Vorrei disquisire un poco in merito alle nostre vie (sia maschile, che femminile), ricordando ancora una volta come sia opportuno evitare di lasciare intendere che noi, con superficialità, si possa essere genericamente compresi in quelle ipotesi di Società dei Liberi Muratori (forse mai effettivamente esistita, per lo meno nella forma idealizzata da qualcuno) che in fondo, servono solo a far evidenziare, sin da prima del XVIII secolo, una semplice attitudine all’Arte speculativa.
Quindi, suggerisco prudenza nell’immaginarci automaticamente simili a quella che oggi è genericamente definita come Libera Muratoria, la quale per altro, sin dalla sua costituzione con la Gran loggia d’Inghilterra (Costitutions of thè Free Masons), a cura dei pastori protestanti Anderson e Desaguiliers, probabilmente conteneva già i germi per una probabile prevaricazione del suo stesso carattere iniziatico. Ovvero, si tratterebbe di supporre che ciò che si celava e si cela sotto i simboli tradizionali (nonostante inutili ma anche sospette negazioni formali), sia per lo più identificabile con caratteristiche riconducibili al sociale e alla politica. Concetti che però avevano sostituito altri precedenti riferimenti: filosofici, scientifici ed operativi come ad esempio, quelli dell’architetto, fisico e matematico, Cristophe Wren, con cui avrebbero potuto trovarsi in probabile contrasto, se fossero stati manifestati prima del suo passaggio alla montagna eterna.
Inoltre, dopo la guerra dei trent’anni (terminata nella seconda metà del XVII secolo), l’Anderson, religioso vicino alla corte, potrebbe aver intuito l’esigenza e l’opportunità di preparare negli anni, un poco alla volta, qualche cosa tendente a favorire poi, dopo il primo decennio del nuovo secolo, un’attività segreta a sostegno degli Hannover, per controbilanciare l’appoggio della Chiesa di Roma, di cui avevano usufruito gli Stuart.
In tal modo, con la formazione dalla Gran Loggia, mettendo ai margini coloro che, ormai pochi, avevano coltivato la muratoria, si diede inizio a quel tipo di massoneria di evidente matrice culturale e religiosa protestante, la quale si predispose, sin dalla sua origine, in forte contrasto con la Chiesa Apostolica Ro-mana, lasciando poi stranamente spazio, in varie nazioni, soprattutto in epoca moderna, anche all’ingresso dei sedicenti “atei”.
Così, tramite molteplici, ulteriori deviazioni, si tese progressivamente a neutralizzare la spinta verso ciò che si riferisce alla conoscenza di quello che è “nascosto” o anche alla conoscenza del soprannaturale, in antitesi alla “conoscenza del visibile”. Gli argomenti riferiti allo spirituale erano ancora “vivi” nella fase iniziale ma poi rimasero asfittici, a favore di una comunanza di vita che, in vari modi, si attivò tendendo a vanificare il motivo iniziatico centrale, comprensivo delle implicazioni mistiche e teurgiche.
Per noi, forse non a caso, anche il concetto di Loggia assume caratteristiche particolari, dal momento che oltre ad identificare una precisa modalità liturgica, è indissolubile da quello dell’intera Piramide. Ovvero, si tratta di un punto identificabile esteriormente, tramite precise coordinate astronomiche, comprensivo di: Tempio, Gabinetto delle Riflessioni o Cripta della Piramide, Vestibolo o Sala dei “passi perduti”, ma trova anche contemporanee corrispondenze metafisiche (a-spaziali e a-temporali) in una dimensione interiore di ogni fraterno componente (maschio e/o femmina), il quale si ritrovi sotto l’armonica influenza della nostra eggregora emersa con la costituzione del deposito sacrale.
Per chi sia riuscito ad avanzare nei nostri cammini, ovviamente diversi anche da altri Riti-Obbedienze sedicenti egizi che tra l’altro sono spesso inevitabilmente influenzati dal pensiero anglosassone di cui sopra e da vari “scozzesismi”, suppongo sia divenuto meno difficile cominciare ad intuire e a dedurre quell’importante differenza formativa, seppur spesso con interazioni analogiche, che esiste al nostro interno, proprio tra i nostri percorsi maschile e femminile, i quali come è ovvio, hanno origini e depositi sacrali differenti, seppure poi armonicamente convergenti in un’unica eggregora.
Si potrebbe aver notato che durante i nostri lavori, alcune figure dai nomi simbolici, svolgono concrete attività particolari, come ad esempio: quella di araldo, di psicopompo, di sovrintendente alle cerimonie, di esperto, di accompagnatore, di tentatore, di veggente, ecc.
Però, occorre non dimenticare che la liturgia di alcune camere, collegate ad un preciso filo conduttore, pur estendendosi anche a riferimenti simbolici e mitici di molteplici tradizioni non solo occidentali, oltre che agli aspetti ermetico-alchemici, astrologici, kabbalistici, mantiene un collegamento analogico, costante, con i mitici viaggi dell’essenza spirituale di ogni adepto (comprensiva delle sue molteplici componenti) nell’ambito della visione egizia, tendente all’attraversamento del Dwat per dirigersi verso l’Amenti. Ciò potrebbe divenire particolarmente evidente soprattutto nella Camera in cui si procede alla pesatura del cuore. Qui la simbologia egizia permea straordinariamente ogni nostra cosa e dà il nome di “egiziano” all’intero percorso che però usufruisce anche di suggerimenti e di simbologie proprie di molteplici filoni Tradizionali come, ad esempio, quelli ermetici, alchemici, kabbalalistici, astrologici, ecc.
Ad ogni modo, se volessimo osservare cosa accade allorché un eventuale postulante (uomo o donna, ognuno nel suo percorso) fosse desideroso di apprendere, ad esempio in un determinato grado, con corrispondenze analogiche similari tra maschile e femminile: i cosiddetti “segreti della pietra cubica”, allora, di quelle ritualità si potrebbero osservare aspetti e diversità procedurali, particolarmente interessanti.
In tali circostanze, a fronte di una richiesta di accesso nel Tempio, potrebbe essere stato dato un ordine di assenso a chi stesse a guardia dell’ingresso. In ambito maschile, questo sarebbe indirizzato allo Hieroceryx che per tradizione, tende ad identificarsi con il capo degli araldi sacri nei misteri di Demetra, in Eleusi. Il suo compito era quello di separare tutti i profani dalle altre persone iniziate. Nella liturgia femminile, tale disposizione la si sarebbe data alla Sibilla Cumana, in analogia alla figura della immortale, somma sacerdotessa italica, la quale presiedeva l’oracolo di Apollo (divinità solare ellenica) che l’amava particolarmente e di Ecate (antica dea lunare pre-ellenica), dea della magia, degli incantesimi e dei viaggi tra il mondo dei morti e quello degli dei.
Solo a seguito di un loro controllo, il richiedente potrebbe essere stato ammesso nel Tempio purificato da un Hydranos (sacerdote purificatore dell’acqua nel culto di Demetra ma analogico a una figura come quella del Battista) nel percorso maschile, e in quello femminile, da una Sibilla Delfica (profetessa che stava presso il santuario del dio Apollo, a Delfi, e posseduta dallo spirito del dio prevedeva il futuro; è stata dipinta anche da Michelangelo nella Cappella Sistina).
Poi, si potrebbero notare subito evidenti e particolari differenze tra l’approccio maschile e quello femminile.
Nel primo caso, il soggetto si presenterebbe mostrando di aver già appreso almeno un poco, i primi rudimenti dell’Arte. Sarebbe già senza alcuni veli che inizialmente, anche tramite i “rumori” delle passioni, gli ottenebravano pesantemente la mente, ma altre di quelle sarebbero ancora abbastanza presenti e caratterizzerebbero i particolari aspetti della personalità maschile. Inoltre, a fronte di una precisa indagine, si evidenzierebbe con un’attività cerebrale ancora prevalentemente deduttiva, dal momento che in quella fase, si ritroverebbe abbastanza carente d’immaginazione e ancora di più d’intuizione (a tal proposito, non è opportuno dimenticare mai di cercare di acquisire almeno culturalmente cosa possa rappresentare la Sephiràh Chokhnah collocata nella grande Triade, nel mondo di Azilut); da qui la necessità per lui, di tentare anche un progressivo, misurato, consolidamento di quanto potrebbe essere stato forse precedentemente fluidificato in modo indispensabile.
Nel secondo caso, la postulante pur avendo appreso una parte delle virtù previste, verrebbe considerata decisamente non pronta (in effetti non lo è affatto) dalle Sorelle che si accingerebbero ad accoglierla e la simbologia legata alla modalità con cui verrebbe fatta entrare (ancora bendata e forzatamente impossibilitata ad agire), lo testimonierebbe (sulla simbologia di tali modalità ci sarebbe molto da disquisire). Infatti, le prove a cui verrà sottoposta, saranno caratterizzate da un impatto psicofisico probabilmente più intenso di quello maschile. Esiste la necessità per l’adepta, di percepire velocemente e con chiarezza per lei disarmante, le debolezze della sua natura femminile. Occorre coraggio per tentare, ad esempio, di affrontare subito anche solo un minimo impatto con una prima purificazione ignea che tende a bruciare ogni scoria residua.
Nel percorso maschile, ad un certo punto, farà la sua comparsa un Ceryce, ovvero un sovrintendente alle cerimonie che si collega idealmente, oltre che al divino messaggero degli dèi, anche ai sacerdoti araldi, custodi dei segreti, legati al culto di Demetra.
Costui accompagnerà il neofita in una serie di viaggi esteriori dalla precisa connotazione simbolica, per ricondurlo a quelli interiori, in modo tale che la sua “pietra” possa poi essere misurata, scalpellata, sgrossata, scardinata, perforata, ecc. Questo, mentre sarà sollecitato a prendere progressiva coscienza di essere personalmente limitato nelle capacità percettive, avendo naturalmente a disposizione solo quelle sensoriali, di cui è però opportuno avere piena consapevolezza, ma anche a stupirsi della bellezza delle variabili che caratterizzano le opere derivate dalla virtuosa creatività umana, in sintonia con lo sviluppo mentale ed esecutivo, sia scientifico, che artistico, sempre collegato all’armonica necessità di tentare di conoscere la realtà anche tramite lo strumento filosofico.
Contemporaneamente a queste esperienze del neofita, il Ceryce, nelle sue funzioni sacerdotali, attiverà teurgicamente, tramite l’accensione di alcune fiammelle “luminose”, la magica sequenza spirituale prevista; questo consentirà poi di far risplendere la stella ad Oriente e a visualizzare l’intrecciarsi di un compasso con una squadra.
Sulla via femminile, tutto si configurerà in modo decisamente differente. Dopo una prima prova di coraggio, la postulante si ritroverà sola al buio ma armata, al fine di difendersi da eventuali pericoli. Qualcuna, come colei che impersona il ruolo di Sibilla Libica, forse la più antica di tutte (quindi, nella funzione di esperta), avrà provveduto a supportarla, a renderla più libera nell’azione e ad armarla, ma anche ad avvertirla che da quel momento avrebbe dovuto prestare molta attenzione e riflettere prima di agire.
Infatti qualsiasi decisione sarebbe stata solo sua e non le sarebbero stati consentiti sbagli.
Michelangelo dipinse questa Sibilla nella cappella Sistina, in una posa che potrebbe dare l’idea di una figura femminile quasi in atteggiamento “serpentino”, in atto di librarsi verso l’alto.
Poi continuando, forti rumori improvvisi (eventuale simbologia dei tumulti anche interiori) potrebbero aver suscitato un forte desiderio di liberarsi da ciò che rendeva la richiedente ancora cieca ma un repentino intervento vocale, occulto, le avrà impedito di farlo, mentre in quelle condizioni di cecità, sarebbe stata sospinta dall’esperta, verso il punto in cui avrebbe dovuto affrontare prove particolari.
È in questa fase che fa la sua comparsa un nuovo e molto importante elemento sconosciuto, difficilmente identificabile, ma subdolamente seduttivo e tentatore. Avrà quasi sempre gioco facile nell’utilizzare le bramosità passionali, più o meno cupide, della postulante per indurla, sempre in quella condizione di non vedente (interiore ed esteriore), a commettere un primo disonesto errore. Allorché quest’ultima sollecitata a prendere coscienza di che cosa avesse fatto, riuscisse, seppur in modo emotivo, a rimuovere ciò che le impediva di vedere, si constaterebbe che anziché prendere coscienza delle personali responsabilità, di fronte alla realtà ormai visibile in modo ineludibile, tenderebbe a seguire un impulso rabbioso che la indurrà a commettere inevitabilmente un secondo errore.
È in quel frangente che la postulante si accorgerà chiaramente di non essere mai stata sola e di essere stata continuamente osservata da coloro che poi le evidenzieranno la necessità di prendere coscienza, proprio dai suoi errori, della evidente personale debolezza suscettibile di subire condizionamenti esterni a causa dell’emotività e delle particolari passioni così strettamente connaturate alla sua natura femminile. Forse inizierà ad intuire l’assoluta necessità di conoscere sé stessa per poter poi conoscere gli altri. Per riuscirci, la base di partenza, sarà quella di percepire coscientemente, con efficacia, ciò che Madre Natura le ha sensorialmente messo a disposizione.
Contemporaneamente dovrà ritrovare in sé stessa il soffio divino (forse il Ruach kabbalistico) che in funzione di una sua auspicabile evoluzione interiore, le permetterà di usufruire intelligentemente, con volontà sempre più limpida, di quegli strumenti naturali. Però, senza scordare che a partire da tutto questo, sarà presente, come aiuto della Provvidenza, anche un intermediario “angelico” (uno degli Ishim) con funzioni di stimolatore della coscienza. Ad ogni modo, sarà per lei opportuno essere sempre prudente, perché non ci sarà solo quello ma bensì da quel momento, sarà presente anche un’altra figura angelica, però un pochino inquietante e da non sottovalutare mai, di cui, come in alcuni passi della Bibbia, non viene specificato il nome; di solito è un’entità poco disponibile a perdonare eventuali nuovi errori, rimanendo nella posizione di semplice esecutrice di volontà divine, superiori. Le possibili conseguenze di un suo intervento, saranno soprattutto inerenti agli stimoli che dalle funzioni tendenti tradizionalmente a provocare reazioni “evolutive”, potrebbero forse ricondursi a quelle semplicemente “punitive”, per altro sempre previste, così come potremmo riscontrarle culturalmente anche in alcuni punti di vista karmici, orientali, collegati alla ruota del ciclo di vita, di morte e rinascita, ma anche nelle raffigurazioni astrologiche del cielo natale di ognuno.
Ogni cosa che sino ad ora ho descritto sinteticamente, in modo semplicemente esemplificativo, potrebbe evidenziare la difficoltà che si presenta, non di rado, da parte di chi non conosca le nostre origini e meno che mai le nostre liturgie, nel volerci forzatamente ma inutilmente inquadrare (o escludere) in modo automatico, con altri precorsi sedicenti massonici, moderni.
Sarebbe altresì opportuno notare che in ogni momento, in ogni camera, tendiamo a ritrovare lo spirito costruttivo dell’uomo originato dal Supremo Artefice dei Mondi, ovvero dal Grande Architetto dell’Universo; il linguaggio orale e scritto che utilizziamo, potrebbe essere considerato una nostra prima manifestazione di risposta alla predisposizione dell’eterno, divino, ciclo architettonico che riguarda ogni cosa esistente.
Infatti, durante una celebrazione rituale, non c’è (come purtroppo accade in alcune situazioni) solo interesse per una recita, per l’esecuzione pratica di uno psico-dramma più o meno intrigante, ma si evidenzia anche o soprattutto una predisposizione intima, naturale, per un particolare modo di apprendere e di sentire ciò che si sta facendo non solo sul piano fisico. A questa attitudine per un peculiare modo di camminare, nelle nostre modalità si manifesta un insegnamento che ci piace intuire non abbia solo origine umana.
È uno specifico modo di acquisire e istruire ciò che riguarda una medesima cosa, ovvero: l’Arte di rispondere dal basso verso l’alto, dopo aver beneficiato di ciò che discende dall’alto; è qualche cosa che si si verifica simultaneamente, per cui se non vi fosse vocazione nel voler “conoscere” non vi sarebbe neanche insegnamento.
Il Tempio della Piramide, come in Oriente, per noi evidenzia un luogo dell’unione tra Spirito e materia, tra umanità e Supremo Artefice, dove si connota e si sviluppa la vena misteriosa, iniziatica. Si tratta di qualche cosa realizzabile non tanto come disciplina, quanto come attitudine del pensiero interagente tra cuore e mente, tendente alla virtù.
Nel citare i vari personaggi di cui sopra, ne vengono identificati alcuni che sono presenti in modo particolarmente “attivo” nei nostri lavori, ma non va scordato che i riferimenti ai cosiddetti “misteri: piccoli e grandi”, tendono però a rimanere sempre coordinati armonicamente nelle analogie con i percorsi ultraterreni egizi.
Infatti, si potrebbe notare che quella specie di purificazione che anticamente si svolgeva in primavera nel mese di Antesterione (ottavo mese del calendario attico nell’antica Grecia), potrebbe forse trovare analogie con l’ingesso e l’immersione egizia nel Dwat ma anche con quella astrologica sotto il piano dell’orizzonte, la quale poi, vedrebbe nella profondità solstiziale estiva dell’Imum Coeli, sia il massimo dell’esplorazione nella “nigredo”, che l’ingresso attraverso la porta degli uomini nella caverna cosmica.
Diverso era il momento consacratorio e si svolgeva in autunno nel mese di Boedromione (settembre-ottobre). Anche in questo caso, le analogie potrebbero armonizzarsi con l’uscita dalla situazione oscura per dirigersi verso la soglia albeggiante, in direzione dell’Amenti egizio in cui RA-Harakthe avrebbe trovato poi a livello apicale, il massimo splendore. Ciò in analogia con una rubra fissazione o con l’uscita dalla porta degli dei, oppure in analogia solstiziale, con l’elevazione spirituale, invernale, del Medium Coeli astrologico.
Colgo l’occasione per evidenziare alcune curiosità, ovvero che per partecipare in ambito greco-romano a questi misteri, bisognava giurare il voto di segretezza.
È una modalità che sembrerebbe essere sopravvissuta, in qualche modo, anche ai giorni nostri.
Inoltre è intrigante notare come anche nella “Tempesta” di Shakespeare, la scenografia che Prospero evoca per celebrare il trionfo di Miranda e Ferdinando, sembrerebbe fare eco agli antichi Misteri e che quell’opera teatrale sia così ricca, tra entità di ogni foggia, di immagini esoteriche di alchimia e ermetismo.
Ai nostri lavori, come sopra accennato, partecipano vari personaggi dai nomi simbolici, riconducibili a molteplici funzioni; ad esempio: Mistagogo, Ceryce, Hierotolista, Odos, Sibille di vario tipo, Profeta, Hydranos, Yzed, Hieroceryx, ecc.
Li cito nuovamente perché, anche se poche, varie cose sono già state scritte sui nostri Misteri, solo gli iniziati che abbiano camminato correttamente sanno cosa possa celarsi sotto la superficialità del testo liturgico delle camere a cui hanno accesso; quindi, questo vale anche per le azioni cerimoniali, apparentemente semplici, che si compiono, per le simbologie che si mostrano, per le cose che si pronunciano.
Ad ogni modo, è straordinariamente importante ricordare che il primo importante fine nell’arte è conoscere sé stessi e perciò non a caso negli esempi di cui sopra, sono stati indicati tra i primi oggetti di studio: i cinque sensi, ovvero quegli strumenti che uniscono il mondo esterno al nostro “Io” più intimo.
Ovviamente, si potrebbe intuire e poi dedurre che da queste indicazioni discendano sovente consigli figurati, contraddistinti da un ricco significato allegorico. Così, un adepto (maschio e/o femmina) desideroso della conoscenza, dovrà sempre cercare di intuire quanto si cela dietro il velo del linguaggio simbolico, anche o soprattutto quando possa sembrare limitarsi a semplici descrizioni di cose apparentemente banali.
Concludo così, per ora, riproponendo cautamente ancora il suggerimento iniziale; ovvero che: “è opportuno evitare di lasciare intendere che noi si possa essere genericamente e banalmente compresi, senza alcune importanti distinzioni, in quelle ipotesi muratorie che ormai, in questa bizzarra modernità, appaiono sempre più differenti dalle modalità e dagli obiettivi del nostro cammino”.
Renato Salvadeo (S⸫G⸫ H⸫ S⸫ G⸫ M⸫)
L’articolo è contenuto nel numero di Agosto/Settembre 2023 della nostra rivista Alla Ricerca del Sé. Scarica tutto il numero.
Sarebbe altresì opportuno notare che in ogni momento, in ogni camera, tendiamo a ritrovare lo spirito costruttivo dell’uomo originato dal Supremo Artefice dei Mondi, ovvero dal Grande Architetto dell’Universo; il linguaggio orale e scritto che utilizziamo, potrebbe essere considerato una nostra prima manifestazione di risposta alla predisposizione dell’eterno, divino, ciclo architettonico che riguarda ogni cosa esistente.
Attorno all’Ara dei Giuramenti, nel cuore del Tempio, sono disposti strumenti simbolici che rappresentano tappe e funzioni del lavoro interiore. Ogni attrezzo muratorio richiama un’azione da compiere su sé stessi, nel percorso di trasformazione spirituale.
• Il Filo a Piombo orienta verso l’equilibrio interiore: invita a calarsi nel proprio asse verticale per discernere ciò che è saldo da ciò che è instabile, essenziale per ogni cammino iniziatico.
• Il Mazzuolo rappresenta la forza volontaria, la spinta risoluta che segue una scelta consapevole e virtuosa.
• Lo Scalpello simboleggia il discernimento e la precisione: senza di esso, ogni colpo rischia di essere cieco, danneggiando invece di perfezionare.
• La Livella esorta a costruire con misura, portando armonia tra le parti, sia interiori che esteriori. È lo strumento dell’equilibrio raggiunto.
• Il Regolo permette di valutare proporzioni, coerenza, giustizia. Invita a confrontare la propria opera con un modello superiore di ordine.
• La Leva allude all’azione ponderata: forza che muove ciò che è pesante, ma solo se guidata dalla coscienza e da un punto di appoggio ben compreso.
• La Cazzuola è simbolo della volontà costruttiva in chiave altruistica: unisce, armonizza, cementa legami su basi spirituali.
• La Pietra Grezza, posata a terra, rappresenta l’uomo nella sua condizione naturale, ancora da lavorare, dominato da istinti e automatismi (Nefesh).
• La Pietra Cubica a punta, scolpita e orientata, simboleggia l’iniziato che ha compiuto un cammino reale, innalzando la propria anima verso Neshamah, la coscienza superiore.
L’Ara del Giuramento, al centro del Tempio, ha forma quadrata, simboleggiando la stabilità e il mondo manifestato. Il rivestimento in tessuto azzurro, proprio del Grado di Apprendista, evoca il cielo originario e lo stato potenziale della Creazione.
Su di essa si compiono gli atti fondanti del Lavoro rituale: si prestano i giuramenti, si depone il Libro della Legge Sacra, sovrapposto dalla Squadra incrociata al Compasso, e si accendono le Luci della Menorah, il candelabro a sette bracci della Tradizione ebraica. Le sue fiamme possono essere lette in chiave cabalistica come le sette Sephirot inferiori, oppure associate ai sette giorni della Creazione, ai sette chakra o alle scale armoniche.
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