Vigilanza e Perseveranza nel Percorso Iniziatico

Vigilanza e perseveranza sono due concetti fondamentali per coloro che si preparano ad affrontare questo nostro tipo di percorso: ogni “bussante” infatti, quando si accinge a venire iniziato, si ritrova nel “gabinetto delle riflessioni” dinnanzi alla scritta V.I.T.R.I.O.L. (prezioso acronimo alchemico che suggerisce una delle principali modalità operative da utilizzare nella via su cui ci si accinge a camminare) e spesso, a seconda della iconografia simbolica utilizzata, sotto tale scritta campeggiano proprio le parole: “vigilanza e perseveranza”.

Questo può essere quindi considerato come un primo avvertimento, anticipando tali necessità come indispensabili per poter riuscire a camminare con successo sulla via che sta per intraprendere.

Prima di chiedere di entrare, si dovrebbe aver ben chiara la motivazione del perché si vuole accedere ad un percorso iniziatico e quindi partecipare ai conseguenti lavori caratterizzati da particolari liturgie.

Secondo il nostro punto di vista, un motivo prioritario dovrebbe riguardare il desiderio di conseguire la propria rigenerazione spirituale, che senza una presenza costante e quindi “vigilante e perseverante”, si svela molto difficile da ottenere.

Ovviamente, tutti noi nel tentare il cammino, inciampiamo, cadiamo e quindi non è subito chiaro cosa si intenda per necessità di vigilare e perseverare; magari come spesso ci viene ricordato, dopo un certo numero d’inciampi si comincerà a capire, anche da parte dei più ottusi.

Proprio perché si è consapevoli che qualcuno inevitabilmente inciamperà e cadrà, premettendo che nessuno verrà giudicato se non presenzia ai lavori dove dovrebbe acquisire la comprensione delle modalità con cui tentare il conseguimento rigenerativo (ma anche altro), allora verrà ricordato costantemente che è veramente interesse di ognuno riuscire “conoscere” e quindi che è necessario perseverare per provare ad andare verso qualcosa di pulito, luminoso e bel-lo. Comunque, la domanda da porsi è: perché può essere indispensabile essere perseveranti nell’essere presenti ai lavori?

Forse la risposta migliore potrebbe anche consistere nel vivere una qualche semplice esperienza pratica. Un esempio anche so-lo minimale, può riguardare quando, all’interno del percorso iniziatico femminile, le Sibille compiono il cammino del-le serpi per controllare le loro rispettive colonne; infatti, in tali frangenti devono imparare a sentire le energie delle loro sorelle; se ci riescono correttamente, anche tutte le altre lo possono percepire e così si ha un’armonizzazione percettiva corale che amplifica l’esperienza di ogni singolo soggetto, incoraggiandolo a perseverare nel proprio impegno.

Entrare nel Tempio e quindi nel Rito è una circostanza inusuale, per lo più sconosciuta a molti; infatti, anche gli stessi postulanti hanno poca consapevolezza di che si tratti. All’inizio, si va avanti grazie ad una sorta di desiderio, al richiamo che si sente interiormente, ma poi, dopo gli “imput” iniziali, supportati anche dalla curiosità, subentra la consapevolezza del dovere verso sé stessi e gli altri. Forse si può sentire anche fatica nel presenziare i lavori. In tal caso, suppongo che la si senta perché nel nostro profondo non si abbia ancora scelto di essere e di fare ciò che il percorrere questa via implica; perché se lo avessimo deciso veramente, non ne sentiremmo la fatica.

La perseveranza va ricercata ogni giorno e poi va applicata. Infatti, non è facile e neppure immediato riuscire a partecipare ai lavori senza essere anche continuamente vigili su noi stessi. Riuscirci è oggettivamente una preziosa, progressiva, conquista.

Ad ogni modo, chiunque può riscontrare oggettivamente che presenziare correttamente, ha come conseguenze personali anche lo stare meglio mentalmente, fisicamente, il sentirsi in armonia con sé stessi e con gli altri. Ciò che si ottiene da una corretta frequentazione ai lavori, è per lo più un miglioramento della qualità della propria esistenza; inoltre, non ci si sente soli, soprattutto a livello non materiale.

Lavorare e ricercare con altre sorelle (e solo quando previsto anche con altri fratelli) che abbiano lo stesso desiderio, costituisce un’interazione incoraggiante; vedere la perseveranza dei Maestri nel celebrare umilmente il Rito, nonostante tanti anni di esperienza, è un ulteriore stimolo per andare avanti. Però può anche accadere che quando si pensa di aver ottenuto e aver raggiunto qualcosa, capiti di avere dei personali cedimenti nella continuità e soprattutto nella consapevolezza di cosa si stia facendo.

Per questo è importante essere il più vigili possibile e prestare attenzione perché a volte, per uno stimolo passionale non ben individuato e riconosciuto, si può scivolare anche nell’inutile e pericoloso fanatismo.

L’uomo è un essere normalmente legato alla materia, per cui è facile che cada in questo tipo d’errore.

L’atteggiamento vigile e perseverante deve divenire, in particolare per gli Apprendisti (ma non solo per loro) una modalità comportamentale di primaria importanza. Solo così possono imparare ad armonizzarsi un poco alla volta e nel giusto modo con i Fratelli e le Sorelle.

Durante i lavori (femminili o maschili), quando le Venerabili Maestre Agenti od i Venerabili Maestri dirigono le varie fasi liturgiche e teurgiche, anche gli Apprendisti devono immedesimarsi nei ruoli e svolgere interiormente ciò che viene chiesto alle Sibille e ai Mistagoghi che ovviamente, essendo diverse le camere rituali (maschili e femminili) hanno aspetti funzionali differenti.

Inutile dire che senza un atteggiamento costante e perseverante diventa molto più difficile perseguire questo obiettivo.

Infatti, solo con tali atteggiamenti si può riuscire a sgrossare correttamente quella pietra grezza della cui simbologia si disserta continuamente. Non a caso, anche nella vita materiale, fuori dal Tempio, senza questa abitudine virtuosa, le cose non vanno avanti come dovrebbero, proprio poiché si è discontinui ed inefficaci.

In ambito di decriptazione simbolica, la parola perseveranza potrebbe essere altresì associata alla squadra, poiché quella ha un angolo retto, è stabile e misura quindi la modalità con cui dobbiamo perseguire rigorosamente gli obiettivi previsti dai nostri Sacri Lavori (interiori ed esteriori); finalità che sono sintetizzate anche dalle invocazioni di inizio e di fine degli stessi.

Le indicazioni che possiamo ricavare sinteticamente dal nostro Rito, ribadiscono la necessità prioritaria di conoscersi, ma per riuscirci è indispensabile vigilare e perseverare su noi stessi.

Sara

L’articolo è contenuto nel numero di marzo 2018 della nostra rivista Alla Ricerca del Sé. Scarica tutto il numero.

DESCRIZIONE ARTICOLO:

Vigilanza e perseveranza, già evocate nel V.I.T.R.I.O.L. del Gabinetto di Riflessione, sono qui la postura operativa dell’iniziata: presenza costante ai lavori, attenzione a sé e al Rito, rigore nel progredire verso la rigenerazione spirituale. La pratica rituale — dal “cammino delle serpi” delle Sibille all’immedesimazione interiore degli Apprendisti — affina la sensibilità, armonizza il gruppo e mostra perché la continuità non è opzionale ma condizione di trasformazione. La vigilanza frena derive passioni e fanatismi, la perseveranza, figurata dalla Squadra e dal suo angolo retto, misura il passo quotidiano della sgrossatura. Così il Tempio esteriore educa il Tempio interiore: conoscere se stessi diventa un esercizio di presenza, metodo e fedeltà al lavoro, per “stare meglio” nella vita e non sentirsi soli nei piani sottili.

CATEGORIE:

Attorno all’Ara dei Giuramenti, nel cuore del Tempio, sono disposti strumenti simbolici che rappresentano tappe e funzioni del lavoro interiore. Ogni attrezzo muratorio richiama un’azione da compiere su sé stessi, nel percorso di trasformazione spirituale.
Il Filo a Piombo orienta verso l’equilibrio interiore: invita a calarsi nel proprio asse verticale per discernere ciò che è saldo da ciò che è instabile, essenziale per ogni cammino iniziatico.
Il Mazzuolo rappresenta la forza volontaria, la spinta risoluta che segue una scelta consapevole e virtuosa.
Lo Scalpello simboleggia il discernimento e la precisione: senza di esso, ogni colpo rischia di essere cieco, danneggiando invece di perfezionare.
La Livella esorta a costruire con misura, portando armonia tra le parti, sia interiori che esteriori. È lo strumento dell’equilibrio raggiunto.
Il Regolo permette di valutare proporzioni, coerenza, giustizia. Invita a confrontare la propria opera con un modello superiore di ordine.
La Leva allude all’azione ponderata: forza che muove ciò che è pesante, ma solo se guidata dalla coscienza e da un punto di appoggio ben compreso.
La Cazzuola è simbolo della volontà costruttiva in chiave altruistica: unisce, armonizza, cementa legami su basi spirituali.
La Pietra Grezza, posata a terra, rappresenta l’uomo nella sua condizione naturale, ancora da lavorare, dominato da istinti e automatismi (Nefesh).
La Pietra Cubica a punta, scolpita e orientata, simboleggia l’iniziato che ha compiuto un cammino reale, innalzando la propria anima verso Neshamah, la coscienza superiore.

Al centro dell’Ara dei Giuramenti viene deposto il Libro della Legge Sacra, aperto sul Vangelo di San Giovanni. È il punto focale della cerimonia in cui si compie il Mistero del Rito Sacrificale: rappresenta il Verbo Divino e le leggi ineffabili della Creazione, che l’iniziato è chiamato a intuire e, per quanto possibile, comprendere.
Sopra di esso si collocano, incrociati, la Squadra e il Compasso: strumenti fondamentali del Lavoro interiore.
La Squadra indica la necessità di precisione etica e coerenza: invita a misurare ogni pensiero, scelta, parola e azione, avviando l’immersione cosciente nella Nigredo, prima fase dell’Opera alchemica.
Il Compasso, simbolo della coscienza attiva, orienta la connessione tra cuore e mente. Serve a purificare la parte ricettiva dell’anima, rendendola degna di ricevere la Luce e permettendo allo Spirito di prevalere sull’Io materiale.

L’Ara del Giuramento, al centro del Tempio, ha forma quadrata, simboleggiando la stabilità e il mondo manifestato. Il rivestimento in tessuto azzurro, proprio del Grado di Apprendista, evoca il cielo originario e lo stato potenziale della Creazione.
Su di essa si compiono gli atti fondanti del Lavoro rituale: si prestano i giuramenti, si depone il Libro della Legge Sacra, sovrapposto dalla Squadra incrociata al Compasso, e si accendono le Luci della Menorah, il candelabro a sette bracci della Tradizione ebraica. Le sue fiamme possono essere lette in chiave cabalistica come le sette Sephirot inferiori, oppure associate ai sette giorni della Creazione, ai sette chakra o alle scale armoniche.

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