“Quando la rosa e la croce si uniscono, il matrimonio alchemico è completo e Il dramma è finito. Poi ci svegliamo dalla storia ed entriamo nell’eternità – “ Robert Anton Wilson
In questa sede, non starò certo a tentare di spiegare in modo dettagliato cosa possa intendersi per Alchimia.
Secondo il mio pensiero, mi permetto cautamente d’introdurre solamente il concetto per il quale si tratterebbe di una scienza esoterica il cui primo fine sarebbe quello di trasformare il “piombo”, ovvero ciò che è negativo, in “oro”, ovvero ciò che è positivo nell’uomo, per fargli riscoprire la sua vera “natura interna, spirituale”, il proprio Dio.
Durante la storia dell’uomo, soprattutto in alcuni momenti storici, gli alchimisti cercavano di nascondersi, di rendersi occulti usando allegorie simboliche, per preservare le loro conoscenze da quanti erano ancora impreparati a comprenderle e perciò risultavano esposti al pericolo di farne anche un cattivo uso. Spesso passavano ore ed ore, giorni e notti intere nel loro Athanor per studiare, provare, sperimentare e per pensare, assorbiti nelle loro speculazioni.
Molti sono stati i personaggi “pubblici” dediti allo studio alchemico.
Lo stesso Isaac Newton, uno degli uomini più importanti della “nuova scienza”, dedicò molto più tempo allo studio dell’alchimia, piuttosto che a quello dell’ottica o della fisica per le quali divenne famoso.
Tuttavia, Newton mantenne sempre un notevole riserbo intorno ai suoi studi alchemici e non pubblicò mai opere sull’argomento. Fu l’economista John Maynard Keynes che nel 1936 rese pubblici manoscritti newtoniani sull’alchimia, dei quali era entrato in possesso ad un’asta.
La scienza dell’alchimia ebbe inoltre una notevole evoluzione nel tempo, iniziando a partire da vari secoli prima dell’era pre-cristiana, quasi come un’appendice metallurgico-medicinale della religione, maturando in un ricco coacervo di studi, trasformandosi in scienza sapienziale ed alla fine, fornendo alcune delle fondamentali conoscenze empiriche nel campo della chimica e della medicina moderne, le quali tuttavia sono state interpretate anche come una sua forma di decadenza.
Il declino dell’interesse all’alchimia iniziò nel XVIII secolo con la nascita della chimica moderna, che si limitò ad una struttura più concreta e misurabile matematicamente per comprendere le trasmutazioni della materia, e nell’ambito della medicina, con un nuovo disegno dell’universo basato sul materialismo razionale.
Però: «A far nascere la chimica moderna non è stata questa alchimia, con la quale tale scienza non ha alcun rapporto: è stata una deformazione e deviazione di essa nel senso più rigoroso del termine, a cui dette luogo, forse a partire dal Medioevo, l’incomprensione di alcune persone, le quali, incapaci di penetrare il senso vero dei simboli, presero tutto alla lettera e credendo trattarsi solo di operazioni materiali si dettero ad un più o meno disordinato sperimentare. Proprio queste persone, chiamate ironicamente “soffiatori” e “bruciatori di carbone” dagli alchimisti veri, furono gli autentici precursori dei chimici attuali: ed è così che la scienza moderna si è costruita per mezzo di residui di scienze antiche, con materiali respinti da quest’ultime e abbandonati agli ignoranti e ai “profani”.»
(René Guénon, La crisi del mondo moderno, trad. it., pag. 76, Roma, Mediterranee, 1972)
Giusto per riportare qualche stralcio culturale, allegorico (si utilizzano immagini materiali per riferirsi ad aspetti spirituali), accenno brevemente che l’opus alchemicum per ottenere la pietra filosofale, avveniva mediante sette procedimenti, divisi in quattro operazioni, Putrefazione, Calcinazione, Distillazione e Sublimazione, e tre fasi, Soluzione, Coagulazione e Tintura. (il numero sette ricorre molto spesso così come altri numeri “sacri” come tre, dieci, dodici…)
Attraverso queste operazioni, la “materia prima”, mescolata con lo zolfo ed il mercurio e scaldata nella fornace athanor, si sarebbe trasformata gradualmente, passando attraverso vari stadi contraddistinti dal colore assunto dalla materia durante la trasmutazione, e perdendo così i suoi aspetti grossolani per assumerne di più eterei o spirituali.
Il numero di queste fasi, variabile da tre a dodici a seconda degli autori di trattati alchimistici, è legato al significato magico dei numeri, come accennato prima.
I tre stadi fondamentali per sciogliere e ricomporre la materia secondo il motto latino «solve et coagula» sono:
Nigredo o opera al nero, in cui la materia si dissolve, putrefacendosi;
Albedo o opera al bianco, durante la quale la sostanza si purifica, sublimandosi;
Rubedo o opera al rosso, che rappresenta lo stadio in cui si ricompone, fissandosi. (esiste anche una ulteriore fase chiamata Citrinitas, opera al giallo, forse meno importante delle altre tre).
Un’ulteriore distinzione si produce tra la cosiddetta via umida, in cui la separazione viene effettuata da un liquido, e la via secca, più rapida, in cui si salta la fase al nero e si opera direttamente col fuoco.
Teniamo a mente che l’universo alchemico è pervaso di simboli (non sempre analogici tra i vari autori), che, intrecciandosi in mutue relazioni, permeano le varie operazioni e gli ingredienti costitutivi del processo per ottenere la pietra filosofale.
Ad ogni modo, l’alchimia, spesso associata all’antica pratica di trasformare il piombo in oro, è molto più di una semplice disciplina proto-scientifica. Essa può rappresentare un percorso di crescita interiore, un processo simbolico di trasformazione dell’anima e della materia nel raggiungimento della conoscenza della propria spiritualità.
A livello prettamente spirituale, l’alchimia non è altro che il processo di elevare la materia grezza (l’anima non purificata) verso una forma superiore (lo spirito illuminato). La “trasmutazione del piombo in oro” rappresenta simbolicamente il viaggio dell’essere umano attraverso le sue ombre e imperfezioni, verso la luce e la perfezione divina.
L’alchimia spirituale ha come obiettivo la formazione del Corpo di Luce o Corpo di Resurrezione, vera e propria realtà di coscienza, frutto di un processo di trasformazione che permette di giungere ad un alto grado di consapevolezza spirituale.
Tale raggiungimento, definito in alchimia Grande Opera, viene conseguito solamente al termine di diverse fasi all’interno delle quali sono state effettuate operazioni che vengono definite con i termini tradizionali di solve et coaugula.
l’Universo è Uno (Materia e Spirito), da ciò deriva che la legge transmutatoria alchemica, dal meno perfetto al più perfetto, deve potersi applicare sia in alto che in basso, sia nel campo spirituale che in quello materiale, sia nella chimica dei fenomeni terrestri che nell’iperchimica delle trasmutazioni animiche.
Di qui i due triangoli intrecciati del Sigillo di Salomone, che nasconde, in un simbolo apparentemente semplice, un arcano divino di valore universale.
Nel Macrocosmo (o Universo): nel Microcosmo (o corpo umano).
Tutto nell’Universo può essere ricondotto all’unità, perché oltre la molteplicità delle forme visibili, non vi è che un Unico Principio, in grado di differenziarsi all’infinito e di riassorbirsi, riconvertendosi in pura essenza e potenzialità, nelle migliaia di mondi che animano lo spazio infinito, nelle forme armoniose della Natura, nel corpo dell’uomo. Quindi, si ripete costantemente la stessa legge, che è legge unitaria perché sottesa dall’esplicazione di una Forza Unica e intelligente, eternamente in azione in quanto al di là di ogni umano concetto di relativo e temporale.
Per linea generale, l’alchimia fonda le sue operazioni sul significato dei principi fondamentali quali lo zolfo, il mercurio ed il sale, in base ai quali la realtà si struttura.
Lo zolfo è il principio della forza, è soggetto attivo della capacità intrusiva, interventista.
A livello umano rimanda alla volontà, alla capacità determinativa. Nella fisiologia ermetica rimanda all’ambito più elevato, ossia allo Spirito. All’interno degli elementi possiamo vedere tale principio presente nel fuoco così come nell’aria.
Il mercurio è affine all’elemento acqueo e da questo punto di vista possiede qualità più propriamente percettive, di accoglimento. Possiede le qualità del solvente e manifesta la sua capacità di sublimazione.
A differenza dello zolfo il mercurio ha chiaramente una caratterizzazione femminile possedendo, perciò, potenzialità generative, creative.
Dall’unione dei principi sopra citati nasce il sale, principio mediano tra quello dello zolfo e quello del mercurio. Il sale è il corpo dei principi naturali, asciutto, incombustibile ed ha una caratterizzazione neutra.
Il sale in alchimia simboleggia la fissità e permanenza della Terra o della materia, che occorre disciogliere perché si trasfiguri in spirito. In quanto elemento di equilibrio, di stabilizzatore armonico tra opposte qualità come il Sole e la Luna, era ritenuto da Paracelso il terzo ingrediente, dopo lo zolfo e il mercurio, da aggiungere nelle operazioni di trasmutazione alchemica, che consistevano nella scomposizione degli elementi nei loro componenti originari per poi ricombinarli in una forma più eterea e nobile: il solve et coagula già citato prima.
Continuando nel lavoro (senza dimenticare le corrispondenze analogiche tra elementi materiali e riferimenti spirituali), il processo di trasformazione permette di giungere alla formazione di un sale sempre più sottile, evoluto. Il processo alchemico prevede fissazioni trasmutative sempre più alte della struttura primaria: questa è il significato della Grande Opera.
Il sistema alchemico “classico”, secondo Paracelso (1493-1541), prevede:
Tria prima: (la “tria prima”, i principi da cui la materia è direttamente composta):
Zolfo o anima ( ), il principio di combustibilità;
Mercurio o spirito ( ☿ ), il principio di fusibilità e volatilità;
Sale o corpo ( ), il principio di incombustibilità e non volatilità;
Poi, i quattro elementi di base di cui l’alchimia occidentale fa uso.
I simboli utilizzati per questi sono:
Aria, Terra, Fuoco, Acqua
Ed ancora, i sette metalli planetari sono associati ai sette pianeti classici e sette divinità, tutti largamente presenti nel simbolismo alchemico.
Sebbene i metalli abbiano occasionalmente un proprio glifo, il simbolo del pianeta viene usato più spesso. Il settenario simbolico e mitologico è coerente con l’astrologia occidentale.
Il simbolismo planetario è limitato alle sette stelle erranti visibili ad occhio nudo, e i
pianeti extra-saturniani Urano e Nettuno non vengono utilizzati. I simboli sono:
Piombo, corrispondente a Saturno ♄
Stagno, corrispondente a Giove ♃
Ferro, corrispondente a Marte ♂
Oro, corrispondente al Sole ☉ ☼
Rame, corrispondente a Venere ♀
Mercurio (argento vivo), corrispondente a Mercurio ☿
Argento, corrispondente alla Luna ☽
Al di là della spiegazione storica, il processo alchemico per molti studiosi ha rappresentato il motivo della loro intera vita, è stato il sentiero più elevato che un Iniziato possa percorrere: quello che cerca il Matrimonio Alchemico, la creazione della Sacra Unione Divina, che trascende il fisico e si estende nel Mistero della Creazione stessa, la vera Energia del Serpente e l’Alchimia del Cuore che unisce le polarità maschile e femminile, la loro Natura al di là del corpo superiore e del vero spirito, per accedere all’impero del cielo.
il Matrimonio Alchemico è il Matrimonio Perfetto, l’Unione degli Opposti, rappresenta la persona con avvenuta la “Riunificazione delle Fiamme Gemelle” vera unione interiore, vero matrimonio interiore della propria polarità luce/oscurità, femminile/maschile.
È il traguardo raggiunto dell’equilibrio interiore, l’integrazione del Sé.
Come scrive Matthew Fox, “è il Sacro Maschile che si unisce al Sacro Femminile in ognuno di noi, creando il “matrimonio sacro” di compassione e passione dentro di noi.”
L’articolo è contenuto nel numero di Novembre 2025 della nostra rivista Alla Ricerca del Sé. Scarica tutto il numero.
Giusto per riportare qualche stralcio culturale, allegorico (si utilizzano immagini materiali per riferirsi ad aspetti spirituali), accenno brevemente che l’opus alchemicum per ottenere la pietra filosofale, avveniva mediante sette procedimenti, divisi in quattro operazioni, Putrefazione, Calcinazione, Distillazione e Sublimazione, e tre fasi, Soluzione, Coagulazione e Tintura. (il numero sette ricorre molto spesso così come altri numeri “sacri” come tre, dieci, dodici…)
Attorno all’Ara dei Giuramenti, nel cuore del Tempio, sono disposti strumenti simbolici che rappresentano tappe e funzioni del lavoro interiore. Ogni attrezzo muratorio richiama un’azione da compiere su sé stessi, nel percorso di trasformazione spirituale.
• Il Filo a Piombo orienta verso l’equilibrio interiore: invita a calarsi nel proprio asse verticale per discernere ciò che è saldo da ciò che è instabile, essenziale per ogni cammino iniziatico.
• Il Mazzuolo rappresenta la forza volontaria, la spinta risoluta che segue una scelta consapevole e virtuosa.
• Lo Scalpello simboleggia il discernimento e la precisione: senza di esso, ogni colpo rischia di essere cieco, danneggiando invece di perfezionare.
• La Livella esorta a costruire con misura, portando armonia tra le parti, sia interiori che esteriori. È lo strumento dell’equilibrio raggiunto.
• Il Regolo permette di valutare proporzioni, coerenza, giustizia. Invita a confrontare la propria opera con un modello superiore di ordine.
• La Leva allude all’azione ponderata: forza che muove ciò che è pesante, ma solo se guidata dalla coscienza e da un punto di appoggio ben compreso.
• La Cazzuola è simbolo della volontà costruttiva in chiave altruistica: unisce, armonizza, cementa legami su basi spirituali.
• La Pietra Grezza, posata a terra, rappresenta l’uomo nella sua condizione naturale, ancora da lavorare, dominato da istinti e automatismi (Nefesh).
• La Pietra Cubica a punta, scolpita e orientata, simboleggia l’iniziato che ha compiuto un cammino reale, innalzando la propria anima verso Neshamah, la coscienza superiore.
L’Ara del Giuramento, al centro del Tempio, ha forma quadrata, simboleggiando la stabilità e il mondo manifestato. Il rivestimento in tessuto azzurro, proprio del Grado di Apprendista, evoca il cielo originario e lo stato potenziale della Creazione.
Su di essa si compiono gli atti fondanti del Lavoro rituale: si prestano i giuramenti, si depone il Libro della Legge Sacra, sovrapposto dalla Squadra incrociata al Compasso, e si accendono le Luci della Menorah, il candelabro a sette bracci della Tradizione ebraica. Le sue fiamme possono essere lette in chiave cabalistica come le sette Sephirot inferiori, oppure associate ai sette giorni della Creazione, ai sette chakra o alle scale armoniche.
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