Tutti noi abbiamo dei sogni nel cassetto, dei desideri che vorremmo realizzare, delle ambizioni che ci piacerebbe raggiungere e poi, nel corso della nostra vita, cerchiamo di lottare, di lavorare sodo, di fare sacrifici anche grandi per poter arrivare ad ottenere la meta di tali progetti.
Trovo che questo sia un aspetto dell’essere umano positivo, che stimoli l’uomo a cercare uno scopo attivo nella propria vita materiale; tuttavia, per mia personale esperienza, vorrei consigliare a questo proposito di fare molta attenzione a ciò che si desidera, perché potrebbe accadere che ciò che si persegue, si realizzi ma non nel modo in cui una persona se lo poteva essere immaginato o aspettato nella propria mente.
Ancora più attenzione sarebbe opportuno applicare prudenza soprattutto quando non si è ancora sufficientemente istruiti sulla conoscenza profonda di sé stessi e si tende senza rendersene conto ad idealizzare una situazione o un’ambizione che potremmo an-che scoprire essere ben diversa nella realtà, come accade molto spesso anche con le persone.
Affrontare un progetto importante, anche se con grande convinzione e perseveranza ma, senza le opportune informazioni e di conseguenza con l’ingenuità dell’inesperienza, potrebbe essere la causa di molte difficoltà e sofferenze. Si corre il rischio, in effetti, di fare come un salto nel vuoto che si potrebbe concludere a volte anche con un fatale fallimento.
Un percorso iniziatico contenente i presupposti formativi tesi ad acquisire cosciente consapevolezza di sé stessi, offre l’opportunità di smussare questi rischi o per lo meno di ridurli notevolmente, se è coltivato con un sano desiderio di conoscenza, accompagnato da buoni valori, da intuizioni illuminanti e da una devota e sincera Fede in D-io.
Avere una sufficiente conoscenza di sé, ci aiuta a comprendere quali sono i nostri limiti, le nos-tre debolezze e ci protegge da pericoli ai quali andremmo incontro, qualora li affrontassimo con una visione trasfigurata, evocata magari dalla spinta dell’ego, da una mera sete di potere o da tante altre passioni.
Ecco che, se lo vogliamo veramente, ci vengono in aiuto le preziose nozioni di alcuni imprescindibili insegnamenti che fanno parte di tale percorso, pilastri di una conoscenza che va ben oltre quello che noi possiamo immaginare; ad esempio: Astrologia, Alchimia, Cabbalah. Sono queste tre materie potenti, tre scrigni preziosi che offrono diversi strumenti che ci possono condurre a trovare le chiavi che aprono porte a conoscenze che non sono per tutti, ma che sono solo per coloro che con umiltà anelano la sapienza Divina, in questo piccolo mondo denso di acque torbide, di veli spessi di cui dobbiamo liberarci e nelle quali nuotiamo e lottiamo quotidianamente. Spesso ne veniamo travolti senza rendercene conto, fagocitati da una velocità di vita frenetica che disgrega ogni sforzo di pensiero autonomo, cosciente, e che nel tempo non fa che aumentare ritmo.
Fra tutte le possibilità esistenziali per quali l’essere umano dovrebbe ringraziare di averle ricevute dalla grazia di D-io, non possiamo non sottolineare quella del “LIBERO ARBITRIO”.
Il Potere dell’uomo è concentrato tutto in una semplicissima azione che si chiama “SCELTA”.
A volte può accadere che anche dopo aver valutato tutti i pro e i contro di un determinato progetto, esso fallisca oppure riesca ma con grandissime difficoltà. Questo ci deve far riflettere bene sulle scelte fatte, e tornando sui propri passi, è possibile comprendere dove abbiamo sbagliato, oppure in quale momento abbiamo sottovalutato una determinata situazione. Magari in quel frangente eravamo talmente entusiasti e impegnati da non vedere i segnali e gli avvertimenti che lampeggiavano sotto i nostri occhi, oppure potrebbe succedere di sopravvalutare le nostre forze e capacità, sia fisiche, che psicologiche; così da trovarci poi sopraffatti dall’eccessivo complicarsi degli eventi.
Poco tempo fa lessi una frase molto bella e sintetica che riassume in modo diretto questo concetto: “Se ti fa star male, non fa per te”. Semplice ma efficace, una frase che arriva dritta al punto e che funziona per certi versi, se la applichiamo ad alcune tematiche.
Tuttavia, trovo necessario analizzare e sviluppare un concetto su questa bella frase di effetto ma forse incompleta. Conoscere sé stessi fa male a volte, ed anche molto. Non sempre è piacevole guardarsi dentro ed avere la consapevolezza di non essere all’altezza delle proprie aspettative.
Non sempre è sufficiente lottare, studiare, sacrificare, insistere per raggiungere le proprie mete, se queste ci vengono precluse non dalla nostra volontà ma da forze maggiori che non abbiamo la possibilità di dominare o manipolare, ma semmai solo di attenuare, schivare o indebolire, mettendo in campo sempre le dovute cautele, comportamenti e riflessioni del caso.
I potenziali maggiori difensori di noi stessi, siamo proprio noi e quando una via ci viene preclusa è necessario fermarsi e meditare, riflettere stando fermi ad ascoltare, comprendere quale svolta sia quella giusta per noi.
Ci si potrebbe sorprendere con stupore come cambiando strada, l’attrito si dissolva, che ogni tassello torni al suo posto, che tutto diventi privo di sforzo e scorrevole come se fosse naturale e che si possa riconoscere il luogo che si sta osservando come un posto familiare e sicuro, ed avere quindi la conferma in quella scintilla di intuizione in funzione della quale questa volta non abbiamo sbagliato strada. Oppure potremmo anche andare oltre e da un altro punto di vista, osservare che quello che noi pensiamo sia un fallimento, possa essere in realtà un percorso di apprendimento, seppure doloroso ma necessario e che abbia in grembo proprio lo scopo di farci maturare ed insegnarci con concretezza ciò che siamo destinati ad essere o a fare in questa effimera vita di passaggio.
Il fulcro di questa analisi è che possiamo scegliere cosa fare, possiamo decidere di intraprendere una via corretta, oppure no, possiamo comportarci male o bene, possiamo decidere di seguire il nostro istinto e fare qualsiasi cosa vogliamo; spetta solo a noi stessi decidere quale strada intraprendere, quale persona diventare, quali concetti e saperi apprendere, quali istinti o talenti esprimere, ma la regola è che noi siamo indiscutibilmente il risultato, positivo o negativo, di ciò che scegliamo di fare e la responsabilità è solo nostra. Solo noi ne pagheremo le conseguenze oppure ne trarremo i benefici.
Vorrei osare un ultimo pensiero personale esprimendo che questo potrebbe anche filosoficamente essere definito il senso della vita, il perché siamo qui e quale sia il nostro scopo su questa terra. Semplicemente sarebbe quello di imparare dai nostri errori per poter migliorare ed evolvere ed innalzare il proprio Spirito avvicinandolo a D-o.
L’articolo è contenuto nel numero di Agosto/Settembre 2022 della nostra rivista Alla Ricerca del Sé. Scarica tutto il numero.
I potenziali maggiori difensori di noi stessi, siamo proprio noi e quando una via ci viene preclusa è necessario fermarsi e meditare, riflettere stando fermi ad ascoltare, comprendere quale svolta sia quella giusta per noi.
Attorno all’Ara dei Giuramenti, nel cuore del Tempio, sono disposti strumenti simbolici che rappresentano tappe e funzioni del lavoro interiore. Ogni attrezzo muratorio richiama un’azione da compiere su sé stessi, nel percorso di trasformazione spirituale.
• Il Filo a Piombo orienta verso l’equilibrio interiore: invita a calarsi nel proprio asse verticale per discernere ciò che è saldo da ciò che è instabile, essenziale per ogni cammino iniziatico.
• Il Mazzuolo rappresenta la forza volontaria, la spinta risoluta che segue una scelta consapevole e virtuosa.
• Lo Scalpello simboleggia il discernimento e la precisione: senza di esso, ogni colpo rischia di essere cieco, danneggiando invece di perfezionare.
• La Livella esorta a costruire con misura, portando armonia tra le parti, sia interiori che esteriori. È lo strumento dell’equilibrio raggiunto.
• Il Regolo permette di valutare proporzioni, coerenza, giustizia. Invita a confrontare la propria opera con un modello superiore di ordine.
• La Leva allude all’azione ponderata: forza che muove ciò che è pesante, ma solo se guidata dalla coscienza e da un punto di appoggio ben compreso.
• La Cazzuola è simbolo della volontà costruttiva in chiave altruistica: unisce, armonizza, cementa legami su basi spirituali.
• La Pietra Grezza, posata a terra, rappresenta l’uomo nella sua condizione naturale, ancora da lavorare, dominato da istinti e automatismi (Nefesh).
• La Pietra Cubica a punta, scolpita e orientata, simboleggia l’iniziato che ha compiuto un cammino reale, innalzando la propria anima verso Neshamah, la coscienza superiore.
L’Ara del Giuramento, al centro del Tempio, ha forma quadrata, simboleggiando la stabilità e il mondo manifestato. Il rivestimento in tessuto azzurro, proprio del Grado di Apprendista, evoca il cielo originario e lo stato potenziale della Creazione.
Su di essa si compiono gli atti fondanti del Lavoro rituale: si prestano i giuramenti, si depone il Libro della Legge Sacra, sovrapposto dalla Squadra incrociata al Compasso, e si accendono le Luci della Menorah, il candelabro a sette bracci della Tradizione ebraica. Le sue fiamme possono essere lette in chiave cabalistica come le sette Sephirot inferiori, oppure associate ai sette giorni della Creazione, ai sette chakra o alle scale armoniche.
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