La ricerca della verità e/o la via della conoscenza

In questi ultimi mesi ho voluto rileggere alcuni libri cosiddetti “classici” che spesso in gioventù eravamo stati costretti a leggere senza ritenerli molto interessanti; mi riferisco a Dostoevskij, Poe, Wagner, ecc. Per quanto riguarda Wagner, più che altro è meraviglioso ascoltare la sua musica, soprattutto se eseguita dai Berliner. Ma la mia riflessione a questo proposito riguarda la vita privata di questi autori, al di fuori delle luci della ribalta: Dostoevskij era un giocatore d’azzardo, accanito al punto di compromettere il benessere economico della famiglia. Poe era un drogato e non certo di droghe cosiddette leggere. Wagner era un razzista e in molti suoi scritti si evidenzia un chiaro antisemitismo. La vita di Wagner fu molto movimentata dopo aver aderito al movimento anarchico di Bakunin e ad alcuni gruppi di tendenza socialista; non riuscendo ad avere successo con le sue opere, dovette scappare emigrando a Parigi e a Londra per sfuggire ai creditori. Il suo orientamento politico sociale mutò radicalmente con il successo delle sue creazioni e quindi per non perdere la benevolenza dei potenti che lo avevano preso sotto la loro protezione. Eppure, nelle opere di questi personaggi sembrerebbe evidente la ricerca della verità, supportata dal desiderio di conoscenza ricercata nella propria interiorità. Del resto, nessuno riuscirebbe ad arrivare a simili livelli nella letteratura, nella musica e nell’arte in genere, se non trovando dentro di sé una qualche scintilla di vera illuminazione.

Il diffondersi della cultura oltre i confini nazionali, ci hanno fatto conoscere maestri e guru di altre religioni, mistici di vari movimenti; penso ai maestri giapponesi e in particolare ai guru dell’ascetismo indiano. Per quel poco che conosco della cultura orientale, noto che in questo ambito la ricerca deve essere sempre accompagnata da un comportamento di vita esemplare, fino al sacrificio personale.

Se andiamo indietro nei secoli, alle origini di quella che molti ritengono la sorgente del sapere, cioè all’antico Egitto, soprattutto nel periodo delle prime dinastie, vediamo che i sapienti erano i sacerdoti oltre al Faraone stesso e nessuno, che io sappia, ci ha mai informato delle loro vicissitudini nella vita privata; io mi chiedo se queste avessero troppa influenza o nessuna.

Ultimamente, le mie meditazioni o meglio riflessioni vertono proprio su questo: la ricerca della consapevolezza ha regole fisse come ci insegnano i maestri, ma io vorrei analizzare in che misura e in che modo la vita vissuta, soprattutto nelle persone di una certa età, condizioni o faciliti questo processo di autoconoscenza. Non dobbiamo dimenticare, ad esempio, San Paolo la cui vita cambiò improvvisamente in seguito ad una improvvisa illuminazione. 

Ritengo possa essere utile affrontare gli ostacoli che si frappongono a chi intraprende questa strada e di conseguenza il diverso modo in cui le esperienze possono influire sulla personalità di ognuno.

Secondo me e come ho letto in molti testi, il primo degli ostacoli sulla via dell’esoterismo, potrebbe essere costituito dalla carenza di corretta “documentazione”; purtroppo o forse per fortuna non esistono testi che affrontino chiaramente questi argomenti in modo chiaro ed esplicito avendo come fonti, esperienze veramente sperimentate. La maggioranza delle biblioteche pubbliche non contiene libri di questa materia, soprattutto nei piccoli centri; altrettanto si può dire per le librerie di quelli grandi. Quello che tutti possono trovare, sono documenti molto vecchi e spesso in altre lingue, come nei classici, le “metamorfosi” di Apuleio, ecc. Se si fa parte di un gruppo, un movimento o di una Loggia, saranno i vari maestri o responsabili a fornire fotocopie di libri ormai non più rintracciabili nel libero mercato. Anche di fronte a questo ostacolo mi chiedo: la mia esperienza di vita le mie vicissitudini quanto mi influenzano?

Quando ero giovane, la mia ricerca spaziava in varie città, soprattutto a Roma dove esistevano varie librerie specializzate, sia con testi gnostici di astrologia, che di Kabbalah, ecc. Ma il mio comportamento era immaturo;

compravo senza un programma definito, direi che c’era più curiosità che desiderio.

Oggi che sono anziana, mi rendo conto che ogni riga, ogni pagina, dei libri eventualmente “giusti”, va letta con calma e ad ogni rilettura si scoprono significati nuovi, in funzione dei quali, viene sollecitata una corda diversa della nostra interiorità. Forse da giovani vogliamo sapere subito “chi è l’assassino” tralasciando tutto il percorso intermedio. Si rimane sempre delusi da questo panorama e la conseguenza è un senso di abbattimento o di mancanza di stimolo a proseguire. Ed è qui che si manifesta il carattere ed in particolare come è andato a formarsi negli anni: tutte le persone anziane sanno per esperienza che una dote indispensabile alla “sopravvivenza” è la costanza e la determinazione; inoltre si spera che la maturità abbia sviluppato una dote indispensabile per l’esoterismo, ovvero: la volontà. Comunque per tutti, a questo punto non resta che affidarsi al proprio intuito assecondando le proprie inclinazioni, sbagliando e poi ricominciando, secondo un diverso progetto di ricerca. È accaduto ad ognuno di noi ricercatori che tentiamo di camminare sulla via esoterica spirituale. È doveroso secondo me, fare alcune considerazioni: il Mistero di per sé è muto e tale deve restare per non tradire la sua stessa natura. Prima o poi i ricercatori se ne rendono conto e comprendono che per proseguire in questa ricerca si deve potenziare il proprio intuito. Si rifletta ad esempio sul Vangelo: Gesù insegna al popolo per parabole con esempi. Solo agli apostoli parla con chiarezza ma questi sono predestinati oltre che iniziati.

La chiave del mistero viene giustamente suggerita dai testi da decodificare, non fornita apertamente; non dobbiamo essere tanto ingenui da credere che la chiave di un sacro mistero sia come la chiave di una serratura.

La sacralità di un mistero viene meno con la sua rivelazione o con uno svelamento progressivo. Per chi sia riuscito ad impossessarsene, tutte le porte si riescono ad aprire prima o poi; deve essere tanto saggio da non donarlo ad altri, senza che sia stato messo in essere un corretto lavoro su sé stesso, da parte di chi lo riceve. Ritornando a Wagner, il “Perceval” o “il racconto del Graal” scritto da un templare: Von Eschenbach, riguarda a mio sentire, un personaggio alla continua e disperata ricerca mistica, esoterica; Perzival riceve molti rifiuti alle sue richieste, si scontra spesso con il silenzio, ma alla fine scopre l’arcano da sé, senza riceverlo da altri. Ma lui è un predestinato.

Un’altra difficoltà è da individuare nell’ermetismo: Pitagora raccomanda il silenzio, Ermete raccomanda il velo, il simbolo. Quindi, abbiamo fonti difficili da decriptare e assolutamente enigmatiche; a volte anche pericolose. Solo per citarne alcune, ritengo che non si debbano mai decifrare con leggerezza i testi enochiani di John Dee, i dipinti murali di Kofu in Egitto, le scritture dei Maja, degli Etruschi. Ecc. Anche se dobbiamo chiederci se è codice o simbolo, il simbolo prevale. Infatti, l’ermetismo si avvale molto del simbolo per descrivere verità non facilmente spiegabili, né probabili; del resto, i simboli variano a seconda della tradizione e trovare una univocità interpretativa non è facile. Così arriviamo ad un altro ostacolo: l’interpretazione da scegliere.

Qualsiasi testo esoterico ha diversi livelli interpretativi che devono essere compresi. In genere queste interpretazioni si interconnettono tra loro: così dopo il primo stadio, quello più immediato ed elementare, si percepisce che vi è qualcosa di più significativo.

In un primo momento è una sensazione vaga ma poi come spesso accade, riflettendo e meditando si ha la comprensione apparentemente improvvisa, ma in realtà frutto di un costante lavoro mentale e spirituale. Credo che un esempio sia molto chiarificatore. I rabbini hanno sempre insegnato che la Torah ha almeno quattro livelli interpretativi; molto sinteticamente:

Il primo Peshat “leggero” si riferisce al significato letterale del testo

Il secondo Ramez “allusioni” significa profondo o simbolico

Il terzo Derash “ indagare” è un livello comparativo midrashico

Infine il quarto Sod “mistero segreto” è il livello misterioso esoterico. Questo livello si può raggiungere solo tramite una rivelazione, un’ispirazione, conseguente ad una precisa e corretta condizione interiore (oltre a una variegata possibilità di tecniche operative, assolutamente non semplici).

Si tratta del significato esteso, applicabile a tutti i testi sacri, che però non deve mai contraddire il significato base. Questo è un principio importante; il progredire nello studio porta ad un ampliamento, un arricchimento del significato. Non c’è, ne potrebbe esserci, alcuna contraddizione. Ognuno di noi riesce ad arrivare solo fino ad un determinato livello di conoscenza o autoconsapevolezza.

Ritornando al Vangelo, Gesù quando sceglie gli apostoli non fa un esame approfondito della loro vita, non ci dice nulla circa i loro difetti o i loro pregi. Ovviamente il Signore conosce gli uomini meglio di loro stessi, ma io credo che proprio il suo modo di procedere in questa scelta di uomini sia un insegnamento: accettarli così come sono, non giudicarli ma iniziarli ad una nuova spiritualità.

Un altro ostacolo è la “confusione”. In questa lettura dei testi esoterici ci si trova davanti alla difficoltà forse più grave, ovvero alla mancanza di riferimenti certi, di prove, di citazioni a riscontro, di date.

Guenon non citava mai le sue fonti giungendo a dire: “non siamo tenuti ad informare il lettore sulle nostre autentiche fonti. In “Le Voile d’Isis” Papus non rifuggiva dalle false piste.

Un’ulteriore confusione nasce anche o soprattutto dagli errori di molti esoteristi nello scambiare qualcuno per un altro Porfirio, mentre altri scambiarono Zoroastro con l’astrologo caldeo Zarato.

Platone scambia i Coribanti con i Curati. Del resto ho notato spesso che gli storici chiamano stregoni o maghi, degli uomini che in realtà sono sciamani o maestri preposti all’iniziazione di varie vie formative e/o sacrali.

Questa superficialità ed imprecisione costringono il lettore a cercare in altre fonti, a leggere altri testi per verificare, ad esempio, se quando si parla di druidessa il termine è usato correttamente per un determinato contesto; se a partecipare al rito è una maga e non una strega, oppure una sciamana e non una sacerdotessa.

Da ultimo vorrei mettere come ostacolo, l’ostilità; chi si incammina su questa strada si trova di fronte all’animosa ostilità della cultura ufficiale che tenta costantemente di denigrare o minimizzare. Così, gli esoteristi devono criptare e occultare la loro conoscenza. Per i primi, gli esoteristi rappresentano l’irrazionale per i secondi, i cultori ufficiali sono degli estranei quindi non degni di accedere all’arcano. Questo ostacolo era ed è particolarmente difficile da superare, soprattutto per le donne. Non è certamente morta la convinzione che questo ramo della conoscenza non si addice al genere femminile; a riprova, molte massonerie non accettano donne, così come alcune logge inglesi ed il Grande Oriente d’Italia.  Non a caso sono state create associazioni para massoniche come le “stelle d’oriente” od altre similari per le donne che però non possono partecipare al Rito maschile, né credo che in quei loro ambiti abbiano accesso alla conoscenza esoterica di livello elevato. Queste note erano motivo di discussione con mio padre massone del G.O.I. Anche in varie altre strutture ove vengono accettate, la liturgia è comunque stata pensata per una linea maschile con tutto ciò che può conseguirne. Per fortuna esistono logge massoniche come quella di Rito Egiziano (quello vero, tradizionale) che viceversa non solo accolgono le donne ma hanno Riti specifici per loro (percorsi separati di pari dignità e livello).

Vorrei essere molto precisa a questo proposito; quando si parla di specificità femminile, molte donne sono portate a pensare che si tratti della solita istruzione di serie B. Nel caso del Rito Egiziano d’Adozione derivato dal lascito di Cagliostro e da quello del Misraïm di Venezia, ciò non corrisponde al vero; viceversa si tratta di modalità che si basano sulla differenza di genere che si manifesta anche nel diverso modo di apprendere e di elaborazione delle nozioni.

Quelli di cui ho parlato finora, sono per così dire ostacoli esterni, che troviamo all’inizio del percorso ma per proseguire su questa strada, vi sono altre difficoltà da superare; i peggiori nemici sono quelli interiori legati alla nostra personalità, all’orgoglio, al desiderio di possesso, ecc. Per questi sarebbe molto importante, avendone la volontà e le capacità, riuscire a seguire oltre al Rito, un maestro e un insegnamento come quello tipico del Martinismo (ovviamente mi riferisco all’Ordine Martinista, in particolare a quello discendente direttamente da Papus, senza troppe varianti rispetto al dispositivo originale).

L’articolo è contenuto nel numero di Agosto- Settembre 2019 della nostra rivista Alla Ricerca del Sé. Scarica tutto il numero.

DESCRIZIONE ARTICOLO:

Il primo degli ostacoli sulla via dell’esoterismo, potrebbe essere costituito dalla carenza di corretta “documentazione”; purtroppo o forse per fortuna non esistono testi che affrontino chiaramente questi argomenti in modo chiaro ed esplicito avendo come fonti, esperienze veramente sperimentate.

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Attorno all’Ara dei Giuramenti, nel cuore del Tempio, sono disposti strumenti simbolici che rappresentano tappe e funzioni del lavoro interiore. Ogni attrezzo muratorio richiama un’azione da compiere su sé stessi, nel percorso di trasformazione spirituale.
Il Filo a Piombo orienta verso l’equilibrio interiore: invita a calarsi nel proprio asse verticale per discernere ciò che è saldo da ciò che è instabile, essenziale per ogni cammino iniziatico.
Il Mazzuolo rappresenta la forza volontaria, la spinta risoluta che segue una scelta consapevole e virtuosa.
Lo Scalpello simboleggia il discernimento e la precisione: senza di esso, ogni colpo rischia di essere cieco, danneggiando invece di perfezionare.
La Livella esorta a costruire con misura, portando armonia tra le parti, sia interiori che esteriori. È lo strumento dell’equilibrio raggiunto.
Il Regolo permette di valutare proporzioni, coerenza, giustizia. Invita a confrontare la propria opera con un modello superiore di ordine.
La Leva allude all’azione ponderata: forza che muove ciò che è pesante, ma solo se guidata dalla coscienza e da un punto di appoggio ben compreso.
La Cazzuola è simbolo della volontà costruttiva in chiave altruistica: unisce, armonizza, cementa legami su basi spirituali.
La Pietra Grezza, posata a terra, rappresenta l’uomo nella sua condizione naturale, ancora da lavorare, dominato da istinti e automatismi (Nefesh).
La Pietra Cubica a punta, scolpita e orientata, simboleggia l’iniziato che ha compiuto un cammino reale, innalzando la propria anima verso Neshamah, la coscienza superiore.

Al centro dell’Ara dei Giuramenti viene deposto il Libro della Legge Sacra, aperto sul Vangelo di San Giovanni. È il punto focale della cerimonia in cui si compie il Mistero del Rito Sacrificale: rappresenta il Verbo Divino e le leggi ineffabili della Creazione, che l’iniziato è chiamato a intuire e, per quanto possibile, comprendere.
Sopra di esso si collocano, incrociati, la Squadra e il Compasso: strumenti fondamentali del Lavoro interiore.
La Squadra indica la necessità di precisione etica e coerenza: invita a misurare ogni pensiero, scelta, parola e azione, avviando l’immersione cosciente nella Nigredo, prima fase dell’Opera alchemica.
Il Compasso, simbolo della coscienza attiva, orienta la connessione tra cuore e mente. Serve a purificare la parte ricettiva dell’anima, rendendola degna di ricevere la Luce e permettendo allo Spirito di prevalere sull’Io materiale.

L’Ara del Giuramento, al centro del Tempio, ha forma quadrata, simboleggiando la stabilità e il mondo manifestato. Il rivestimento in tessuto azzurro, proprio del Grado di Apprendista, evoca il cielo originario e lo stato potenziale della Creazione.
Su di essa si compiono gli atti fondanti del Lavoro rituale: si prestano i giuramenti, si depone il Libro della Legge Sacra, sovrapposto dalla Squadra incrociata al Compasso, e si accendono le Luci della Menorah, il candelabro a sette bracci della Tradizione ebraica. Le sue fiamme possono essere lette in chiave cabalistica come le sette Sephirot inferiori, oppure associate ai sette giorni della Creazione, ai sette chakra o alle scale armoniche.

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