Da sempre, abitando vicino al mare, quando mi concedevo, ogni tanto, una passeggiata sulla spiaggia a fine stagione, non era raro che provassi meraviglia nel percepire i quattro elementi: acqua, terra, aria, fuoco presenti nell’ambiente. Ne avvertivo la loro armonia; si trattava di momenti in cui la natura era benigna e regalava pace, respiro, ossigeno, iodio, salsedine, odori di muschio, di resina, della pineta circostante. Si poteva respirare a pieni polmoni la dolce brezza dell’aria e ricaricarsi di energia.
Era istintivo provare sensazioni di pace nel silenzio circostante, ascoltare la risacca cadenzata del mare e verso il tramonto, percepire il sole che accarezzava con raggi leggeri. Nell’assaporare le giornate autunnali, si poteva apprezzare anche la pioggia leggera ritmica, che scendeva calma e piacevole.
Quando poi ho avuto l’opportunità di viaggiare un poco, ho scoperto altri punti d’osservazione, tramite i quali sono riuscita a guardare certi paesaggi da mozzafiato che mi hanno fatto sentire così impercettibile, insignificante. Nel guardare la bellezza di tutte quelle immensità: boschi, foreste, erba, laghi, mare, insenature che ancora ricoprono per fortuna molta parte del pianeta, visti dall’alto sembriamo tante piccole formiche in movimento,
Nel nostro percorso iniziatico, i ricercatori che, tra le varie materie, si dedicano anche allo studio dell’alchimia (tenendo conto di ciò che può accadere nel nostro tempio interiore), possono avere riscontrato come nei testi antichi, un Atanor fosse considerato il crogiuolo per tutte le sostanze materiali collegate analogicamente a quelle spirituali. Quindi, anche quale fosse l’importanza degli elementi presenti in natura, la loro influenza nella trasformazione, sia interiore, che esteriore dell’essere umano. Questo, considerando essenziale che gli esseri viventi nel creato possano ritrovare armonia attraverso le leggi universali nelle quali l’alchimia stessa cerca di rispecchiarsi.
Coloro che hanno qualche anno in più, potrebbero ricordarsi che nel passato l’ambiente sembrava mostrarsi meno disordinato e inquinato. Episodi di caos e di disarmonia negli elementi naturali ci sono sempre stati, ma ora si presentano con episodi sempre più frequenti. La natura sembra mostrare il suo lato maligno in tutto il mondo esistente. Sembrerebbe come arrabbiata, violenta e molto distruttiva.
Ci si ricorderà che l’estate (almeno qui da noi), si presentava sino ad alcuni anni addietro, come un periodo di rigenerazione; dopo la chiusura e il letargo invernale (periodo anche molto freddo), si stava all’aria aperta per non meno di sei mesi durante l’anno.
Ora in estate, è abbastanza problematico restare in un ambiente esterno, con le temperature che possono avvicinarsi ai quaranta gradi (a volte anche superarli). L’aria si presenta calda, afosa, umida, poco irrespirabile, mentre l’acqua del mare può ritrovarsi improvvisamente inquinata da elementi, sia chimici, che fisiologici e poi, come nei tempi antichi dove esistevano paludi e acquitrini, ora siamo stati invasi da zanzare purtroppo anche con abitudini diurne.
In alcuni periodi, l’alternativa esistenziale che ci si propone sempre più spesso, è quella di soggiornare giorno e notte, chiusi in ambienti con i condizionatori accesi (sembra siano divenuti purtroppo indispensabili); poi però, si ha la sensazione di essere prigionieri all’interno di un frigorifero sempre acceso.
Mi chiedo sempre più spesso come si possa conciliare una ricerca armonica, all’interno di un equilibrio psico-fisico, mantenendo una sorta di contatto con i quattro elementi. Mi riferisco ovviamente anche alle possibilità di una corretta respirazione, del rilassamento, mentre si è immersi in aria sempre più tossica e velenosa.
Il nostro sistema fisico è oggettivamente sottoposto ad uno stress continuo e forse come conseguenza, se non ci siamo evoluti spiritualmente come nel caso dell’applicazione corretta del nostro metodo che consente riequilibri continui del rapporto mente-anima-corpo, restiamo normalmente coinvolti anche in malattie strane: allergie, tumori, ecc. che non sembrano essere più una eccezione.
L’ambiente che ci circonda presenta alterazioni rispetto a quello a cui eravamo abituati. Ci appare sempre meno naturale; è come se ci stesse consumando (depressione, incombenze esagerate, malattie). Però, dovrebbe accendersi un segnale di allarme, quando nella giornata (sempre di corsa) non si riesce più ad avere un po’ di tempo per sé stessi. Per noi ad esempio, dovrebbe essere quello indispensabile per: pensare, meditare, ricercare un contatto con l’ambito metafisico, per una preghiera, per la stessa regolare frequentazione dei lavori, ecc.
La materia legata alla sopravvivenza esige un adattamento fisico e sociale al quale forse non tutti sono predisposti facilmente, così ci riprende con le sue prigioni che però, come ricercatori spirituali, dovremmo riuscire ugualmente ad esplorare (nigredo, piombo, macerazione).
D’altronde, è una scelta quella di vivere prevalentemente alla ricerca di una mondanità sociale. Sarà opportuno comprenderlo.
Immagino che come conseguenza, l’ipotesi di riuscire a conseguire un’eventuale comunicazione molto personale e intima con il mondo sovrasensibile, non abbia affatto successo e neppure porti alcun aiuto. Così, si resta passivi all’interno delle leggi della dualità con tutte le sue conseguenze.
Tra queste difficoltà, si mostra particolarmente difficile anche la ricerca del silenzio, sia fisico, che mentale.
Siamo inseriti in un contesto in cui le macchine predominano immergendoci in flussi di onde elettro-magnetiche e di energie particolari.
Proviamo a pensarci per un attimo. Ad esempio esteriormente: la mattina preparando la colazione e il pranzo, attiviamo: microonde, frullatore, gas, oppure piastre a induzione, ecc. mentre il frigorifero è perennemente acceso. Per la pulizia e altro: fon per capelli, lavatrice, asciugatrice, caldaia, condizionatori, aspirapolvere. Al fine di mantenere i nostri contatti, eccoci attivare: computer, telefono, televisore, radio, carta di credito. Infine, uscendo, usufruiamo di: auto, motociclette, bici elettrica, traffico, treni, bus, aerei. Siamo immersi in rumori, rumori e ancora rumori.
Sono ovviamente tutte automazioni preziose. Infatti, se capita che si rompano, se ne sente subito un vuoto, una mancanza. Sembrerebbe essersi già creata una dipendenza di cui non si riesce più fare a meno.
Se però ci si fermasse un attimo a guardarci attorno e a pensare, potremmo notare come è cambiata la nostra vita solo rispetto ad una cinquantina di anni fa. Sono praticamente spariti tantissimi mestieri artigianali e agricoli; a causa dell’industrializzazione, spesso non conviene più aggiustare un prodotto.
Neppure le cosiddette classi sociali sono rimaste le stesse; ad esempio gli stereotipi di: poverissimi, poveri, borghesia e super ricchi,
Però, nel passato anche le classi povere potevano realizzarsi socialmente seppure con un lavoro umile, per lo più collegato alla natura e alle sue esigenze. Ora tutto questo è messo in dubbio.
Le scoperte della scienza e delle tecnologie, avrebbe dovuto rendere la vita più facile e sviluppare un maggior grado di conoscenza, libertà e benessere per tutti; invece si ha come la sensazione di sentirsi sempre più oppressi.
La quotidianità ci mette purtroppo in evidenza anche un’espansione tecnologica rivolta in senso negativo all’utilizzazione di armi, alle guerre informatiche, con una conseguente produzione di ulteriore inquinamento quantitativo e qualitativo.
Ci si potrebbe, o meglio dovrebbe, chiedere come con il trascorrere del tempo, stia reagendo il nostro cervello e quale sia veramente la qualità dei nostri pensieri.
In un ambito iniziatico si ricordano spesso, forse a sproposito, i concetti di scelta e di libero arbitrio ma rimanendo però immersi nella quotidianità in tutti questi rumori o con un certo tipo di sollecitazioni continue e ripetute, come per esempio anche quelle della pubblicità; le quali, se siamo distratti ci si fissano nel subconscio.
È innegabile che si tratti di induzioni utili per il commercio, il quale se rallenta, provoca danni alle aziende produttrici. Però ci condizionano pesantemente: usa e getta, acquista quello, mangia questo ecc., se non lo fai non vali niente. Creano purtroppo aspettative e continui desideri non sempre realizzabili per chi non riesca ad usufruirne e una eccedenza di prodotti commerciali da smaltire.
È un circolo che si chiude su sé stesso; la pubblicità e i vari messaggi manipolanti che influenzano i media, l’arte, il cinema, i video, le riviste, i libri, ecc. creano spesso frustrazione.
Se non possiedi determinate cose: telefonino ultimo grido, auto più moderna, vestiti, gioielli, ecc. sei “fuori” socialmente.
Sembra che lo si immagini anche se non si possono esibire determinati certificati di laurea (però spesso decisamente bizzarri e conseguiti chissà come), oppure se non si è ricchi o famosi (non importa come e in che modo lo si sia diventati) e se non si esibisce uno “status” non solo da manager ma almeno di dipendente a livello professionale apicale.
Se per caso non si fosse inseriti in uno di questi casi, allora si dovrebbe essere dei creativi (per lo più sedicenti, e qui spesso si apre un ventaglio di semplice follia, senza alcuna vera qualità), sempre solo per essere ammirati, accettati (per risolvere il solito trauma più comune, indotto in questa strana modernità). Eppure in un passato anche abbastanza recente, un semplice lavoro, onesto, normale, era sufficiente per avere una vita sociale dignitosa.
Alcuni si indebitano in modo eccessivo pur di avere una auto da sfoggiare oppure per un nuovo particolare oggetto reclamizzato.
Inoltre, la maggior parte delle persone non vive più in un ambiente naturale; è già una fortuna per chi possiede un piccolo giardino.
Nel caso di chi si ritrovi ad essere stato accolto in un ambiente iniziatico come il nostro, mi chiedo come siano ancora percepiti veramente alcuni concetti come, ad esempio: onore, virtù, modestia, reputazione, ipocrisia, consuetudini.
In alcuni casi, mi sembra di intuire che esista qualche necessità per risolvere il problema di una probabile schizofrenia esistenziale. Credo che sarebbe opportuno tentare di ritrovare una mediazione, un compromesso, tra ambiente, anima, mente, e corpo. Quest’ultimo vive, dipende, scambia e si nutre con le energie della natura.
Se un nostro spazio territoriale sta male, noi stiamo male e viceversa.
Non occorre certamente enfatizzare un idilliaco ritorno alla natura che, tra l’altro, si manifesta da sempre in un terribile equilibrio tra prede e predatori, ma è complicato riuscire a trovare una nuova mediazione.
Molti sostengono che la nostra società sia decadente, alla ricerca solo di un benessere materiale, senza più una sana spiritualità salvifica; quindi sarebbe malata o fanatica. Però non scordiamo che sino a metà del secolo scorso, molte persone morivano verso i cinquanta anni per cattiva nutrizione e fatiche. Alcune manifestazioni odierne hanno radici e conseguenze da quei problemi. Le degenerazioni hanno sempre delle cause concrete; basta non dimenticarsene.
In questa modernità, anche nella nostra cittadina prima tranquilla ed accogliente (ho vissuto l’infanzia senza che ci fosse mai necessità di chiudere a chiave la porta di casa), si sono manifestati in modo crescente: rapine, furti e violenze. Un poco alla volta sono comparsi: inferiate, sistemi di allarme e telecamere ovunque. Penso ai tempi in cui si poteva lasciare aperta l’auto ed era consueto per chiunque dare o avere dei passaggi in auto.
Nuovi flussi di persone estranee alla consueta popolazione, uniti alle manipolazioni informative dei “media”, hanno generato nuove esigenze ma anche molte differenti paure.
La paura si è insinuata in tutti provocando allarme e disagio crescente. Non ha favorito certamente la predisposizione all’empatia verso chi non si conosce e di cui ci si preoccupa soprattutto per le possibili capacità predatorie.
Inoltre, c’è vendita di droghe di tutti i tipi e di psicofarmaci. Quindi è oggettivo che molti ne facciano uso. Però, è noto che certe sostanze, che lo si voglia o no, bruciano progressivamente il cervello; così, di nuovo, si è creata ovunque ulteriore disarmonia, uno squilibrio tra la ricerca di una falsa libertà di trasgressione e il timore di una repressione percepita come moralistica, esagerata.
Sarebbe indispensabile ricercare un equilibrio in questo caos esistenziale, cambiare la prospettiva in funzione della quale, l’esempio vincente non sia il ribelle distruttivo, il malvagio, il furbo, il predatore senza scrupoli; tutti a discapito dell’ingenuo manipolabile o del giusto, entrambi considerati dei perdenti.
Forse, anche attraverso strutture iniziatiche come la nostra si potrebbe tentare di rigenerare speranza. Lo si potrebbe fare con esempi positivi che riconcilino con sé stessi e con il mondo circostante, poi con impegni nel realizzare eventuali personali progetti che abbiano origine da sogni non distruttivi. Dovrebbero far sentire bene, felici, realizzandosi per le scelte fatte, in armonia con la propria coscienza. Sarebbe un percorso di crescita, personale (conosci te stesso).
La vita è una esperienza incredibile, un viaggio in questo strano universo, in cui occorre non perdere troppo tempo, e poi svegliarsi, soprattutto per chi faccia un percorso come il nostro, in un periodo così strano e imprevedibile, con le sue esperienze positive e i suoi momenti negativi, in cui ci si potrebbe sentire messi alla prova (ma senza avvelenarsi con rancori) in cui sarebbe percepibile la sensazione di essere sotto osservazione allorché ci siano reazioni di fronte a certi ostacoli.
Se si considera l’essere umano come un animale pensante ma non solo (c’è il mistero dell’anima e dello spirito), questi può forse modificare le proprie sorti.
Esiste un’ipotesi (forse solo fantasiosa) di tante menti consapevolmente pensanti, collegate tra loro verso la creazione di una onda energetica generale (non violenta, non distruttiva, non arrabbiata, ma equilibrata in modo assertivo all’interno del solito conflitto esistenziale). Questa, forse, potrebbe espandersi, orientandosi verso il “bene”, verso un possibile miglioramento dell’umanità e non verso la sua probabile, fallimentare, estinzione.
L’articolo è contenuto nel numero di Novembre 2025 della nostra rivista Alla Ricerca del Sé. Scarica tutto il numero.
In alcuni casi, mi sembra di intuire che esista qualche necessità per risolvere il problema di una probabile schizofrenia esistenziale. Credo che sarebbe opportuno tentare di ritrovare una mediazione, un compromesso, tra ambiente, anima, mente, e corpo. Quest’ultimo vive, dipende, scambia e si nutre con le energie della natura.
Se un nostro spazio territoriale sta male, noi stiamo male e viceversa.
Attorno all’Ara dei Giuramenti, nel cuore del Tempio, sono disposti strumenti simbolici che rappresentano tappe e funzioni del lavoro interiore. Ogni attrezzo muratorio richiama un’azione da compiere su sé stessi, nel percorso di trasformazione spirituale.
• Il Filo a Piombo orienta verso l’equilibrio interiore: invita a calarsi nel proprio asse verticale per discernere ciò che è saldo da ciò che è instabile, essenziale per ogni cammino iniziatico.
• Il Mazzuolo rappresenta la forza volontaria, la spinta risoluta che segue una scelta consapevole e virtuosa.
• Lo Scalpello simboleggia il discernimento e la precisione: senza di esso, ogni colpo rischia di essere cieco, danneggiando invece di perfezionare.
• La Livella esorta a costruire con misura, portando armonia tra le parti, sia interiori che esteriori. È lo strumento dell’equilibrio raggiunto.
• Il Regolo permette di valutare proporzioni, coerenza, giustizia. Invita a confrontare la propria opera con un modello superiore di ordine.
• La Leva allude all’azione ponderata: forza che muove ciò che è pesante, ma solo se guidata dalla coscienza e da un punto di appoggio ben compreso.
• La Cazzuola è simbolo della volontà costruttiva in chiave altruistica: unisce, armonizza, cementa legami su basi spirituali.
• La Pietra Grezza, posata a terra, rappresenta l’uomo nella sua condizione naturale, ancora da lavorare, dominato da istinti e automatismi (Nefesh).
• La Pietra Cubica a punta, scolpita e orientata, simboleggia l’iniziato che ha compiuto un cammino reale, innalzando la propria anima verso Neshamah, la coscienza superiore.
L’Ara del Giuramento, al centro del Tempio, ha forma quadrata, simboleggiando la stabilità e il mondo manifestato. Il rivestimento in tessuto azzurro, proprio del Grado di Apprendista, evoca il cielo originario e lo stato potenziale della Creazione.
Su di essa si compiono gli atti fondanti del Lavoro rituale: si prestano i giuramenti, si depone il Libro della Legge Sacra, sovrapposto dalla Squadra incrociata al Compasso, e si accendono le Luci della Menorah, il candelabro a sette bracci della Tradizione ebraica. Le sue fiamme possono essere lette in chiave cabalistica come le sette Sephirot inferiori, oppure associate ai sette giorni della Creazione, ai sette chakra o alle scale armoniche.
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