Emotività passionale; conseguenze, azioni

Si avvicina il periodo di Giugno in cui si manifesterà il consueto fenomeno astronomico del Solstizio estivo, ma prima di immaginare cosa possa attenderci, a partire da quella data, vorrei provare a portare l’attenzione sul alcune particolari previsioni d’influenza spirituale riguardanti quelle manifestazioni generali degli avvenimenti che da parte di alcuni, secondo il punto di vista astrologico ma non solo quello, erano state presentate come possibili per il trimestre ormai in buona parte trascorso e probabilmente se ne stanno ancora sperimentando le conseguenze.

Intendo riferirmi soprattutto a quelle che potevano configurarsi a livello macroscopico e che riguardavano la predisposizione per una tendenza generale a dirigere l’energia psichica verso il mondo esterno, verso le persone e le attività sociali, in modo intenso, aggressivo e non di rado conflittuale. Però contemporaneamente, rispetto alle vicissitudini da affrontare, in varie occasioni, quelle si sarebbero mosse all’interno di una sorta di intima insicurezza in sé stessi che avrebbe potuto favorire una mancanza di autonomia esistenziale, portando alla continua ricerca di un supporto esteriore, sia a livello “micro”, ovvero di un singolo soggetto (almeno in parte, a prescindere dalla genesi derivata dalla personale configurazione stellare, natale), che “macro” riguardante grandi gruppi sociali.

Oggi, in tal modo, ognuno potrebbe soffermarsi a meditare in merito a come, in quel periodo, si siano manifestati i personali pensieri, unitamente alle emozioni più o meno passionali, ma anche a cosa abbia pronunciato e quali azioni siano state da lui compiute. Ovviamente, potrebbe espandere l’osservazione, tenendo conto anche dei contesti più generali in cui tutto è accaduto, probabilmente in modo più fluido, facile, oppure affatto tranquillo e forse pervaso da eccessi energetici, dirompenti, tendenti ad auto-amplificarsi.

Ho scelto di prendere a riferimento questi particolari punti di vista per tentare di indagare, ancora una volta, alcuni aspetti della personalità che sono particolarmente attenzionati in un percorso come il nostro, proiettato verso quella Conoscenza che in funzione di un’auspicabile cosciente ricerca di evoluzione animica-spirituale, è finalizzata ad un auspicabile riavvicinamento ai livelli luminosi del Supremo Artefice. Ciò dovrebbe contemplare in modo propedeutico, una continua indagine interiore ed eventuali rettifiche di qualsiasi cosa lo si ritenga necessario.

Riguardo ad un periodo come quello trascorso e che ancora manifesta le sue caratteristiche, ognuno potrebbe riprendere in considerazione le conseguenze di quel desiderio che lo ha portato a camminare sulla nostra via e come (similmente al passato) anche nel presente, questo sia forse ancora più o meno contaminato da un naturale (soprattutto dal punto di vista delle esigenze materiali) desiderio di dominio, di potenza, di potere, di comando, di facoltà straordinarie, di forza. Una cartina di tornasole per verificarlo, potrebbe evidenziarsi nel constatare che in alcuni casi, nei quali si potevano avere delle particolari aspettative, questo desiderio non sia stato più sotto il controllo della coscienza e così, a fronte di un’eventuale mancanza di soddisfazione di quelle attese, ci si possa essere ritrovati ad arrabbiarsi, pieni di furore e a desiderare d’incutere almeno paura in coloro (anche o soprattutto nell’ambito delle amicizie più o meno fraterne) con cui si era interagito e che dal personale punto di vista, avrebbero vanificato la realizzazione dei personali desideri, non riservando affatto quel rispetto di cui, chissà perché, si presumeva di avere diritto, a prescindere dal contesto e dalle intime responsabilità nello sviluppo degli avvenimenti in cui probabilmente (anche se non lo si volesse riconoscere) ci si possa essere presentati in modo aggressivo e con la volontà di prevaricare. Non è da escludere che si possa anche aver vagheggiato di punire qualcuno procurandogli dolore.

A fronte della possibile eccentricità e del rifugio psicologico nei desideri passionali, si potrebbe essere manifestata una forma di testardaggine, di ostinazione, con un vivace tentativo d’influenzare e di coinvolgere l’esterno, forse anche tramite uno slancio rivoluzionario nelle intenzioni, però in situazioni costruite per lo più, solo per la propria convenienza; così, anche tramite guizzi di realizzazioni improvvise, a volte casuali, potrebbe aver mascherato una sorta di stanchezza psicofisica, di pigrizia profonda, la quale potrebbe aver impedito di conseguire gli obiettivi auspicati. Si sarebbe trattato di qualche cosa non ben definibile ma che avrebbe condotto a far scorrere il tempo, mantenendosi in un’attesa che non è attesa, in una mancanza sistematica di scelte, in un incedere esistenziale solo apparente, nel quale si sarebbe anche tentato di attribuire responsabilità all’esterno per i personali fallimenti.

Si ritornerebbe così a dover prendere in esame un’intelligenza che normalmente metterebbe in moto le personali energie, per lo più in funzione d’impulsi provenienti da un IO egocentrico che muoverebbe gli intimi desideri e che interagirebbe con le proprie passioni per soddisfare le esigenze di ritorno “vantaggioso” di qualsiasi tipo ed in ogni settore delle personali relazioni con l’ambito circostante.

D’altronde, se come nella maggior parte dei casi, non si avessero ricevuto indicazioni/educazioni particolari, si tenderebbe a percepire ogni cosa, quasi esclusivamente da questo punto di vista, in funzione del quale esisterebbe una propensione a mettere in pratica qualsiasi azione (nessuna esclusa e senza prendere in esame le esigenze, le ragioni altrui anche se si presentassero con dignità almeno pari, se non addirittura superiori alle proprie) per ottenere quanto si brami.

Si sarebbe cercato di costruire rapporti sociali, senza tenere conto dei tempi e delle informazioni necessarie, ma con l’intento di godere rapidamente in modo anche dispotico, delle caratteristiche che manifesterebbero coloro con cui ci si fosse associati.  Da questo poi, sarebbero potuti derivarne dispute e incomprensioni.

Così, meditandoci, non sarebbe stato affatto strano notare fenomeni interiori riconducibili a sentimenti di rivalsa, di ripicca, di regolamento di conti, se non addirittura di vendetta.

Questo perché a fronte di quanto già accennato, una predisposizione, un’attenzione, rivolta quasi esclusivamente verso l’esterno, tenderebbe a provocare una continua ricerca di consensi, di approvazioni, di affetti, ecc. Insomma, tutte cose che si immaginerebbero in grado di placare il disagio derivato da una sorta di insicurezza nei confronti di ciò che si supporrebbe essere atteso da altri per i quali si vorrebbe rappresentare qualche cosa d’importante. Quindi, a fronte di una carenza (secondo quel personale ed emotivo punto di vista) di ammirazione, amore, adorazione, ecc. da parte di coloro da cui si vorrebbe ricevere queste cose, allora ci si arrabbierebbe facilmente. Se ci si sentisse, a torto o a ragione, traditi rispetto a quanto si aveva programmato, immaginato, aspirato, allora quella rabbia tenderebbe ad espandersi. Se ci si sentisse sconfitti e non si riuscisse ad accettare la sconfitta, comunque essa fosse avvenuta e per qualsiasi motivo (anche per propria colpa), è molto probabile che la collera esploderebbe. Se si percepisse dolore per questi motivi e si credesse che fosse causato da qualcuno (anche se non fosse vero o se lo si fosse provocato per primi), l’ira si manifesterebbe subito. Intendo uno stato psichico alterato, suscitato da elementi percepiti come minacce o provocazioni capaci di rimuovere i freni inibitori che normalmente stemperano le scelte di un soggetto coinvolto in tale emozione.

Non sempre si tratterebbe solo di un particolare furore dirompente, unito a dolore, a smarrimento ed a tante altre emozioni, ma è possibile che a questo si aggiungerebbe anche o soprattutto, un freddo, continuo, desiderio, di punire, di fare del male, di fare soffrire come o in modo di gran lunga maggiore di quanto si stesse provando.

Si coltiverebbe, si alimenterebbe questa emozione in modo emotivamente passionale per un tempo indefinito, lasciandogli condizionare i personali pensieri, le parole, le azioni.

Tutto ciò potrebbe avvenire senza mai prendere in considerazione, neanche lontanamente, il fatto di come possa risultare sempre oggettivamente “normale e giusto”, in un contesto di azioni e reazioni, che quasi mai qualcuno si ritrovi a subire l’odio, un insulto, una truffa, una sconfitta, un tradimento, senza averlo in qualche modo provocato e quindi, in qualche modo, meritato anche solo accidentalmente.

Però in alcuni casi, l’istinto di reagire, pur sentendosi affatto in grado di competere con avversari veri o solo immaginati, potrebbe portare comunque a cercare di colpire qualcuno utilizzando strumenti come ad esempio: maldicenza, denigrazione, pettegolezzo, mormorazione, frottola, malignità, insinuazione, ecc.

Così con quelle parole unite ai pensieri (per lo più contaminati dall’emotività passionale) ed alle azioni, si creerà un conseguente personale universo affatto piacevole.

Se si tiene presente che la parola è un suono, una vibrazione che si muove nella materia, si dovrebbe intuire che anche in quella dimensione, attraverso l’aria, che lo si voglia o no, modifica ciò che incontra ma soprattutto che fa oscillare anche chi la pronuncia. Conseguentemente, se ci si volesse soffermare sul punto di vista per il quale si ipotizzerebbe il consueto mistico rapporto interattivo tra alto e basso (vedasi ad esempio la Tavola di Smeraldo ma non solo), quel fenomeno fisico potrebbe avere conseguenze interattive nella collocazione esistenziale comprensiva dei livelli spirituali, immaginati esistere in un rapporto dinamico per la ricerca di equilibri tra forze contrapposte.

Allorché si parlasse più o meno a sproposito, qualunque fosse la personale consapevolezza di ciò che si stesse compiendo nel bene e nel male, immagino che siano intuibili varie conseguenze dentro e fuori sé stessi. Si potrebbe alterare il personale stato dell’essere e la sua collocazione spirituale tra le due polarità.

Però, non di rado, è probabile che si possa aver espresso critiche, manifestato disprezzo, evidenziato difetti altrui e magari li si è ingigantiti e/o inventati.

Per chi desiderasse indagare la propria interiorità, forse potrebbe interrogarsi e chiedersi perché mentre lo faceva, fosse pervaso da emozioni che lo inducevano ad utilizzare la parola maldicente, come un’arma per aggredire qualcuno o qualche cosa. Nel dialogo con la sua coscienza, se riuscisse ad attivarlo, potrebbe risultare interessante scoprilo.

Per lo meno, potrebbe verificare se le motivazioni avessero riguardato un’inconfessabile personale debolezza, un’inadeguatezza alla situazione e nei confronti degli interlocutori; questo, tanto da cercare di indebolire in quel modo, un ipotetico avversario che magari non era neppure a conoscenza della sua esistenza oppure che pur sapendolo, non gli avrebbe dimostrato la considerazione che avrebbe voluto, oppure per altri motivi.

Ad ogni modo, è necessario tenere conto che non è mai facile riuscire a dialogare con la coscienza, soprattutto se si cercasse di farlo in quella forma particolare attraverso la quale si dovrebbe essere freddi osservatori di sé stessi. Infatti, il cosiddetto “IO materiale”, preposto per interagire in modo possibilmente vincente con l’esterno, utilizza con grande facilità, l’astuzia e l’ipocrisia per tacitare il dialogo interiore. Nello stesso modo riesce a costruire, con una certa efficacia, una o più maschere da presentare al mondo esterno.

Così nella quotidianità ci si potrebbe anche scordare che quelle sono solo un’invenzione per predisporre una sorta di personalità fasulla ad uso e consumo degli altri; quindi, come accade nella maggior parte dei casi, avendo tacitato la coscienza, si potrebbe poi scoprire nel tempo, di aver ingannato anche sé stessi, tendendo ad identificarsi con la maschera, illudendosi, sperando, di essere, nel bene o nel male, ciò che non si è.

Ciò potrebbe svelarsi importante allorché ci si rendesse conto anche di un’altra abitudine, ovvero di affermare cose, sancire giuramenti che spesso lasciano il tempo che trovano. A tal proposito sarà prudente ricordare quei giuramenti, quelle promesse con i quali si è sancito il proprio impegno nei confronti dei fratelli visibili e di quelli invisibili; sarà veramente opportuno farlo anche se non si fosse ancora in grado di avere sufficiente percezione dell’eggregoro spirituale del nostro Rito.

In tal modo, quando si reagirà inconsapevolmente, istintivamente, a stimoli di ogni tipo, forse si eviterà di creare anche una separazione disarmonica tra ciò che si pensa, ciò che si dice e ciò che si compie, riducendo conseguentemente, ogni volta, la luminosità del personale stato dell’essere.

Occorre essere coscienti che in una via come la nostra esistono regole, consuetudini, oppure leggi che ci impongono di assumere delle responsabilità, affinché la nostra stessa libertà esistenziale, le nostre potenzialità, possano esprimersi senza collidere con quelle degli altri, mentre si tenta di formare almeno quell’eggregoro fisico che caratterizza ogni rispettabile Triangolo/Loggia; poi, lavorando correttamente, da questo ci si potrebbe evolvere in ambito spirituale ed integrarsi amorevolmente in quello generale del Rito.

Quindi anche i nostri molteplici riferimenti gerarchici, predisposti non solo per esigenze gestionali, dovrebbero risultare ineludibili per non creare disarmonia. Però nei decenni, si è constatato che, a volte, il personale egocentrismo può portare, più o meno consapevolmente, ad atteggiamenti dirompenti, proporzionali alla forza delle passioni che spingono a metterli in campo, attraverso: mormorazioni, resistenze, discussioni, impazienze, rivolte, ecc. Si tratta di aspetti diversi dello stesso spirito di personalismo, di cui, ancora una volta, è più che mai necessario trovare le vere origini attraverso i concatenamenti che si possono svelare nelle filiere che si evidenziano in risposta agli interrogativi conseguenti alla propria indagine su sé stessi.

Un’eventuale ricerca su sé stessi è importante per chiunque nella cui vita possono essersi manifestati eventi molto coinvolgenti sul piano emotivo, soprattutto se non sono stati piacevoli (ma anche o soprattutto quelli piacevoli vanno indagati per motivi analogici e convergenti). Ad esempio, potrebbe essere abbastanza semplice ricordare: malattie, perdite, affetti, lavoro, studio, ecc. In alcuni casi, si sarebbero presentati talmente forti, difficili, aggressivi, da indurre a non intravvedere sbocchi risolutivi; tanto da fare perdere la speranza in qualche evoluzione accettabile.

Ovviamente, si sarebbe trattato di una situazione psichica, contraddistinta da una particolare afflizione, da quello sconforto che impedirebbe di essere soggetti cognitivi, criticamente padroni della realtà. Sempre ad esempio, la stima in famiglia, la sicurezza di base, i tratti di risposta interpersonale, potrebbero essere stati vissuti come variabili soggettivamente determinanti nell’aumentare o nel diminuire la gravità di questa situazione psichica paragonabile a delle pesanti catene che si sarebbero sentite ingiuste ma di cui se non se ne fossero ricercate le cause, più ci si fosse arrovellati per liberarsene e più esse potrebbero essere divenute pesanti inducendo a fenomeni di: disperazione,  avvilimento, demoralizzazione, depressione, sconforto, sfiducia, tormento, angoscia, ecc.

Ad ogni modo, a questo punto, immagino che forse per qualcuno possa essere interessante tentare di immaginare quali influenze spirituali possano manifestarsi dopo il solstizio.

È probabile che in generale, le conseguenze di tali flussi tendano a far mantenere quella forte estroversione che si era manifestata sino ad oggi, ed una minore predisposizione a ricercare “dentro”. Questo dovrebbe favorire ciò che si era già visto, ovvero la tendenza ad interagire frequentemente e fatalmente con gli stimoli esterni. Inoltre, supponendo di aver capito qualche cosa di sé stessi nel trimestre precedente, si potrebbe notare il passare da una oggettiva fase con poca autonomia, quella caratterizzata da una continua ricerca del supporto esteriore, ad una propensione quasi di rimbalzo, in cui ci si potrebbe sentire autonomi, eccentrici, sicuri di sé. Ciò potrebbe favorire un eccesso di ambizione e quindi la predisposizione ad immergersi in lotte esteriori, correlate alle caratteristiche del personale spazio vitale e quindi ad imbattersi in molteplici ostacoli che tenderebbero ad indebolire la propria ricerca interiore trovandosi a sottovalutare, ad esempio, l’importanza della corretta frequentazione dei Lavori programmati e soprattutto dell’interazione con il nostro eggregoro durante gli specifici momenti teurgici finalizzati a ricercare un contatto con i livelli spirituali più luminosi e più vicini al Supremo Artefice. Non va inoltre dimenticato (almeno da parte dei Maestri) che l’imminente pausa estiva dovrebbe essere utilizzata anche per progettare, con sempre maggiore cosciente consapevolezza, quanto si necessario per tutti, a partire da ripresa delle attività, in coincidenza dell’Equinozio d’Autunno.

Tra vari ostacoli potrebbe manifestarsi un particolare interesse verso elementi materiali che in questo periodo sembrerebbero caratterizzare le condizioni per realizzazioni fortunate ma oscillanti, o meglio: fluttuanti, mentre si tenderebbe a coltivare frequenti relazioni di amicizia soprattutto con persone intelligenti o colte. Però questi rapporti potrebbero consistere in situazioni poco durevoli e incostanti ma contemporaneamente vivaci.

Ad ogni buon conto, tutto il lavoro eseguito nella personale interiorità dovrebbe consentire di mantenere una tendenza a ricercare la pace e la tranquillità animica, isolandosi, per quanto possibile, dietro paraventi coscientemente e opportunamente edificati per “difendersi” da disturbi esterni. In tal modo, l’indagine interiore potrebbe continuare ma a causa dell’esposizione esterna conseguente a quella supponente sicurezza di cui sopra, ognuno non dovrebbe mai sottovalutare le noie derivate dall’emotività passionale non ben controllata. D’altronde, un probabile fluire di energia psicofisica tenderebbe a facilitare il conseguimento di risultati materiali ma le lotte per riuscirci metterebbero in ombra gli obiettivi spirituali.

Se si procedesse, in modo sociale e gioviale nella ricerca di amicizie tra persone influenti oppure di protezioni provenienti dalle cosiddette alte sfere sociali, sarà indispensabile non dimenticare che anche tra gli amici sinceri, si possono celare elementi poco capaci o che aiutano solo per interesse.

Quindi si dovrebbe cercare di avere tempo per effettuare le opportune verifiche e così da poterne acquisire i frutti migliori.

Non va per altro dimenticato che un modo di incedere su un percorso come il nostro che storicamente si presenta anche con continui cambiamenti improvvisi, con possibili conflitti, necessita non di rado di intuizione, di genio inventivo e di lavori di riforma.

La fine di qualche aspetto o di qualche elemento fondativo, come abbiamo già purtroppo constatato, può sopravvenire anche in circostanze fatali e strane, come pure possono manifestarsi eredità, doni misteriosi, ecc. non sempre acquisibili piacevolmente; per lo meno a livello psichico.  

Per tutto quanto sopra descritto, se ci si focalizzasse sulla quotidianità, forse si potrebbe percepire come, almeno nel breve periodo trimestrale, una sorta di energia generale potrebbe indurre a voler vivere al di sopra delle personali possibilità e nei modi più impensati, inducendo, tra le varie e sempre possibili conseguenti frustrazioni, anche la possibilità di non riuscire a creare un rapporto amorevole con gli altri.

Però ancora una volta, mi permetto di suggerire di trovare il tempo per meditare sulle personali promesse, su giuramenti, sempre più importanti e impegnativi, pronunciati e firmati chiamando a testimoniare il Supremo Artefice, i Fratelli visibili ed invisibili, oltre varie figure angeliche, mano a mano che si fosse passati da un grado ad altri superiori. Anche questo sarebbe un modo importante ed efficace per cercare un dialogo con la propria coscienza e per capire meglio l’elementare principio di causa effetto nella dinamica energetica, spirituale, che caratterizza continuamente la modifica degli equilibri nell’architettura della creazione divina, permeando ogni cosa esistente in un continuo, reciproco, rapporto tra alto e basso. Forse, si potrebbe anche intuire come, in alcuni casi, un allontanamento, un assonnamento, un comportamento infedele, oppure le capricciose ribellioni spesso unite a rabbia e a depressione, non interrompono mai il legame di un giuramento pronunciato in ambito rituale. Tuttalpiù può provocare conseguenze in ambito spirituale, eggregorico, e poi inevitabilmente in quello fisico.

Così ognuno potrebbe constatare cosa abbia veramente fatto per uniformarsi ai doveri esplicitati subito (verso Dio, verso sé stessi, verso l’umanità), ancora prima di essere accolti e poi cosa abbia messo in atto per ottemperare al dovere di tramettere ciò che abbia ricevuto, al fine di non costituire personalmente una soluzione di continuità per la Tradizione. Le conseguenze oggettive che ognuno dovrebbe osservare nella propria esistenza, potrebbero svelarsi illuminanti.

S⸫G⸫H⸫G⸫ S⸫G⸫M⸫

L’articolo è contenuto nel numero di Giugno 2026 della nostra rivista Alla Ricerca del Sé. Scarica tutto il numero.

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È necessario tenere conto che non è mai facile riuscire a dialogare con la coscienza, soprattutto se si cercasse di farlo in quella forma particolare attraverso la quale si dovrebbe essere freddi osservatori di sé stessi. Infatti, il cosiddetto “IO materiale”, preposto per interagire in modo possibilmente vincente con l’esterno, utilizza con grande facilità, l’astuzia e l’ipocrisia per tacitare il dialogo interiore. Nello stesso modo riesce a costruire, con una certa efficacia, una o più maschere da presentare al mondo esterno.

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Attorno all’Ara dei Giuramenti, nel cuore del Tempio, sono disposti strumenti simbolici che rappresentano tappe e funzioni del lavoro interiore. Ogni attrezzo muratorio richiama un’azione da compiere su sé stessi, nel percorso di trasformazione spirituale.
Il Filo a Piombo orienta verso l’equilibrio interiore: invita a calarsi nel proprio asse verticale per discernere ciò che è saldo da ciò che è instabile, essenziale per ogni cammino iniziatico.
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La Leva allude all’azione ponderata: forza che muove ciò che è pesante, ma solo se guidata dalla coscienza e da un punto di appoggio ben compreso.
La Cazzuola è simbolo della volontà costruttiva in chiave altruistica: unisce, armonizza, cementa legami su basi spirituali.
La Pietra Grezza, posata a terra, rappresenta l’uomo nella sua condizione naturale, ancora da lavorare, dominato da istinti e automatismi (Nefesh).
La Pietra Cubica a punta, scolpita e orientata, simboleggia l’iniziato che ha compiuto un cammino reale, innalzando la propria anima verso Neshamah, la coscienza superiore.

Al centro dell’Ara dei Giuramenti viene deposto il Libro della Legge Sacra, aperto sul Vangelo di San Giovanni. È il punto focale della cerimonia in cui si compie il Mistero del Rito Sacrificale: rappresenta il Verbo Divino e le leggi ineffabili della Creazione, che l’iniziato è chiamato a intuire e, per quanto possibile, comprendere.
Sopra di esso si collocano, incrociati, la Squadra e il Compasso: strumenti fondamentali del Lavoro interiore.
La Squadra indica la necessità di precisione etica e coerenza: invita a misurare ogni pensiero, scelta, parola e azione, avviando l’immersione cosciente nella Nigredo, prima fase dell’Opera alchemica.
Il Compasso, simbolo della coscienza attiva, orienta la connessione tra cuore e mente. Serve a purificare la parte ricettiva dell’anima, rendendola degna di ricevere la Luce e permettendo allo Spirito di prevalere sull’Io materiale.

L’Ara del Giuramento, al centro del Tempio, ha forma quadrata, simboleggiando la stabilità e il mondo manifestato. Il rivestimento in tessuto azzurro, proprio del Grado di Apprendista, evoca il cielo originario e lo stato potenziale della Creazione.
Su di essa si compiono gli atti fondanti del Lavoro rituale: si prestano i giuramenti, si depone il Libro della Legge Sacra, sovrapposto dalla Squadra incrociata al Compasso, e si accendono le Luci della Menorah, il candelabro a sette bracci della Tradizione ebraica. Le sue fiamme possono essere lette in chiave cabalistica come le sette Sephirot inferiori, oppure associate ai sette giorni della Creazione, ai sette chakra o alle scale armoniche.

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