Venit in tempore opportuno.

Mi appresto a scrivere il diario di questo mio scorso anno di vita in cui questa stessa è cambiata, lentamente e profondamente, da molteplici punti di vista, paralleli e separati ma allo stesso tempo convergenti in alcuni punti.

E iniziamo dal primo punto, quello di partenza che sancisce l’inizio, ma anche la fine, un Uroboro dove la morte corrisponde con la rinascita in quell’unità degli opposti, il tempo ciclico e l’eternità e ancora, il continuo processo di perfezionamento interiore. Ebbene il 12 luglio di un anno fa entrai per la prima volta nel Tempio tra ansie e paure. Sentimenti figli di quell’idea di non essere all’altezza di un percorso così profondo, sebbene fortemente voluto da me.

Quel giorno non vedevo con gli occhi ma sentivo con la mente, non conoscevo nessuno ma percepivo che avevo trovato una famiglia. Si. L’ho percepito subito, e l’ho percepito in maniera travolgente. Ho scritto, poi ho camminato e fatto molte cose senza mai vedere ma sempre guidato da chi, da lì a poco, sarebbe diventato mio Fratello. I Miei Fratelli. Fratelli che in pochi minuti hanno concentrato in me delle emozioni che nel mondo profano non si riuscirebbero a sviluppare in decine di anni, anzi, non si potrebbero mai sviluppare.

Chi leggerà queste mie parole, parole scritte con un linguaggio più profano che massonico dato il mio status di grado e di fatto da Apprendista, non percepirà nulla di nuovo e nulla di strano nel sentire parlare di Legami massonici. Per qualcuno, ignorante, invidioso e supponente, la Massoneria è qualcosa da evitare, o da ripudiare, o è qualcosa che serve gli interessi o è deviata. Oppure è tutto. Per chi non l’ha vissuta potrebbe essere questo. E sono onesto, perché l’ho imparato anche io, nel corso dell’ultima tornata afferente al tema del Solstizio d’Estate, che bisogna avere il coraggio della Verità. Forse un po’, nel profondo, potevo covare un lontano pensiero nascosto che poteva essere ricondotto a qualcosa del genere. Anche io. Forse. Non lo so. Non ne sono sicuro. Ma se così fosse stato, è svanito al primo triplice Fraterno abbraccio.

Ogni Tornata è stata un tourbillon di emozioni e riflessioni, di interrogativi, di domande, di perché simbologici, di scoperte, di luce, di vita nuova.

Ma facciamo un passo indietro. Uroboro. La fine e l’inizio. La fine di un percorso profano e l’inizio di un percorso muratorio, che ha un intenso sviluppo all’interno del Tempio ma forti ripercussioni all’esterno. Un riverbero guidato dall’azione del maglietto e dello scalpello, la volontà e il lavoro necessario per perfezionare sé stessi. Riflessione quotidiana, pietra grezza che prende forma, che pian piano leviga le asperità.

Il lavoro dell’Apprendista è, a mio avviso, il lavoro più bello, perché l’Apprendista impara, apprende, ascolta, cresce. Anche se il mio Venerabile Maestro Potentissimo Gran Conservatore Vincenzo Felice Napolitano Mirizio (e su di lui, solo per lui, avrei un capitolo da scrivere solo per quest’anno) afferma con continuità “si è sempre Apprendisti”, sedersi al Settentrione, ascoltando e non parlando, è il momento di crescita più forte che si possa avere.

Ora, vorrei porre l’accento sui concetti massonici che, più di altri, hanno sortito in me una reazione e una riflessione maggiore.

Egregora. La Loggia riunita ha suscitato in me, sin dall’inizio, una forza spirituale che, unitamente alla forza simbolica particolarmente esplicitata nel rito Egizio, hanno costruito, de facto, quell’invisibile legame che non ha mai avuto bisogno di essere alimentato perché si autoalimenta quotidianamente e hanno sancito una continuità iniziatica nel tempo.

Fratellanza. La mia vita è stata caratterizzata, in quest’ultimo anno, da molto dolore, da tristi vicissitudini familiari, forti emozioni negative. Sentimenti forti e duri che mi hanno trascinato in un’oscurità mai provata. Un’oscurità che, e lo posso affermare con alto margine di certezza, non avrei superato, non così, non così prontamente, senza i miei Fratelli. I Fratelli tutti, ma con un primus inter pares. Il Fratello Vincenzo, con la Sua saggezza, conoscenza iniziatica, esoterica, filosofica, solo per dirne qualcuna, è stato sempre all’Oriente, mi portava a guardarlo, ad ascoltarlo, a osservarlo. E con lui, la Luce. Con le parole, con i fatti, con il pensiero. Un Fratello massone più prezioso di un fratello di sangue, e con questo non voglio detrire la figura del mio fratello di sangue, che ho, ma valorizzare in maniera forte quella del Fratello massone. Grazie Venerabile Maestro, grazie fratello Vincenzo.

Libertà. Ho attribuito grande importanza alla libertà di coscienza: ogni individuo deve poter formare le proprie convinzioni religiose, filosofiche e morali senza costrizioni. Ho apprezzato come l’obiettivo non fosse quello di uniformare il pensiero dei Fratelli, ma creare uno spazio in cui persone con idee diverse possano confrontarsi nel rispetto reciproco. Le riflessioni attinenti al Tema delle Tornate non prevedono una risposta. Ognuno parla e ognuno cresce. Il logos. Il dialogo è il mezzo attraverso cui la conoscenza si costruisce e si affina. Nessun individuo possiede la verità assoluta; ciascuno ne coglie solo una parte. Il confronto rispettoso tra persone con un pensiero diverso permette di ampliare la propria comprensione e di mettere alla prova le proprie convinzioni.

La ricerca della Verità. La verità è un ideale verso cui tendere, non un traguardo che si possa dichiarare definitivamente raggiunto. Io ho una conoscenza limitata della realtà, condizionata dalla mia esperienza, cultura e sensibilità. Per questo sto provando a imparare a mantenere un atteggiamento di umiltà intellettuale, riconoscendo che la mia comprensione può sempre essere ampliata, richiede la disponibilità a rivedere le proprie convinzioni alla luce di nuove esperienze, nuovi studi e del confronto con gli altri.

E così mi ritrovo nuovamente al punto di partenza. O forse, più correttamente, allo stesso punto di un anno fa, ma non più lo stesso uomo. È questo, probabilmente, il significato più autentico dell’Uroboro: non un cerchio che riporta semplicemente all’inizio, ma una spirale che, ad ogni ciclo, conduce più in profondità dentro sé stessi.

Un anno fa varcavo la soglia del Tempio con il timore di non essere all’altezza. Oggi quel timore non è scomparso, ma ha assunto un significato diverso: è diventato umiltà, consapevolezza della strada ancora da percorrere e della vastità di ciò che ancora non conosco. Ho compreso che non esiste un momento in cui si possa dire di essere arrivati, perché la ricerca della Verità non conosce un punto d’arrivo, ma soltanto nuove partenze.

Se dovessi riassumere questo primo anno con una sola parola, sceglierei gratitudine. Gratitudine verso i Fratelli, che mi hanno accolto e sostenuto; verso il Tempio, che mi ha insegnato il valore del silenzio e dell’ascolto; verso il Rito Egizio, che mi ha offerto strumenti per leggere prima di tutto me stesso. E una gratitudine particolare verso il mio Fratello Vincenzo, esempio vivente di come la conoscenza acquisti valore soltanto quando si trasforma in guida, servizio e Luce per gli altri. Esistono legami, infatti, che non possono essere sostenuti da una mera logica dell’interesse e della convenienza, ma la Fratellanza, unitamente all’amicizia, determinano un valore impareggiabile. 

So che la mia pietra è ancora grezza. Forse lo sarà sempre, perché ogni colpo di maglietto rivela un’imperfezione nuova e, insieme, una possibilità nuova. Ma oggi so anche che non sono più solo nel primo lavoro di sgrossatura: ogni Tornata, ogni simbolo, ogni parola ascoltata e ogni Fratello incontrato lasciano un segno destinato a rimanere.

Per questo guardo al futuro con la serenità di chi sa che il cammino continua. Fino a quando lo deciderà il mio Venerabile Maestro, continuerò a sedermi al Settentrione nel profondo silenzio dell’Apprendista, con il desiderio di imparare e con la convinzione che la vera Iniziazione non sia un evento accaduto un anno fa, ma un processo che si rinnova ogni giorno.

E, come il serpente che eternamente si rigenera divorando la propria coda, anch’io spero di continuare a morire alle mie certezze per rinascere ogni volta un uomo migliore, un Fratello migliore, un Libero Muratore sempre più degno della Luce che mi è stata affidata.

L’articolo è contenuto nel numero di Agosto Settembre 2026 della nostra rivista Alla Ricerca del Sé. Scarica tutto il numero.

DESCRIZIONE ARTICOLO:

Ogni Tornata è stata un tourbillon di emozioni e riflessioni, di interrogativi, di domande, di perché simbologici, di scoperte, di luce, di vita nuova.

CATEGORIE:

Attorno all’Ara dei Giuramenti, nel cuore del Tempio, sono disposti strumenti simbolici che rappresentano tappe e funzioni del lavoro interiore. Ogni attrezzo muratorio richiama un’azione da compiere su sé stessi, nel percorso di trasformazione spirituale.
Il Filo a Piombo orienta verso l’equilibrio interiore: invita a calarsi nel proprio asse verticale per discernere ciò che è saldo da ciò che è instabile, essenziale per ogni cammino iniziatico.
Il Mazzuolo rappresenta la forza volontaria, la spinta risoluta che segue una scelta consapevole e virtuosa.
Lo Scalpello simboleggia il discernimento e la precisione: senza di esso, ogni colpo rischia di essere cieco, danneggiando invece di perfezionare.
La Livella esorta a costruire con misura, portando armonia tra le parti, sia interiori che esteriori. È lo strumento dell’equilibrio raggiunto.
Il Regolo permette di valutare proporzioni, coerenza, giustizia. Invita a confrontare la propria opera con un modello superiore di ordine.
La Leva allude all’azione ponderata: forza che muove ciò che è pesante, ma solo se guidata dalla coscienza e da un punto di appoggio ben compreso.
La Cazzuola è simbolo della volontà costruttiva in chiave altruistica: unisce, armonizza, cementa legami su basi spirituali.
La Pietra Grezza, posata a terra, rappresenta l’uomo nella sua condizione naturale, ancora da lavorare, dominato da istinti e automatismi (Nefesh).
La Pietra Cubica a punta, scolpita e orientata, simboleggia l’iniziato che ha compiuto un cammino reale, innalzando la propria anima verso Neshamah, la coscienza superiore.

Al centro dell’Ara dei Giuramenti viene deposto il Libro della Legge Sacra, aperto sul Vangelo di San Giovanni. È il punto focale della cerimonia in cui si compie il Mistero del Rito Sacrificale: rappresenta il Verbo Divino e le leggi ineffabili della Creazione, che l’iniziato è chiamato a intuire e, per quanto possibile, comprendere.
Sopra di esso si collocano, incrociati, la Squadra e il Compasso: strumenti fondamentali del Lavoro interiore.
La Squadra indica la necessità di precisione etica e coerenza: invita a misurare ogni pensiero, scelta, parola e azione, avviando l’immersione cosciente nella Nigredo, prima fase dell’Opera alchemica.
Il Compasso, simbolo della coscienza attiva, orienta la connessione tra cuore e mente. Serve a purificare la parte ricettiva dell’anima, rendendola degna di ricevere la Luce e permettendo allo Spirito di prevalere sull’Io materiale.

L’Ara del Giuramento, al centro del Tempio, ha forma quadrata, simboleggiando la stabilità e il mondo manifestato. Il rivestimento in tessuto azzurro, proprio del Grado di Apprendista, evoca il cielo originario e lo stato potenziale della Creazione.
Su di essa si compiono gli atti fondanti del Lavoro rituale: si prestano i giuramenti, si depone il Libro della Legge Sacra, sovrapposto dalla Squadra incrociata al Compasso, e si accendono le Luci della Menorah, il candelabro a sette bracci della Tradizione ebraica. Le sue fiamme possono essere lette in chiave cabalistica come le sette Sephirot inferiori, oppure associate ai sette giorni della Creazione, ai sette chakra o alle scale armoniche.

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