Equinozio di Primavera, Colonne e Luci all’Oriente

Il primo Fuoco, quello dell’Ariete è alle porte, i giorni più luminosi e la natura stanno esplodendo di vitalità, come se si fossero ritirati da qualche parte a meditare durante l’Inverno per riempirsi di bellezza e di calore, allo scopo di riversarlo in seguito attorno a sé. Cerchiamo di apprezzare e percepire la quintessenza del fuoco dell’ariete, fuori di noi, ma anche dentro di noi, visto che il nostro corpo fa parte della Natura.

Cerchiamo anche di farne scorta, a poco a poco, per l’inverno che ritornerà, anche in questo caso, fuori di noi come dentro di noi. Mi vengono in mente i montanari che accumulano legna per le stagioni fredde e grazie a questa legna, grazie alla possibilità di scaldarsi, al sicuro e ben protetti, sono in grado, non solo di non soffrire il freddo, l’inverno, ma addirittura di apprezzarlo, di amarlo, come se fosse un caro amico.

È un consiglio ed un ammonimento che spesso elargisco a me stesso (con risultati più o meno buoni), quando si presenterà il freddo oppure il buio interiore che inevitabilmente farà la sua comparsa, attraverso difficoltà o stati d’animo tenebrosi.

Sii pronto, sii accorto.

Se riuscissimo ad interiorizzare e a non sprecare una parte del fuoco che sentiamo dentro in questi bei periodi, allora potremmo addirittura dare il benvenuto alle prove ed alle difficoltà che la vita o forse la nostra coscienza attirerà dal mon do, potremmo dar loro il benvenuto, contemplarle e addirittura scoprire che sono dei grandi maestri o grandi maestre…giunti per insegnarci qualcosa di importante.

Proviamo a mettere da parte, nella nostra cantina interiore, il fuoco e la luce di questi giorni, per poterli offrire in dono al signore dell’inverno ovvero alle apparenti tenebre interiori, così da comprendere il loro messaggio ed il loro insegnamento nascosto.

Inoltre teniamo sempre conto del buio e della luce che si manifestano ovunque, dentro e fuori ogni cosa, quindi anche in noi stessi.

Il binario è presente quasi ovunque dentro al Tempio, nel pavimento a scacchi, nei segni zodiacali, nelle colonne e nei lumi (Sole e Luna) all’Oriente.

Perché sono stati inseriti così tanti richiami? E perché nelle prime due camere solo una delle colonne è accesa, mentre le Luci all’Oriente lo sono sempre?

Nel dialogo tra Mistagoghi viene chiaramente indicato che le Colonne ed i loro rappresentanti stanno ad OCCIDENTE, mentre solo il vertice del triangolo ed il suo rappresentante ha l’onere e l’onore di sedere all’Oriente.

Le Colonne richiamano alla mente la stabilità, la forza, qualcosa che sorregge, ma sono di differente natura e (a mio avviso) se vengono trasposte nell’interiorità il fatto che siano di differente, quasi opposta natura, non è immediatamente  percepibile……anzi, lungo è il lavoro dell’Iniziato per poterle riconoscere nel caos interiore che contraddistingue l’occidente; non a caso solo in una determinata Camera sono entrambe accese, come per indicare la necessità di un Lavoro, di una Catarsi perché si illuminino nel vero Tempio, quello interiore.

La rigida stabilità delle colonne si contrappone anche all’apparente leggerezza ieratica della Luna e del Sole all’Oriente, come se queste ultime appartenessero ad un altro ordine di cose, ad un altro livello esistenziale, vibrazionale, come se fossero emanazioni di Qualcosa di perfetto, incorrotto, sublime, Supremo…

Le Luci dell’Oriente sembrerebbero appartenere all’Eternità, mentre le Colonne all’occidente paiono ricordare qualcosa di costruito, di lavorato per uno scopo ben preciso: quello di sorreggere la Porta, la Soglia d’Occidente.

Ciò implica che il lavoro di “manutenzione” delle Colonne rappresentanti i due elementi purificanti, ovvero l’Acqua ed il Fuoco, non va mai dimenticato, mai trascurato. Il postulante Apprendista è in queste Colonne che trova la possibilità di lavarsi con l’Acqua e purificarsi col Fuoco, ma tale catarsi, sempre a mio avviso, non è mai definitiva, perché quand’anche fosse riuscito a pulirsi, la vita profana, al di là del Tempio produrrà sempre della “polvere”, delle “scorie”.

In prossimità dell’Oriente, oltre l’Ara si potrebbero intuire i due Lumi, quasi come fossero l’occhio destro e sinistro del Venerabile Maestro, della Coscienza risvegliata ed in grado di “vedere”, di “sentire”, di intuire, di comprendere, la totalità del Tempio; in mezzo ai Lumi vi è un altro simbolo della più grande importanza, l’Occhio l’Udjat…centrale, “in mezzo”, il quale ricorda l’equilibrio trino, perfetto od anche la risultante dell’unione tra il Sole e la Luna; forse come fosse loro Figlio.

Un altro aspetto da considerare è l’inversione degli elementi binari, almeno nel nostro Rito.

Di fronte alla Colonna del Sole vi è la Luna d’Oriente e di fronte alla Colonna della Luna vi è il Sole d’Oriente;

immaginando di guardare il Tempio dall’alto sembrerebbe quasi di vedere il simbolo della Clessidra, di due mondi opposti, capovolti l’un l’altro, ma in contatto al centro ove risiede l’Ara ed il Settenario; forse che il principio emissivo, solare, una volta sublimato possa o debba divenire ricettivo ed il principio lunare sublimato si trasformi in Fuoco celeste.

Ciò che appare chiaro comunque è la necessità di comprendere interiormente l’Ara con tutto ciò che vi è sopra, magari illuminato, acceso, per poter “passare di là”, “attraversare le Acque”, ma per fare ciò, il massone deve essere ben sorretto dalla stabilità delle Colonne ovvero dai principi di purificazione che contraddistinguono il Fuoco e l’Acqua.

Luca

 

 

L’articolo è contenuto nel numero di marzo 2018 della nostra rivista Alla Ricerca del Sé. Scarica tutto il numero.

DESCRIZIONE ARTICOLO:

Il primo Fuoco, quello dell’Ariete, riaccende la natura e invita a farne scorta interiore: legna sottile per l’inverno dell’anima. Conservare questa fiamma consente di accogliere prove e oscurità come maestre, decifrandone il messaggio. Nel Tempio il binario luce/buio è ovunque—pavimento a scacchi, segni, Colonne e Lumi—e non è decorazione: indica un lavoro continuo. Le Colonne d’Occidente, diverse per natura, sorreggono la soglia e richiedono manutenzione: lavacro d’Acqua e purificazione di Fuoco che non sono mai “definitive”, perché la vita profana genera sempre polvere. All’Oriente, Sole e Luna—luci d’ordine eterno—circondano l’Udjat, centro equilibrante da cui la Coscienza vede il tutto. L’inversione Sole/Luna rispetto alle Colonne disegna una clessidra: due mondi capovolti che si toccano all’Ara e nel Settenario; qui il solare sublimato impara a ricevere e il lunare trasfigurato diventa fuoco celeste. Compito dell’iniziato: custodire l’Ara interiore, attraversare le Acque, alimentare la fiamma d’Ariete per restare saldo tra Occidente e Oriente.

CATEGORIE:

Attorno all’Ara dei Giuramenti, nel cuore del Tempio, sono disposti strumenti simbolici che rappresentano tappe e funzioni del lavoro interiore. Ogni attrezzo muratorio richiama un’azione da compiere su sé stessi, nel percorso di trasformazione spirituale.
Il Filo a Piombo orienta verso l’equilibrio interiore: invita a calarsi nel proprio asse verticale per discernere ciò che è saldo da ciò che è instabile, essenziale per ogni cammino iniziatico.
Il Mazzuolo rappresenta la forza volontaria, la spinta risoluta che segue una scelta consapevole e virtuosa.
Lo Scalpello simboleggia il discernimento e la precisione: senza di esso, ogni colpo rischia di essere cieco, danneggiando invece di perfezionare.
La Livella esorta a costruire con misura, portando armonia tra le parti, sia interiori che esteriori. È lo strumento dell’equilibrio raggiunto.
Il Regolo permette di valutare proporzioni, coerenza, giustizia. Invita a confrontare la propria opera con un modello superiore di ordine.
La Leva allude all’azione ponderata: forza che muove ciò che è pesante, ma solo se guidata dalla coscienza e da un punto di appoggio ben compreso.
La Cazzuola è simbolo della volontà costruttiva in chiave altruistica: unisce, armonizza, cementa legami su basi spirituali.
La Pietra Grezza, posata a terra, rappresenta l’uomo nella sua condizione naturale, ancora da lavorare, dominato da istinti e automatismi (Nefesh).
La Pietra Cubica a punta, scolpita e orientata, simboleggia l’iniziato che ha compiuto un cammino reale, innalzando la propria anima verso Neshamah, la coscienza superiore.

Al centro dell’Ara dei Giuramenti viene deposto il Libro della Legge Sacra, aperto sul Vangelo di San Giovanni. È il punto focale della cerimonia in cui si compie il Mistero del Rito Sacrificale: rappresenta il Verbo Divino e le leggi ineffabili della Creazione, che l’iniziato è chiamato a intuire e, per quanto possibile, comprendere.
Sopra di esso si collocano, incrociati, la Squadra e il Compasso: strumenti fondamentali del Lavoro interiore.
La Squadra indica la necessità di precisione etica e coerenza: invita a misurare ogni pensiero, scelta, parola e azione, avviando l’immersione cosciente nella Nigredo, prima fase dell’Opera alchemica.
Il Compasso, simbolo della coscienza attiva, orienta la connessione tra cuore e mente. Serve a purificare la parte ricettiva dell’anima, rendendola degna di ricevere la Luce e permettendo allo Spirito di prevalere sull’Io materiale.

L’Ara del Giuramento, al centro del Tempio, ha forma quadrata, simboleggiando la stabilità e il mondo manifestato. Il rivestimento in tessuto azzurro, proprio del Grado di Apprendista, evoca il cielo originario e lo stato potenziale della Creazione.
Su di essa si compiono gli atti fondanti del Lavoro rituale: si prestano i giuramenti, si depone il Libro della Legge Sacra, sovrapposto dalla Squadra incrociata al Compasso, e si accendono le Luci della Menorah, il candelabro a sette bracci della Tradizione ebraica. Le sue fiamme possono essere lette in chiave cabalistica come le sette Sephirot inferiori, oppure associate ai sette giorni della Creazione, ai sette chakra o alle scale armoniche.

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