo non invita a conquistare potere sugli altri ma a scendere dentro sé stessi attraversando le proprie ombre, in modo simile a quello dell’incedere nel Dwat immaginato dagli egizi. Suggerisce di guardare e di riconoscere le maschere che nulla hanno di spirituale e ad evitare le illusioni dell’ego.

Molte volte, apertamente o tra le pieghe di parole più o meno eleganti, emerge lo stesso pensiero: “Io ho studiato di più. Ho lavorato di più. Sono arrivato prima. Quindi valgo di più.” Quando accade, un percorso iniziatico rischia di interrompersi per chiunque ne sia coinvolto; infatti, l’adepto smette di cercare di conoscersi, di rettificare sé stesso e prova per lo più inconsapevolmente, a costruire un’identità spirituale falsa.

Un metodo Tradizionale nasce per creare esseri umani equilibrati, all’interno del dinamismo dicotomico. E forse proprio qui l’empatia diventa una vera prova iniziatica, perché favorisce la comprensione della fragilità, dei limiti e del dolore dell’altro. Provarla, significa aver riconosciuto prima i propri limiti e le particolari debolezze.

Forse esiste un criterio molto semplice per comprendere se un percorso stia realmente trasformando l’uomo; occorre chiedersi: ciò che sto acquisendo a seguito dei suggerimenti metodologici, aumenta o diminuisce la mia capacità di comprendere gli altri? Un percorso iniziatico, veramente Tradizionale, dovrebbe renderci più consapevoli, ma meno arroganti, più forti, ma anche più umani, più lucidi, ma più capaci di compassione. Altrimenti, si ha soltanto imparato a parlare il linguaggio dei simboli e a muoversi bene nel tempio, a sapere le formule a memoria, probabilmente solo per gratificare chi abbia la responsabilità di concedere formali riconoscimenti e in questo caso, inutili avanzamenti di grado.

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L’articolo è contenuto nel numero di Luglio2026 della nostra rivista Alla Ricerca del Sé. Scarica tutto il numero.

DESCRIZIONE ARTICOLO:

La vera personalità di fondo, spesso mascherata opportunamente, è forse la forma più difficile da riconoscere. L’Io comune desidera essere riconosciuto e ammirato; è una naturale esigenza esistenziale. Quello pseudo spirituale (ma è sempre lo stesso con qualche maschera in più) desidera essere percepito come evoluto. Ed è molto più sottile. In modo affatto sincero, si nasconde dietro il linguaggio dell’umiltà, della fratellanza, della ricerca interiore. Si manifesta nel bisogno di apparire intellettualmente più profondo degli altri. Utilizza la sapienza come forma di distinzione, per la ricerca di prestigio, col desiderio di controllo, mascherandosi in quella freddezza che spesso viene confusa col distacco filosofico.

CATEGORIE:

Attorno all’Ara dei Giuramenti, nel cuore del Tempio, sono disposti strumenti simbolici che rappresentano tappe e funzioni del lavoro interiore. Ogni attrezzo muratorio richiama un’azione da compiere su sé stessi, nel percorso di trasformazione spirituale.
Il Filo a Piombo orienta verso l’equilibrio interiore: invita a calarsi nel proprio asse verticale per discernere ciò che è saldo da ciò che è instabile, essenziale per ogni cammino iniziatico.
Il Mazzuolo rappresenta la forza volontaria, la spinta risoluta che segue una scelta consapevole e virtuosa.
Lo Scalpello simboleggia il discernimento e la precisione: senza di esso, ogni colpo rischia di essere cieco, danneggiando invece di perfezionare.
La Livella esorta a costruire con misura, portando armonia tra le parti, sia interiori che esteriori. È lo strumento dell’equilibrio raggiunto.
Il Regolo permette di valutare proporzioni, coerenza, giustizia. Invita a confrontare la propria opera con un modello superiore di ordine.
La Leva allude all’azione ponderata: forza che muove ciò che è pesante, ma solo se guidata dalla coscienza e da un punto di appoggio ben compreso.
La Cazzuola è simbolo della volontà costruttiva in chiave altruistica: unisce, armonizza, cementa legami su basi spirituali.
La Pietra Grezza, posata a terra, rappresenta l’uomo nella sua condizione naturale, ancora da lavorare, dominato da istinti e automatismi (Nefesh).
La Pietra Cubica a punta, scolpita e orientata, simboleggia l’iniziato che ha compiuto un cammino reale, innalzando la propria anima verso Neshamah, la coscienza superiore.

Al centro dell’Ara dei Giuramenti viene deposto il Libro della Legge Sacra, aperto sul Vangelo di San Giovanni. È il punto focale della cerimonia in cui si compie il Mistero del Rito Sacrificale: rappresenta il Verbo Divino e le leggi ineffabili della Creazione, che l’iniziato è chiamato a intuire e, per quanto possibile, comprendere.
Sopra di esso si collocano, incrociati, la Squadra e il Compasso: strumenti fondamentali del Lavoro interiore.
La Squadra indica la necessità di precisione etica e coerenza: invita a misurare ogni pensiero, scelta, parola e azione, avviando l’immersione cosciente nella Nigredo, prima fase dell’Opera alchemica.
Il Compasso, simbolo della coscienza attiva, orienta la connessione tra cuore e mente. Serve a purificare la parte ricettiva dell’anima, rendendola degna di ricevere la Luce e permettendo allo Spirito di prevalere sull’Io materiale.

L’Ara del Giuramento, al centro del Tempio, ha forma quadrata, simboleggiando la stabilità e il mondo manifestato. Il rivestimento in tessuto azzurro, proprio del Grado di Apprendista, evoca il cielo originario e lo stato potenziale della Creazione.
Su di essa si compiono gli atti fondanti del Lavoro rituale: si prestano i giuramenti, si depone il Libro della Legge Sacra, sovrapposto dalla Squadra incrociata al Compasso, e si accendono le Luci della Menorah, il candelabro a sette bracci della Tradizione ebraica. Le sue fiamme possono essere lette in chiave cabalistica come le sette Sephirot inferiori, oppure associate ai sette giorni della Creazione, ai sette chakra o alle scale armoniche.

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