Quando si decide di intraprendere un percorso iniziatico, una delle primissime nozioni che ci vengono illustrate è l’importanza del “Silenzio”.
Infatti, cominciando a camminare ci ritroviamo davvero soli, faccia a faccia con noi stessi; se ne ha la sensazione già dal primo passo che muoviamo nel Gabinetto delle Riflessioni, quando ci chiedono di entrare, di sederci ed aspettare, in quella piccola stanza oscura, illuminata solamente da una fievole candela, con i muri adornati da disegni e da parole simboliche, le quali possono anche risultare, non a caso, inizialmente minacciose e soprattutto di non immediata comprensione.
Questa situazione dovrebbe indurci a riflettere seriamente su molte cose; in primis, sul perché abbiamo deciso di trovarci lì. Tuttavia, le domande che potremmo porci potrebbero essere molte e differenti.
Successivamente, ci è anche chiesto di scrivere una sorta di Testa-mento contenente tre domande molto importanti: “Cosa devi a te stesso; cosa devi agli altri; e cosa devi a Dio”.
Domande alle quali non è facile rispondere, soprattutto considerando che in quel momento proveniamo da un modo di vivere cosiddetto “profano” nel quale difficilmente ci saremo posti quesiti di questo livello, magari perché troppo presi dalla frenesia della quotidianità, oppure perché avremo pensato ad altri tipi di interrogativi forse simili ma probabilmente non così diretti.
Non sarebbe stato poi così strano se avessimo trovato delle difficoltà a rispondere evitando di cadere inevitabilmente nel formulare frasi retoriche senza rendercene conto.
Perciò, il silenzio che ci viene poi imposto inizialmente, sarà in prevalenza esteriore, in quanto ci verrà successivamente comunicato che non potremo parlare, se non per porre eventuali domande, richieste di chiarimenti riguardanti solo i temi dissertati durante i lavori liturgici di un determinato incontro.
Con il passare del tempo e con l’inizio dell’apprendimento, tale silenzio esteriore potrebbe fungere come da portale per poter essere applicato anche all’interno di noi stessi, in modo da conquistare quello interiore, più prezioso.
Esso ha una funzione molto importante, la quale unitamente ad una presa di coscienza di quanto debba, possa, essere “rettificato” in più ambiti, ci permetterà di creare in noi lo spazio necessario all’immagazzinamento di nuove nozioni, nuove conoscenze, nuove intuizioni.
Bisogna tuttavia sottolineare che solamente ascoltare e studiare non è sufficiente se si desidera veramente evolvere, ma è necessario, una volta usciti dalla zona protetta del Tempio, applicare ciò che si è appreso anche nella vita di tutti i giorni, altrimenti gli sforzi fatti fino a quel momento, potrebbero venire miserevolmente vanificati e ci si potrebbe ritrovare a dover ricominciare nuovamente il lavoro da capo.
Probabilmente fino al momento dell’iniziazione, abbiamo vissuto una vita da persone normalmente inconsapevoli, ovvero istintiva, di fatto non lontana da quella che vivono gli animali, dando prioritaria attenzione a desideri e bisogni materiali o fisiologici; cosa che da quel momento non è più consigliabile fare.
Non possiamo più nasconderci nella comoda giustificazione dell’inconsapevolezza o nelle trame fitte della materia che con la sua pesantezza ci stordisce, ci disorienta e ci distrae, correndo il rischio di allontanarci gradualmente dalla scelta che “volontariamente” abbiamo fatto. Perciò, si potrebbe metaforicamente dire che dovremmo riuscire ad essere un po’ come degli equilibristi, cercando di impegnarci a trovare quella giusta misura che funga da asta di sostegno, aiutandoci a mantenere sempre alto il livello di vigilanza e di perseveranza e per mantenere quel difficile equilibrio che attutirà eventuali cadute più dolorose.
Lavorando sodo e utilizzando gli strumenti a nostra disposizione, abbiamo la possibilità di localizzare il centro di noi stessi ma a quel punto, il lavoro è tutt’altro che terminato, anzi, inizia così il processo di trasformazione che trova nelle basi simboliche dell’Alchimia la sua efficacia e concretezza.
Probabilmente, accadrà molte volte di cadere, di rialzarsi e forse potremmo paragonare questi processi alle conseguenze collaterali del Solve et Coagula che nella sua ripetitività ci insegna ad applicare l’arte alchemica e di conseguenza, ad affinare la pietra cubica.
Un altro aspetto importante da sviluppare successivamente, è la corretta ricettività dei nostri cinque sensi, i quali se ben sviluppati in armonia con le esigenze interiori, celano al loro interno anche indizi strategici, utili per favorire il manifestarsi, tramite il filtro mentale, di quelle piccole scintille di conoscenza che un iniziato spera di trovare lungo questo tipo di percorso.
I filoni tradizionali che ci vengono tramandati e dei quali dovremmo acquisire almeno la conoscenza culturale di base, in modo da trarne gli strumenti formativi di riferimento, sono fondamentalmente tre: Astrologia, Alchimia-Ermetismo e Kabbalah. Così ci viene insegnato che, il percorso iniziatico di cui stiamo parlando si struttura su questi tre pilastri principali.
Il periodo particolare che stiamo vivendo, momento storico che verrà classificato come quello della pandemia del Coronavirus 2020, ha costretto l’interruzione non solo parziale, dei lavori liturgici, sia in Italia, che in Europa e probabilmente anche fuori dall’Europa, lasciandoci metaforicamente un po’come dei naufraghi in mezzo all’Oceano della vita quotidiana e della materia, in balia dei pericoli, delle paure. Molto probabilmente, come è successo anche a me, da iniziata ancora inesperta, qualcuno si sarà sentito solo, smarrito, impaurito, inerte, non sapendo bene come muoversi e cosa fare. Abbiamo subito circa due mesi di lock-down totale, nel quale potevamo spostarci solamente per motivi di prima necessità come ad esempio andare al lavoro, fare la spesa, andare in farmacia, visite mediche, visite a genitori e parenti bisognosi e poche altre necessità indispensabili per la sopravvivenza. Di nuovo, ora le cose non stanno andando affatto bene.
Dal mio punto di vista, oserei dire che questo evento, di portata mondiale, mai vissuto dalle generazioni come la mia, ha causato un caos non indifferente nelle menti degli esseri umani. Se da un lato, con il ritiro in casa dell’uomo, la Terra ed il mondo animale hanno potuto respirare e riappropriarsi dei propri spazi, dall’altro, gli umani sono stati giornalmente sballottati dai media e da coloro che per interesse, provocavano ulteriore confusione con fake news, come palline di un flipper, cosa che accade anche tutt’ora, soprattutto nel mondo mediatico della Tv e del Web. Tutto ciò ha portato non solo ad un aumento delle paure e della diffidenza l’uno dall’altra, arrivando addirittura a spiarsi fra vicini, ma anche a pericolosi estremismi che non fanno altro che aggravare una situazione già di per sé tesa e fragile. Tuttavia, chi ha scelto di affrontare un percorso di tipo iniziatico come il nostro, non può dimenticare anche le protezioni che lo accompagnano. Per esempio, la certezza di non essere soli, cosa non da poco, poi la lungimiranza od empatia, con cui si può osservare là dove altri non arrivano a vedere per svariati motivi e quindi, in qualche modo, avere la possibilità di alzare degli scudi di protezione che vanno ovviamente utilizzati nella maniera corretta.
Durante la stagione estiva, la situazione è migliorata e si era quasi ritornati ad una vita abbastanza vicina alla normalità, allentando le tensioni, dandoci un periodo di tregua; tuttavia ora che arriva l’autunno, si sente già un peggioramento della stessa a causa dell’abbassamento della guardia in molti Paesi oltre al nostro, anche per via dell’incoscienza e del pressapochismo di molte persone che hanno fatalmente ignorato le precauzioni primarie di base, per rimanere al sicuro.
Durante il periodo primaverile ed estivo, vista l’impossibilità di incontrarci, ci è stato proposto dal nostro Gran Maestro di seguire un programma di lezioni di Astrologia tramite video-conferenze. Così è divenuto possibile approfondire meglio la materia per chi già la conosceva e acquisirne le basi per chi invece doveva ancora approcciarsi al metodo finalizzato soprattutto alla corretta conoscenza delle predisposizioni fisiche, psichiche di ognuno, unitamente a quelle dell’ambiente e dei soggetti con cui si interagisce direttamente. Durante questa esperienza, abbiamo conseguentemente potuto lavorare su noi stessi, e seppure a distanza, abbiamo mantenuto un contatto, a mio parere di straordinaria importanza, per evitare l’allontanamento e la distrazione dagli obiettivi della nostra via. Ora, riprendendo le video-conferenze, stiamo acquisendo rudimenti di base inerenti ad un particolare filone della kabbalah.
In questo periodo di studio, ho compreso quanto sia importante, direi fondamentale, un buon insegnamento per questo percorso. Senza un sano desiderio dell’allievo non occorre Maestro, ma senza un buon Maestro non ci saranno allievi. È importante imparare, come lo è altrettanto, insegnare bene ciò che lo necessita.
Se non si ha voglia di studiare e poi di mettere in pratica quanto si è appreso, allora perché si è intrapreso un percorso di questo genere? Se davvero si ha il desiderio di conoscenza, allora si farà in modo tale da mettersi nelle condizioni idonee per intuire e comprendere che questa conoscenza è come una luce preziosa che va tenuta sempre alimentata e che col tempo andrà tramandata ai posteri.
Ecco che ora i simboli e i disegni che prima sembravano così incomprensibili nel Gabinetto delle Riflessioni, acquistano un significato tutto diverso da quello che ci siamo immaginati nel primo giorno. Vengono scoperti come tele di capolavori appese alle pareti, coperti da anni di polvere, ma attenzione, quella polvere non l’abbiamo tolta dalle tele, ma dai nostri occhi! Ecco che ora la vigilanza e la perseveranza si ergono come alte torce nel buio e ci indicano la strada da percorrere, facendo cadere quei famosi veli di cui abbiamo tanto sentito parlare ma che non avevamo idea di cosa significassero. Tutto ciò ci aiuta ad avvicinarci al nostro centro.
Non credo di esagerare paragonando la nostra vita nella materia ad un vero e proprio ciclone; come in natura, nel centro del ciclone vi si trova la calma, la serenità, così nel centro di noi stessi abbiamo la possibilità di trovare il silenzio interiore, il nostro sé, dove vengono accudite quelle preziose luci in attesa di essere colte. Dentro di noi vi è una luce avvolta dal buio; seguirla ci aiuta a salire nel modo corretto lungo la verticale, verso l’alto, per avvicinarci al Supremo Artefice dei Mondi.
Ecco che dopo lo smarrimento, dopo la paura dell’ignoto, ora più che mai la vigilanza e la perseveranza coesi al silenzio interiore, sono fra gli utensili che dobbiamo portarci sempre appresso nel nostro zaino di viaggio.
Ho imparato che avere un bravo Maestro è un dono inestimabile, che ne esistono davvero pochi, ed è solo nostra la responsabilità di seguirne gli insegnamenti e di tramandarli o lasciarli andare perduti, ma, ovviamente la seconda opzione non è per nulla consigliabile.
L’aver compreso questo mi rende più responsabile sia verso me stessa che verso il prossimo, oltre che grata per avere scelto una direzione difficilissima da seguire; magari occorrerà molto tempo per riuscire a fare anche solo dei piccoli passi ma sarà una conferma di essere, nel tempo, sul percorso che cercavo. È parte della crescita sorprendersi a notare i cambiamenti che inevitabilmente si formano nella vita quotidiana.
Ci si accorge con stupore di come certe cose che prima si pensava fossero importantissime, ora possono aver acquistato un valore diametralmente opposto, e viceversa per altre.
Ho compreso che nella ricerca della solitudine non si è veramente soli.
Ricercarla può assumere il significato del libero arbitrio; io scelgo i miei momenti di solitudine fisica con me stessa e con il Supremo, con consapevolezza e responsabilità. Questo mi aiuta a mantenere un sano equilibrio, mi aiuta ad utilizzare gli strumenti fornitimi allo scopo di conoscere me stessa e di conseguenza, operare scelte più adatte per un cammino possibilmente migliore. Ho scoperto che siamo tutti diversi, sia nell’apprendimento, che nell’insegnamento.
Credevo che fosse un difetto, in realtà è un valore. Come i numeri sono tutti diversi l’uno dall’altro ma trovano la loro importanza nel sommarsi o nel sottrarsi, anche noi in egual modo lo siamo; ognuno ha un suo posto nel quadro generale del Supremo che formula una equazione.
Che essa sia giusta o sbagliata dipende solo dalle nostre scelte e non da quale numero siamo.
L’articolo è contenuto nel numero di Dicembre 2020 della nostra rivista Alla Ricerca del Sé. Scarica tutto il numero.
Il silenzio che ci viene poi imposto inizialmente, sarà in prevalenza esteriore, in quanto ci verrà successivamente comunicato che non potremo parlare, se non per porre eventuali domande, richieste di chiarimenti riguardanti solo i temi dissertati durante i lavori liturgici di un determinato incontro.
Con il passare del tempo e con l’inizio dell’apprendimento, tale silenzio esteriore potrebbe fungere come da portale per poter essere applicato anche all’interno di noi stessi, in modo da conquistare quello interiore, più prezioso.
Attorno all’Ara dei Giuramenti, nel cuore del Tempio, sono disposti strumenti simbolici che rappresentano tappe e funzioni del lavoro interiore. Ogni attrezzo muratorio richiama un’azione da compiere su sé stessi, nel percorso di trasformazione spirituale.
• Il Filo a Piombo orienta verso l’equilibrio interiore: invita a calarsi nel proprio asse verticale per discernere ciò che è saldo da ciò che è instabile, essenziale per ogni cammino iniziatico.
• Il Mazzuolo rappresenta la forza volontaria, la spinta risoluta che segue una scelta consapevole e virtuosa.
• Lo Scalpello simboleggia il discernimento e la precisione: senza di esso, ogni colpo rischia di essere cieco, danneggiando invece di perfezionare.
• La Livella esorta a costruire con misura, portando armonia tra le parti, sia interiori che esteriori. È lo strumento dell’equilibrio raggiunto.
• Il Regolo permette di valutare proporzioni, coerenza, giustizia. Invita a confrontare la propria opera con un modello superiore di ordine.
• La Leva allude all’azione ponderata: forza che muove ciò che è pesante, ma solo se guidata dalla coscienza e da un punto di appoggio ben compreso.
• La Cazzuola è simbolo della volontà costruttiva in chiave altruistica: unisce, armonizza, cementa legami su basi spirituali.
• La Pietra Grezza, posata a terra, rappresenta l’uomo nella sua condizione naturale, ancora da lavorare, dominato da istinti e automatismi (Nefesh).
• La Pietra Cubica a punta, scolpita e orientata, simboleggia l’iniziato che ha compiuto un cammino reale, innalzando la propria anima verso Neshamah, la coscienza superiore.
L’Ara del Giuramento, al centro del Tempio, ha forma quadrata, simboleggiando la stabilità e il mondo manifestato. Il rivestimento in tessuto azzurro, proprio del Grado di Apprendista, evoca il cielo originario e lo stato potenziale della Creazione.
Su di essa si compiono gli atti fondanti del Lavoro rituale: si prestano i giuramenti, si depone il Libro della Legge Sacra, sovrapposto dalla Squadra incrociata al Compasso, e si accendono le Luci della Menorah, il candelabro a sette bracci della Tradizione ebraica. Le sue fiamme possono essere lette in chiave cabalistica come le sette Sephirot inferiori, oppure associate ai sette giorni della Creazione, ai sette chakra o alle scale armoniche.
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