Entrando in un Tempio massonico, una delle prime cose che spesso balzano agli occhi è il pavimento a scacchi, forse, secondo alcuni, retaggio di ben altro pavimento in legno di abete rivestito d’oro, che nelle ipotesi di vari ricercatori si sarebbe trovato nell’Echal del tempio di Re Salomone.
Per i massoni, questo è un approccio visivo che si ha entrando nel Tempio ed il percorrerlo varia allorché lo si sperimenti, ad esempio, con: i passi di Apprendista, di Compagno o di Maestro, a sua volta con le sue variabili nei gradi successivi.
L’incertezza dell’Apprendista che sembrerebbe trascinare i piedi passando indifferenziatamente dal bianco al nero, potrebbe ricordare la zoppia di Efesto demandato a forgiare i metalli per conto delle altre divinità. Similmente, l’Apprendista dovrà imparare a forgiare la propria natura se intenderà salire i gradini della conoscenza. Il Compagno avrà una andatura a cui, dopo un mutamento della postura, si aggiungerà una variabile in diagonale; sembrerebbe significare come possa e debba proteggersi dalle emozioni passionali. Nel passo di Maestro, poi, con un’ulteriore nuova postura (che però cambierà nei vari gradi successivi), si aggiungerà una sorta di superamento, quasi saltellante; potrebbe suggerire che egli debba coltivare quell’intuito che consente di scavalcare gli ostacoli non solo materiali, in modo da continuare a procedere correttamente sulla Via.
Ma se questo è il pavimento del Tempio, ben altra scacchiera è quella da considerare per intuire e forse comprendere lo spirito della Tradizione che la Via iniziatica suggerisce di non dimenticare.
Bisogna quindi prendere in esame la scacchiera ed il gioco degli scacchi per esplorare quali possibili indicazioni (allegorie, metafore, simboli) ci vengono fomite da un gioco che forse tale non è, insieme alle figure impegnate in questa contesa.
Il gioco sembrerebbe aver origini indiane; secondo una leggenda, il saggio Sissa lo inventò per il re indiano Yadava per insegnargli l’importanza di ogni pezzo, anche il più piccolo, in battaglia. Altri racconti spostato il tutto in Persia (con il sovrano Shiram), oppure in Egitto.
Si diffuse nell’Europa meridionale attorno all’anno 1000, per assumere la propria forma moderna attorno al XVI secolo.
Inventato in modo misterioso, è oggettivamente dedicato ai guerrieri, quale scuola di governo e di difesa. Si può immaginare anche come un mandala, come una città inespugnabile degli Dei. In tal modo, rappresenterebbe contemporaneamente il Cosmo visibile ed il mondo dello Spirito con la diversità dei suoi molteplici aspetti.
Sarebbe la casa dei Misteri, simbolo dell’esistenza concepita come “Campo d’azione”, campo di combattimento fra angeli e demoni.
Il bianco si potrebbe riferire a Ormuzd (Ahura Mazdā) la Luce, mentre il Nero sarebbe attribuito a Ahriman (o Angra Mainyu) lo spirito distruttivo, signore delle tenebre e del caos.
I due colori rappresenterebbero l’immagine del bene e del male dei quali è seminato il cammino della vita. Espressione della legge dei contrasti, sono il corpo e lo spirito uniti ma mai confusi.
La scacchiera è composta da 64 caselle. 32 bianche e 32 nere. La struttura prevede: 8 righe (traverse) per 8 colonne (file). In merito a questo ultimo numero, le ipotesi bibliografiche sono molteplici e potrebbero essere approfondite in altra occasione.
Ma anche il 64 è un numero che è stato attenzionato in varie leggende. Ad esempio, secondo alcuni, la madre del Budda doveva nascere in una famiglia dotata di 64 specie di qualità. Secondo la tradizione cinese Confucio avrebbe avuto 64 generazioni dopo la fondazione della dinastia. In altri ambiti leggendari, Gesù sarebbe apparso 64 generazioni dopo Adamo. Secondo alcuni, oltre alle ipotesi di 7 o 8 divinità iniziali, poi immaginate come 12 ma anche 33, esisterebbero 64 Deva (in un pantheon organizzato delle energie divine, dei principi naturali e delle forze cosmiche, non necessariamente ipotizzati come individui separati).
Il 64 è un numero pari che, sommato, dà vita al 1O, realizzazione completa della perfezione Divina. Ha attraversato tutti gli stadi dell’esistenza, ha toccato tutti i punti della gnosi, ha stabilito il contatto con il Divino e, alla fine, ridiventando numero semplice, si ricongiunge con l’Unità. Identifica la riunione di tutte le meraviglie dell’universo.
La forma della scacchiera è quadrata ed il quadrato può essere immaginato anche come l’unione di due squadre. Per la squadra una possibile interpretazione simbolica, riguarda l’azione dell’uomo sulla materia e su sé stesso a livello animico, spirituale; essa rettifica ed ordina con rigore. Formata dall’unione dell’orizzontale con il verticale, simboleggia anche l’equilibrio che risulta dall’unione dell’attivo con il passivo. Un quadrato, infine, rappresenta il tracciato della città ideale che con la sua forma perfetta, con i suoi quattro lati eguali, ci riporta alla simbologia del quaternario che è emblema di movimento; numero sacro per Pitagora in quanto la sua tedrade corrisponde alla virtù generatrice dalla quale derivano tutte le combinazioni; quindi, l’armonia del cosmo, l’ordine misurabile, i quattro elementi (fuoco, acqua, aria, terra) e i rapporti musicali
In questo campo di battaglia, la scacchiera può essere immaginata come una vallata dove gli eserciti si scontrano, dove l’uomo gioca la propria vita e la perderà. Sa già che la perderà, ma gioca lo stesso, il fine non è vincere ma giocare fino in fondo, lottare e lottare.
Perché dunque si lotta? Forse perché si lotta con sé stessi, perché noi stessi siamo la nostra propria morte.
Il Re bianco siamo noi, ma anche il Re nero siamo noi.
Ci è necessario vivere nella contrapposizione fra bianco e nero, mentire e sostenere le altrui menzogne poiché la Verità non si può affrontare e non la si può fare prigioniera.
Le strategie del gioco sono il nostro quotidiano procedere.
Su questo surreale campo di battaglia, i Pedoni sono la prima forza d’urto, una massa che ragiona d’impeto come gli Apprendisti nel Tempio che, guidati solo dall’istinto dell’apprendere, vanno guidati per non lasciarli cadere preda di forze a loro superiori, sacrificati allorché si allontanano dal Rito. Ma al Pedone è concessa una opportunità per la quale, raggiungendo il lato opposto della scacchiera, può trasformarsi in qualunque altro pezzo all’infuori del Re, simboleggiando così la possibile metamorfosi del piccolo nel grande.
La speranza del Divino conduce l’uomo, pur nella sua debolezza, ad affrontare le avversità che forse esseri più forti non tollererebbero.
Ricollegando le figure ai quattro elementi, essi rappresentano la complessità degli elementi naturali.
Alle loro spalle una schiera più consistente è a baluardo.
Si potrebbe immaginare la Torre come strumento d’ascesa verso il divino, attraverso la forza, la nobiltà e la vigilanza. Come asse del mondo, unisce terra e cielo, rappresentando una struttura difensiva o elevata che esprime potere e stabilità. Nel contempo, indica un possibile crollo necessario delle illusioni per una rinascita. Sacrificandosi aiuta a perseguire i fini prefissati.
Il movimento assiale delle torri che procede attraverso i diversi colori è logico e virile.
Il Cavallo incarna, sia la nobiltà del sole e della luce (Apollo), trainando carri divini, che l’energia ctonia e incontrollata, associata alla guerra, alla passione e all’inconscio (Ade).
L’Alfiere, nelle ipotesi simboliche, è la forza che bisogna sfruttare secondo la sua natura; il suo procedere in diagonale, sempre sullo stesso colore, corrisponde ad una continuità esistenziale carica di emozioni, inoltre sostiene o diffonde con impegno nuove idee o dottrine.
La Regina simboleggia il potere femminile, l’autorità strutturata, la completezza del femminile e la capacità di controllo. È energia pura, è la virtù ma spesso, si sacrifica per garantire la vittoria.
Il Re il potere supremo, l’ordine, la stabilità e la giustizia, agendo spesso come mediatore tra il divino e l’umano. È la chiarezza, la monarchia interiore che governa le apparenze e controlla le emozioni. Il Re non può essere “Mangiato” poiché lo spirito è intoccabile, nella “Sconfitta” ritorna allo spirito universale. Quando cade lui, è tutto il mondo che cade, è il centro cosmico attorno al quale tutto l’esercito ruota e si muove, in quanto le altre figure non sono altro che le diverse facoltà dell’anima e le loro mosse sono le differenti modalità di realizzazione delle possibilità cosmiche.
Nell’eterna lotta simboleggiata, dai movimenti delle figure sulla scacchiera, fra i Deva, gli Angeli e gli Asura, i demoni, ecc. l’intelligenza trionfa sempre sull’ignoranza, il gioco non è frutto del caso, bensì del risultato di leggi rigorose (La tradizione immutabile). Il giocatore ha il libero arbitrio di scegliere le mosse, una libertà di azione; vincerà la partita se non si farà vincere dall’impulso cieco.
L’arte Regia sta quindi nel governare il mondo esteriore ed interiore in conformità con le leggi che le sono proprie cioè il principio dell’universo.
Lo spirito è la verità; nella verità l’uomo è libero, fuori di essa è schiavo del destino.
P.S.
Una leggenda vuole che un Re commissionò ad un saggio un nuovo gioco. Quando il saggio ritornò presentando quando richiestogli, cioè gli scacchi, il Re soddisfatto, gli chiese cosa volesse per ricompensa. Il saggio rispose che si sarebbe accontentato di un chicco di grano raddoppiato per ogni casella della scacchiera. Tutti i presenti risero poiché ritenevano la richiesta molto modesta ma, quando i servi incominciarono a contare i chicchi di grano occorrenti, ci si accorse ben presto che la quantità era tale che non sarebbe bastato il raccolto di quattro anni.
Ecco come può diventare il numero dei chicchi di grano: 18.446.744.073.709.551.615
L’articolo è contenuto nel numero di Giugno 2026 della nostra rivista Alla Ricerca del Sé. Scarica tutto il numero.
Ci è necessario vivere nella contrapposizione fra bianco e nero, mentire e sostenere le altrui menzogne poiché la Verità non si può affrontare e non la si può fare prigioniera.
Le strategie del gioco sono il nostro quotidiano procedere.
Su questo surreale campo di battaglia, i Pedoni sono la prima forza d’urto, una massa che ragiona d’impeto come gli Apprendisti nel Tempio che, guidati solo dall’istinto dell’apprendere, vanno guidati per non lasciarli cadere preda di forze a loro superiori, sacrificati allorché si allontanano dal Rito. Ma al Pedone è concessa una opportunità per la quale, raggiungendo il lato opposto della scacchiera, può trasformarsi in qualunque altro pezzo all’infuori del Re, simboleggiando così la possibile metamorfosi del piccolo nel grande.
Attorno all’Ara dei Giuramenti, nel cuore del Tempio, sono disposti strumenti simbolici che rappresentano tappe e funzioni del lavoro interiore. Ogni attrezzo muratorio richiama un’azione da compiere su sé stessi, nel percorso di trasformazione spirituale.
• Il Filo a Piombo orienta verso l’equilibrio interiore: invita a calarsi nel proprio asse verticale per discernere ciò che è saldo da ciò che è instabile, essenziale per ogni cammino iniziatico.
• Il Mazzuolo rappresenta la forza volontaria, la spinta risoluta che segue una scelta consapevole e virtuosa.
• Lo Scalpello simboleggia il discernimento e la precisione: senza di esso, ogni colpo rischia di essere cieco, danneggiando invece di perfezionare.
• La Livella esorta a costruire con misura, portando armonia tra le parti, sia interiori che esteriori. È lo strumento dell’equilibrio raggiunto.
• Il Regolo permette di valutare proporzioni, coerenza, giustizia. Invita a confrontare la propria opera con un modello superiore di ordine.
• La Leva allude all’azione ponderata: forza che muove ciò che è pesante, ma solo se guidata dalla coscienza e da un punto di appoggio ben compreso.
• La Cazzuola è simbolo della volontà costruttiva in chiave altruistica: unisce, armonizza, cementa legami su basi spirituali.
• La Pietra Grezza, posata a terra, rappresenta l’uomo nella sua condizione naturale, ancora da lavorare, dominato da istinti e automatismi (Nefesh).
• La Pietra Cubica a punta, scolpita e orientata, simboleggia l’iniziato che ha compiuto un cammino reale, innalzando la propria anima verso Neshamah, la coscienza superiore.
L’Ara del Giuramento, al centro del Tempio, ha forma quadrata, simboleggiando la stabilità e il mondo manifestato. Il rivestimento in tessuto azzurro, proprio del Grado di Apprendista, evoca il cielo originario e lo stato potenziale della Creazione.
Su di essa si compiono gli atti fondanti del Lavoro rituale: si prestano i giuramenti, si depone il Libro della Legge Sacra, sovrapposto dalla Squadra incrociata al Compasso, e si accendono le Luci della Menorah, il candelabro a sette bracci della Tradizione ebraica. Le sue fiamme possono essere lette in chiave cabalistica come le sette Sephirot inferiori, oppure associate ai sette giorni della Creazione, ai sette chakra o alle scale armoniche.
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