L’arte massonica, quando compresa nella sua dimensione spirituale (che costituisce il fulcro del nostro venerabile rito), non consiste unicamente in suggerimenti intellettuali mediante simboli, miti e allegorie, poiché concepiamo l’iniziazione come qualcosa che oltrepassa la semplice ammissione in un’istituzione filosofica. L’arte massonica, così come la intendiamo, rappresenta un’opera di trasformazione personale, non solo esteriore, ma primariamente interiore.
In questo modo, il vero Tempio nel quale l’Apprendista dovrà lavorare non è solamente quello eretto esteriormente con le pietre, bensì egli stesso: l’essere umano in prima persona costituisce questo tempio. Sotto tale ottica, la Pietra Grezza che necessita di essere sbozzata sarà la sua personalità, all’inizio dominata per lo più dai vizi, dalle basse passioni disordinate e dai propri automatismi genetici. L’iniziato che comprende l’arte dell’apprendista varca il velo delle illusioni esteriori, cessando di essere un individuo reattivo e divenendo auspicabilmente qualcuno di più riflessivo.
Di conseguenza, i simboli del Primo Grado unitamente alle allegorie liturgiche, suggeriscono la prima operazione pratica dell’arte iniziatica dell’apprendista, tesa ad iniziare la trasformazione del vecchio uomo reattivo che viveva in un’arcaica condizione di incoscienza, rettificando la sua personalità e ricostruendo l’uomo nuovo: un uomo virtuoso, conformemente ai superiori principi etici, morali e spirituali che caratterizzano l’arte massonica e trasmessi dal nostro venerabile rito. Tale processo di autotrasformazione non si compie esclusivamente durante la cerimonia in loggia, giacché questo presenta unicamente all’esterno la via interiore che si deve percorrere lungo tutto il corso dell’esistenza. Spetta dunque all’iniziato intuire e comprendere ciò che suggerisce il rito e applicarlo ogni giorno nella propria vita.
Compreso ciò, tenterò di affrontare alcuni temi cardine dell’arte di apprendista nel suo cammino di autotrasformazione, ponendo in risalto:
Rappresenta la cripta della Piramide, il sepolcro iniziatico e, al contempo, il grembo materno nel quale l’intuizione del futuro iniziato sarà gestita. Entrando nella camera di riflessione, il candidato viene simbolicamente sottratto al mondo esteriore per proiettarlo a confronto con la propria coscienza. I suoi titoli, possessi e apparenze cessano di avere importanza. Egli è contemporaneamente il moribondo nella tomba, che nulla di valore porta con sé, e il neonato nel grembo, che reca con sé soltanto la nudità della sua essenza. Dinanzi alla solitudine, all’oscurità e ai simboli, l’aspirante è indotto a riflettere e a confrontarsi con ciò che egli è realmente.
Per tale ragione, la Camera non simboleggia soltanto la morte. Essa rappresenta ciò che precede ogni autentica nascita. Ogniqualvolta l’essere umano abbia la necessità di rinnovare la propria esistenza, dovrà serrare gli occhi, fare ritorno spiritualmente a questa cripta interiore e, nel silenzio, dovrà scrutinare la propria coscienza, riconoscere i propri errori e abbandonare ciò che non ha più valore, ciò che non corrisponde più agli interessi della nuova vita che intende edificare.
Come Sappiamo, l’acronimo V.I.T.R.I.O.L. sintetizza questa operazione: Visita Interiora Terrae, Rectificando Invenies Occultum Lapidem. Vale a dire: «Visita l’interno della Terra e, rettificando, troverai la Pietra Nascosta».
La Terra costituisce, simultaneamente, il mondo materiale e la natura interiore dello stesso essere umano. Visitarne l’interno significa scendere nelle regioni obliate della propria coscienza, ove risiedono i timori, i desideri, i risentimenti, le contraddizioni che tormentano, che sovente si evita di riconoscere e accettare.
Nondimeno, discendere non basta: è d’uopo rettificare. Rettificare equivale a correggere, purificare e mettere in ordine. Soltanto per mezzo di tale opera di autocorrezione l’iniziato potrà rinvenire la Pietra Nascosta, simbolo massonico del principio divino sopito all’interno di ciascuna persona, che secondo tradizione, anela un riavvicinamento ai livelli esistenziali originali.
Occorre qui ribadire questo suggerimento, il più rilevante di questo grado: soltanto mediante l’autocorrezione potrai trovare la Pietra Nascosta, che è il simbolo massonico della parte di dio sopito dentro di te.
Così, la vera ripartenza non avviene fuggendo, ma scendendo fino alle radici del problema, correggendo e tramutando in qualcosa di migliore.
L’Apprendista intraprende il proprio viaggio con gli occhi bendati poiché, all’inizio del cammino, si trova ancora spiritualmente cieco. Possiede gli occhi del corpo fisico, ma non ha ancora sviluppato gli occhi della coscienza e la capacità d’intuizione più elevata.
La benda raffigura anche l’ignoranza, i pregiudizi, i paradigmi, le false certezze e la tendenza ad attribuire valore unicamente alle apparenze, derivante dal nostro dipendere dall’opinione altrui anziché dalla propria. Colui che credeva di conoscere sé stesso e il mondo, ora, per mezzo della benda, inizia a rendersi conto che gran parte delle proprie scelte è direttamente influenzata da forze esteriori, molte delle quali ancora al di fuori della sua comprensione.
Tuttavia, con l’iniziazione riceve un maestro spirituale (eggregorico) che lo guiderà assieme a quelli della propria Loggia. Qui risiede il profondo simbolismo della benda: non scorgendo ancora la via, dovrà confidare in quel maestro che l’ha già percorsa. Ecco sorgere la necessità di avere primariamente dei Maestri che non trasportino l’apprendista, né che lo costringa ad accettare acriticamente i propri dogmi, bensì che indichi la via e lo scorti in sicurezza affinché non smarrisca il tragitto, finché non abbia ancora acquisito una visione propria.
L’autentico Maestro non crea dipendenti. Orienta e aiuta l’Apprendista fino al momento in cui questi sia in grado di rimuovere da sé la propria benda, discernere autonomamente la via e incedere cosciente. La finalità dell’istruzione iniziatica circa la benda, consiste, oltre al punto di vista mistico per noi individuabile, ad esempio, nella tradizione kabbalistica, nell’insegnare la cecità iniziale del profano per poi risvegliare in lui l’autonomia spirituale; mai la sottomissione psicologica.
Il Primo Grado corrisponde alla prima fase dell’evoluzione cosciente. In esso, il lavoro converge su ciò che, ad esempio, anche Saint-Martin definì maschera, vale a dire sulla personalità, sulle abitudini e sulla condotta che forgiamo in questa vita. Per questo motivo, prima di pretendere di acquisire le conoscenze elevate, come Apprendisti dobbiamo imparare a governare noi stessi forgiando buone abitudini, abitudini virtuose; se ciò non avvenisse, se la sola cultura precedesse la correzione, impiegheremmo il sapere per azioni nefaste, errate, inferiori. Per questa ragione dobbiamo far sì che il compasso riesca veramente a sormontare la squadra, affinché la conoscenza possa fiorire interiormente.
In tal modo, la ricostruzione dell’uomo nuovo comincia con il riconoscimento delle proprie imperfezioni: l’ira, l’orgoglio, la vanità, la pigrizia, l’intolleranza e l’egoismo non sono difetti superabili con la mera negazione o l’occultamento. Tali forze erranti devono essere illuminate, riconosciute come presenti in sé, comprese, per poi essere disciplinate mediante la forza del maglietto, ossia attraverso la forza di volontà unita alla precisione dello scalpello.
Ciascun vizio dell’io inferiore custodisce una potente energia che può essere reindirizzata verso una finalità dell’io superiore. L’ira può convertirsi in coraggio; l’orgoglio, in dignità; la vanità, in volontà di servire; l’avara cupidigia, in ambizione di perseverare sul sentiero della luce. Si noti, dunque, che l’iniziazione spirituale che insegniamo, non mira a distruggere queste energie inferiori umane, ma a purificarle conferendo loro una nuova direzione, una direzione superiore.
Pertanto, l’Apprendista è colui che avvia la rettifica dei propri difetti e l’acquisizione cosciente di buone abitudini. La sua opera non consiste nell’ostentare esteriormente di essere perfetto, bensì nell’operare quotidianamente per errare di meno, per essere più giusto e più integro rispetto ai propri pensieri e valori.
Sebbene il rituale indichi di norma soltanto tre viaggi, compiuti all’interno del Tempio, dobbiamo tenere presente che per noi il primo si svolge all’esterno, a partire dalla Camera di Riflessione. In tal modo, il processo può essere contemplato quale insieme di quattro viaggi direttamente correlati ai quattro elementi: terra, acqua, fuoco e aria.
Il primo viaggio corrisponde all’elemento Terra. È una preparazione psicofisica, una discesa nella materia, nel corpo, nell’inconscio e nelle radici della personalità. Nella sua espressione inferiore, la Terra manifesta in noi attaccamento, inerzia e materialismo. Quando è trasmutato, l’elemento terra si converte in stabilità a sostegno della nostra ascesa, in disciplina atta a mantenerci lungo la linea retta e ascendente, e in costanza, ossia la capacità di proseguire sino al compimento degli obiettivi.
Superata la prova della terra, intraprendiamo nel tempio (soprattutto interiore) il viaggio legato all’Acqua. L’elemento acqua corrisponde alla dimensione emotiva, al mondo delle nostre emozioni. Quando si manifesta nella sua veste inferiore in noi, l’elemento Acqua appare sotto forma di instabilità emotiva, sentimentalismo vittimistico e sottomissione a passioni sfrenate collegate alla materia. Per questo si procede cerimonialmente all’abbandono della terra e al lavaggio con l’acqua. Nella sua espressione superiore, invece, l’elemento acqua si trasforma in una più elevata sensibilità spirituale, in compassione verso il prossimo e purificazione dei sentimenti.
Superata la prova dell’acqua, diamo avvio al viaggio inerente all’elemento fuoco. Il Fuoco rappresenta la potenza trasformatrice, che può manifestarsi come forza grezza istintiva oppure come potenziale razionale. Nella sua sfera inferiore, l’elemento fuoco si palesa nel profano come ira, rabbia, potere distruttivo e bramosia incontrollata. Sono residui della personalità animica che non sono stati lavati con l’acqua e che vengono eliminati solo col fuoco. Ma una volta contenuto, purificato ed elevato, l’elemento fuoco si converte il tutto in coraggio, entusiasmo e forza morale.
Superata la prova del fuoco, iniziamo il viaggio collegato all’Aria. L’Aria corrisponde al pensiero e alla nostra coscienza nella sfera mentale. Nella sua dimensione inferiore, l’aria induce una maggiore dispersione, superficialità, sterili dubbi e parole gettate al vento senza scopo. Quando la coscienza si innalza verso le sfere superiori dell’elemento aria, essa diviene erudita, più intelligente, dotata di maggior discernimento e facilità di comunicazione cosciente, manifestando con superiore coerenza le nozioni e le leggi delle dimensioni spirituali. Nel nostro caso, la si associa all’elemento spirituale più elevato come si può intuire dall’emissione dei soffi da parte del Venerabile.
Si comprenda come i viaggi insegnino che l’iniziato non debba respingere gli elementi inferiori della propria natura, bensì riconoscerli come operanti in sé. Una volta riconosciuti, il compito dell’apprendista consisterà nel trasmutare la manifestazione inferiore di ciascuno dei quattro elementi nelle rispettive qualità delle sfere superiori.
Il Pavimento a Mosaico, composto da scacchi chiari e scuri, rappresenta le polarità dell’esistenza: luce e ombra, piacere e sofferenza, nascita e morte, attività e riposo, con le molteplici possibilità di scegliere le esperienze da vivere.
In senso morale, richiama la compresenza del bene e del male nel campo delle scelte umane. In senso metafisico, evidenzia che il mondo manifestato si dischiude alla coscienza per mezzo dei contrasti della dualità, giacché conosciamo la luce unicamente in quanto abbiamo fatto esperienza dell’oscurità.
L’Apprendista cammina su questo pavimento. Ciò equivale a ravvisare tali polarità all’interno di sé e, dopo averle riconosciute, equilibrarle, mantenendosi costantemente al centro mentre lungo l’esistenza si oscilla fra circostanze propizie e avverse, oltre a innumerevoli errori.
Tra i molteplici significati attribuibili, il più rilevante da riferire alla Squadra è la sua corrispondenza con la sfera materiale, il corpo fisico e la necessità per l’apprendista di misurare correttamente, rettificare la propria condotta nel mondo e nella società. Il Compasso, invece, è per lo più associato alla sfera spirituale, la mente superiore e l’intelligenza intuitiva capace di tracciare limiti e delineare nuovi orizzonti di comprensione.
Nella disposizione simbolica del Primo Grado, la Squadra è posta sopra il Compasso. Ciò sta a indicare che, nell’Apprendista, gli influssi materiali, corporali e istintivi prevalgono ancora sulle forze spirituali, rendendo l’ambito corporale il primo terreno d’opera dell’iniziato. Del resto, fintanto che l’essere umano resta governato unicamente da appetiti, impulsi e interessi materiali, la sua dimensione spirituale rimarrà occultata.
Nel nostro rito, in Camera d’Apprendista la Colonna del sole è accesa; suggerisce l’indispensabile azione del “solve”.
In altre Obbedienze, ma anche in alcuni gradi superiori del nostro Rito, può essere contraddistinta dalla lettera B, riferendosi a quella del Tempio di Gerusalemme. La traduzione letterale del nome Boasz può essere: in/con forza.
La Colonna Nera (o blu scuro) identificata come la Colonna della Luna (quella di destra quando si entra), è spenta. Essa suggerisce l’indispensabile “coagula” che dopo la prima azione del “solve” per l’Apprendista (colonna solare di sinistra), si svilupperà poi in Camera di Compagno. Questo a significare che l’azione in prima istanza, è solo quella del “solve”.
Nella prima fase di “nigredo” ermetica-alchemica, ogni cosa (nessuna esclusa) della personalità dell’adepto deve essere gettata nell’atanor affinché ogni pensiero condizionato dalle passioni materiali venga disciolto.
Un Mistagogo che siede giustamente nei pressi della Colonna lunare (nella parte opposta a quella ove siedono gli Apprendisti che così gli saranno tutti di fronte) controllerà ogni cosa in Loggia e con i suoi suggerimenti dovrà favorire quell’evoluzione che porterà poi, nella Camera successiva, a sperimentare l’azione del “coagula” di ciò che nell’interiorità dell’Apprendista si sarà auspicabilmente purificato; questo, unitamente al manifestarsi di un primo embrione di intuizione spirituale, caratterizzato simbolicamente da una nuova posizione del compasso con la squadra, sul libro sacro aperto.
Il concetto di “coagula” corrisponde anche al nome indicato con la lettera Y che, in differenti Obbedienze (ma anche nella nostra in altri gradi), viene data a quella colonna riferendosi a quella del tempio di Salomone; ovvero “Yachin” che in ebraico si riferisce a: consolidare, stabilire con fermezza. Spesso, in vari ambiti, si nota anche un pochino di confusione rispetto a quanto è invece chiaramente indicato, ad esempio, nel testo biblico de “I Re”.
Il Maglietto e lo Scalpello costituiscono i primari strumenti simbolici dell’Apprendista: il Maglietto è, tra le varie opzioni, il simbolo della forza di volontà, l’energia indispensabile per vincere la resistenza della Pietra Grezza; lo Scalpello è il simbolo dell’intelligenza, del discernimento, della ragione che indirizza la forza del maglietto nel punto esatto in cui essa deve operare.
È bene ricordare che questi due attrezzi non possono essere adoperati disgiuntamente: il Maglietto, da solo, distrugge (la volontà priva di intelligenza sfocia nella violenza), mentre lo Scalpello, da solo, individua il punto da lavorare ma è privo della forza per compiere l’opera. L’intelligenza scevra di volontà partorisce teorie e disegni destinati a non concretizzarsi mai.
In sintesi, la trasmutazione iniziatica avviene solo quando il Maglietto coopera con lo Scalpello, facendo sì che la volontà apporti la potenza e l’intelligenza fornisca la direzione.
La Pietra Grezza rappresenta l’Apprendista medesimo nella sua condizione originaria: un essere umano tuttora imperfetto, colmo di difetti e asprezze da rettificare (dal punto di vista mistico anche la sfera animica ricoperta dalle clippot kabbalistiche). Sbozzare la Pietra non significa perciò annullare l’individualità, bensì eliminare da sé i pregiudizi, la vanità e l’ignoranza, vizi, le passioni che impediscono all’uomo di progredire.
Attraverso l’azione congiunta del Maglietto e dello Scalpello, la Pietra Grezza tende a convertirsi in Pietra Cubica con tutto quello che si potrebbe intuire e dedurre da questa forma.
Il Grembiule costituisce anzitutto il simbolo del lavoro. Esso rammenta che la dignità iniziatica non promana da titoli, cariche o ornamenti, bensì dall’opera effettivamente compiuta. Il suo colore bianco denota purezza d’intenti: ciò non implica che il Massone sia già puro, bensì che egli debba adoperarsi sul sentiero con sincerità e scevro da meschini interessi.
Nel Grembiule dell’Apprendista, la bavetta triangolare rialzata compone simbolicamente un triangolo sopra il quadrato. Tale disposizione insegna, tra le molteplici opzioni, che lo spirito (ad esempio, il triangolo) deve agire sulla materia (il quadrato), ossia che la trasformazione deve compiersi dall’interno verso l’esterno: primariamente nella coscienza, successivamente nelle emozioni e, infine, nelle consuetudini e nelle azioni. In assenza di un mutamento interiore, il comportamento esteriore si riduce a mera e ipocrita parvenza.
L’Apprendista prende posto lungo quella che è chiamata colonna di Settentrione che tradizionalmente vede al suo centro una corrispondenza con il simbolo astrologico del Cancro associato alla quarta casa con tutto quello che in tal modo si potrebbe intuire, dedurre, e poi alla cosiddetta Porta degli uomini. Non a caso il Mistagogo preposto al controllo e alla formazione degli Apprendisti, siede nella parte opposta, nei pressi della colonna della Luna.
La Parola viene trasmessa, solo da chi è preposto a farlo, compitandola poiché l’Apprendista non possiede ancora il pieno dominio del verbo, manifestandolo perciò lettera per lettera, ossia un dono spirituale alla volta. Prima di poter proferire autenticamente la Parola Perduta (ammesso che per qualcuno sia possibile), l’iniziato deve ridestare in sé l’eco del verbo divino.
Il silenzio rappresenta uno dei primari doveri dell’Apprendista. Esso non indica incapacità, inferiorità o l’inibizione del parlare o del pensare, ma l’esigenza di edificare uno spazio interiore nel quale vengano attenuati, azzerati, i rumori delle emozioni passionali, affinché la conoscenza esperienziale che deve trovare applicazione nella quotidianità, possa germinare. Una coppa ricolma d’acqua torbida non potrà mai essere riempita d’acqua pura e cristallina. L’Apprendista deve quindi tacitare la voce dell’ego che brama interrompere, mettersi in mostra, giudicare e pretendere di possedere già tutte le risposte. Fintanto che la voce dell’ego e della vanità satura l’intero spazio della coscienza e della mente, nessun suggerimento spirituale profondo e autentico potrà essere accolto.
Fare silenzio significa imparare a osservare sé stessi prima di reagire, ascoltare prima di replicare e comprendere prima di giudicare.
L’autentica iniziazione è una via tradizionale volta a condurre l’essere umano al suo bene supremo, capace di emancipare la sua coscienza spirituale dal piano materiale.
La pseudo-iniziazione, dal canto suo, preserva l’aspetto esteriore di una tradizione senza tuttavia ingenerare alcuna reale trasformazione spirituale. Può esibire titoli, cerimonie e orazioni elevate, restando ciononostante confinata all’intellettualismo, alla mondanità o alla vanità dei propri affiliati. In essa il simbolo viene contemplato, dedotto, ma non intuito, vissuto.
La contro-iniziazione, infine, è il cammino che compie il movimento opposto: anziché liberare la coscienza, la imprigiona, rinvigorendo l’ego e la servitù interiore. I suoi metodi mirano alla dominazione e all’asservimento dell’anima nell’ignoranza.
In sintesi, la vera iniziazione conduce alla libertà interiore; la pseudo-iniziazione resta priva di efficacia spirituale; la contro-iniziazione accresce la schiavitù della materia, del lato oscuro, perpetuando la separazione dal principio spirituale.
Gli Ordini iniziatici autentici operano per trasmettere la vera iniziazione emancipatrice.
Le strutture pseudo-iniziatiche possono operare alla stregua di sodalizi filosofici, culturali, filantropici o fraterni, ma nell’ambito spirituale hanno ben poca influenza.
Le organizzazioni contro-iniziatiche, invece, veicolano la contro-iniziazione per finalità antitetiche al risveglio e all’emancipazione spirituale.
Tale discernimento impone prudenza e non deve mai essere impiegato per condannare con leggerezza altre istituzioni o individui.
Il vocabolo «profano» designa oggettivamente tutto ciò che è estraneo, esterno o contrario alla sfera del sacro e della ricerca iniziatica. Allegoricamente è colui che sosta all’esterno del Tempio, mentre si indica come iniziato o adepto, colui che ha varcato la soglia ed è stato accolto nello spazio sacro all’interno del tempio.
Il nostro rito massonico, tuttavia, va oltre. Nel nostro rito, il profano è colui che anche se iniziato, si comporta come prima e rivolge prevalentemente la propria coscienza verso l’esterno. Egli ricerca valore unicamente nelle apparenze, nei beni materiali, negli elogi, nelle contese e nei soddisfacimenti esteriori; la sua esistenza è dominata dalle impressioni del mondo. L’iniziato, all’opposto, è colui la cui coscienza è orientata verso il mondo spirituale interiore. Egli accede al Tempio di sé stesso, osservando i propri pensieri, esaminando le proprie intenzioni e sforzandosi di agire conformemente ai suoi principi e valori più nobili. Trovarsi all’interno interiore del Tempio significa percepire, intuire, riconoscere la luce e la presenza divina dentro di sé, nelle profondità del proprio essere.
Sintesi iniziatica
Per concludere, l’apprendista che sta per essere elevato a compagno d’arte potrebbe, dovrebbe, contemplare ormai i simboli del Primo Grado come parte di un unico cammino. Infatti nel nostro Rito l’accesso ai vari gradi è continuo, senza soluzione di continuità dal primo all’ultimo che dovrebbe costituire l’obiettivo per tutti (senza ambizione di gradi esteriori, ma con il desiderio di evoluzione e maturazione interiore).
Nella Camera di Riflessione, egli persegue un nuovo inizio attraverso l’introspezione. I suoi occhi bendati rappresentano il riconoscimento della propria cecità spirituale. Nel corso dei viaggi, si confronta con le quattro forze elementari della sua natura: terra, acqua, fuoco e aria. Dinanzi alla Pietra Grezza, scopre le proprie imperfezioni. Con il Maglietto e lo Scalpello, invece, unisce volontà e intelligenza per perfezionarsi. Attraverso il silenzio, placa l’ego per apprendere la scienza dell’io spirituale. L’Apprendista non è solo colui che non sa nulla, bensì colui che ha finalmente riconosciuto la necessità di imparare. Il suo primo dovere è ricostruire sé stesso, trasformando i vizi in virtù, l’ignoranza in discernimento e la forza istintiva in volontà spirituale. La Pietra Nascosta non si trova in un luogo lontano: dimora sepolta nelle profondità del proprio essere, in attesa di essere trovata, rettificata, innalzata e reintegrata nella vera Luce. Infatti solo dopo il suo ritrovamento comincia veramente il viaggio.
Il nostro Rito massonico non ha mai preteso di radunare uomini santi, saggi e perfetti. Né ha mai promesso di offrire un Tempio già compiuto, bensì unicamente un cantiere di lavoro in cui l’operaio possa lavorare e soprattutto ricercare.
Pertanto, tutti i Fratelli e le Sorelle che varcano la soglia dell’Ordine (ognuno sulla propria via specifica) sono ancora simili a pietre grezze, colmi di asprezze e di ombre da levigare e illuminare.
Di conseguenza, ciò che l’Ordine offre non è l’illusione di una presunta perfezione già raggiunta, ma un metodo di perfezionamento personale affinché ciascuno possa migliorarsi: attraverso la squadra che misura, il compasso che delimita, il maglietto che conferisce forza e lo scalpello che dà la direzione, affinché, a poco a poco, la coscienza interiore si espanda e domini la materia.
L’Ordine è stato concepito proprio per coloro che ancora non lo sono affatto perfetti, ma che ciononostante osano lavorare su sé stessi con l’aspirazione di divenire, giorno dopo giorno, esseri umani migliori.
Conclusosi il cammino dell’apprendista massone, l’operaio è pronto per la tappa successiva, dove troverà una nuova arte da studiare e praticare: l’arte di compagno massone.
Auguro a tutti i massoni e le massone dei due emisferi: Buona giornata (un buon cammino).
Un fraterno abbraccio.
A ARTE DO APRENDIZ Notas sobre os símbolos do Primeiro Grau
A arte maçônica, quando compreendida em sua dimensão espiritual (que constitui o cerne do nosso venerável rito), não consiste unicamente em sugestões intelectuais por meio de símbolos, mitos e alegorias, pois concebemos a iniciação como algo que ultrapassa a simples admissão em uma instituição filosófica. A arte maçônica, assim como a entendemos, representa uma obra de transformação pessoal, não apenas exterior, mas primordialmente interior.
Desse modo, o verdadeiro Templo no qual o Aprendiz deverá trabalhar não é somente aquele erigido exteriormente com as pedras, mas sim ele próprio: o ser humano em primeira pessoa constitui este templo. Sob essa ótica, a Pedra Bruta que necessita ser desbastada será a sua personalidade, que no início é dominada em sua maior parte pelos vícios, pelas baixas paixões desordenadas e pelos seus próprios automatismos genéticos.
O iniciado que compreende a arte do aprendiz cruza o véu das ilusões exteriores, deixando de ser um indivíduo reativo e tornando-se, esperançosamente, alguém mais reflexivo. Consequentemente, os símbolos do Primeiro Grau, juntamente com as alegorias litúrgicas, sugerem a primeira operação prática da arte iniciática do aprendiz, voltada a iniciar a transformação do velho homem reativo que vivia em uma arcaica condição de inconsciência, retificando a sua personalidade e reconstruindo o homem novo: um homem virtuoso, em conformidade com os princípios éticos, morais e espirituais superiores que caracterizam a arte maçônica e transmitidos pelo nosso venerável rito.
Tal processo de autotransformação não se cumpre exclusivamente durante a cerimônia em loja, já que essa apenas apresenta exteriormente a via interior que se deve percorrer ao longo de todo o curso da existência. Cabe, portanto, ao iniciado intuir e compreender o que o rito sugere e aplicá-lo todos os dias em sua própria vida.
Compreendido isso, tentarei abordar alguns temas fundamentais da arte de aprendiz em seu caminho de autotransformação, colocando em destaque:
Representa a cripta da Pirâmide, o sepulcro iniciático e, ao mesmo tempo, o ventre materno no qual a intuição do futuro iniciado será gestada.
Ao entrar na câmara de reflexão, o candidato é simbolicamente subtraído do mundo exterior para ser projetado em confronto com a sua própria consciência. Seus títulos, posses e aparências deixam de ter importância. Ele é simultaneamente o moribundo no túmulo, que nada de valor leva consigo, e o recém-nascido no ventre, que traz consigo apenas a nudez da sua essência. Diante da solidão, da escuridão e dos símbolos, o aspirante é induzido a refletir e a confrontar-se com aquilo que ele realmente é.
Por essa razão, a Câmara não simboliza apenas a morte. Ela representa aquilo que precede todo autêntico nascimento. Toda vez que o ser humano tiver a necessidade de renovar a própria existência, deverá fechar os olhos, retornar espiritualmente a essa cripta interior e, no silêncio, deverá perscrutar a própria consciência, reconhecer os seus erros e abandonar aquilo que já não tem valor, aquilo que não mais corresponde aos interesses da nova vida que pretende edificar.
Como sabemos, o acrônimo V.I.T.R.I.O.L. sintetiza essa operação: Visita Interiora Terrae, Rectificando Invenies Occultum Lapidem. Vale dizer: “Visita o interior da Terra e, retificando, encontrarás a Pedra Oculta”.
A Terra constitui, simultaneamente, o mundo material e a natureza interior do próprio ser humano. Visitar o seu interior significa descer às regiões esquecidas da própria consciência, onde residem os medos, os desejos, os ressentimentos, as contradições que atormentam, que com frequência se evita reconhecer e aceitar.
Não obstante, descer não basta; é mister retificar. Retificar equivale a corrigir, purificar e pôr em ordem. Somente por meio de tal obra de autocorreção o iniciado poderá encontrar a Pedra Oculta, símbolo maçônico do princípio divino adormecido no interior de cada pessoa, que, segundo a tradição, anseia por uma reaproximação aos níveis existenciais originais.
Cumpre reiterar aqui esta sugestão, a mais relevante deste grau: somente mediante a autocorreção poderás encontrar a Pedra Oculta, que é o símbolo maçônico da parte de Deus adormecida dentro de ti.
Assim, o verdadeiro recomeço não se dá fugindo, mas descendo até as raízes do problema, corrigindo e transmutando em algo melhor.
O Aprendiz empreende a sua própria viagem com os olhos vendados porque, no início do caminho, encontra-se ainda espiritualmente cego. Possui os olhos do corpo físico, mas ainda não desenvolveu os olhos da consciência e a capacidade de intuição mais elevada.
A venda retrata também a ignorância, os preconceitos, os paradigmas, as falsas certezas e a tendência a atribuir valor unicamente às aparências, decorrente da nossa dependência da opinião alheia em vez da própria. Aquele que acreditava conhecer a si mesmo e ao mundo, agora, por meio da venda, começa a se dar conta de que grande parte das suas próprias escolhas é diretamente influenciada por forças exteriores, muitas das quais ainda fora de sua compreensão.
Todavia, com a iniciação ele recebe um mestre espiritual (egregórico) que o guiará junto àqueles da sua própria Loja. Aqui reside o profundo simbolismo da venda: não enxergando ainda o caminho, deverá confiar naquele mestre que já o percorreu. Eis que surge a necessidade de haver primordialmente Mestres que não carreguem o aprendiz, nem o constranjam a aceitar acriticamente os seus dogmas, mas sim que indiquem a via e o escoltem com segurança para que não se perca no trajeto, até que tenha adquirido uma visão própria.
O autêntico Mestre não cria dependentes. Ele orienta e ajuda o Aprendiz até o momento em que este seja capaz de remover por si mesmo a própria venda, discernir autonomamente o caminho e caminhar consciente. A finalidade da instrução iniciática referente à venda consiste (além do ponto de vista místico que para nós pode ser identificado, por exemplo, na tradição cabalística) em ensinar a cegueira inicial do profano para, em seguida, despertar nele a autonomia espiritual; jamais a submissão psicológica.
O Primeiro Grau corresponde à primeira fase da evolução consciente. Nele, o trabalho converge sobre aquilo que, por exemplo, também Louis-Claude de Saint-Martin definiu como “máscara”, vale dizer, sobre a personalidade, sobre os hábitos e sobre a conduta que forjamos nesta vida. Por esse motivo, antes de pretender adquirir os conhecimentos elevados, como Aprendizes devemos aprender a governar a nós mesmos forjando bons hábitos, hábitos virtuosos; se isso não acontecesse, se a mera cultura precedesse a correção, empregaríamos o conhecimento para ações nefastas, erradas, inferiores. Por essa razão devemos fazer com que o compasso consiga verdadeiramente sobrepor-se ao esquadro, a fim de que o saber possa florescer interiormente.
Desse modo, a reconstrução do homem novo começa com o reconhecimento das próprias imperfeições: a ira, o orgulho, a vaidade, a preguiça, a intolerância e o egoísmo, que não são defeitos superáveis apenas com a mera negação ou dissimulação. Tais forças errantes devem ser iluminadas, reconhecidas como existentes em si, compreendidas, para depois serem disciplinadas mediante a força do maço, ou seja, através da força de vontade unida à precisão do cinzel.
Cada vício do eu inferior guarda uma potente energia que pode ser redirecionada para uma finalidade do eu superior. A ira pode converter-se em coragem; o orgulho, em dignidade; a vaidade, em vontade de servir; a avareza, em ambição de perseverar-se no caminho da luz. Note-se, portanto, que a iniciação espiritual que ensinamos não visa a destruir essas energias inferiores humanas, mas a purificá-las conferindo-lhes uma nova direção, uma direção superior.
Portanto, o Aprendiz é aquele que inicia a retificação dos seus próprios defeitos e a aquisição consciente de bons hábitos. A sua obra não consiste em ostentar exteriormente ser perfeito, mas sim em trabalhar cotidianamente para errar menos, para ser mais justo e mais íntegro em relação aos seus próprios pensamentos e valores.
Embora o ritual indique ordinariamente apenas três viagens, realizadas no interior do Templo, devemos ter presente que, para nós, a primeira viagem transcorre no exterior, a partir da Câmara de Reflexão. Desse modo, o processo pode ser contemplado como um conjunto de quatro viagens diretamente correlacionadas aos quatro elementos: terra, água, fogo e ar.
A primeira viagem corresponde ao elemento Terra. É uma preparação psicofísica, uma descida à matéria, ao corpo, ao inconsciente e às raízes da personalidade. Em sua expressão inferior, a Terra manifesta em nós apego, inércia e materialismo. Quando transmutado, o elemento terra se converte em estabilidade em sustentação à nossa ascensão, em disciplina apta a manter-nos ao longo da linha reta e ascendente, e em constância, ou seja, a capacidade de prosseguir até o cumprimento dos objetivos.
Superada a prova da terra, empreendemos no templo (sobretudo interior) a viagem ligada à Água. O elemento água corresponde à dimensão emocional, ao mundo das nossas emoções. Quando se manifesta em sua faceta inferior em nós, o elemento Água surge sob forma de instabilidade emocional, sentimentalismo vitimista e submissão a paixões desenfreadas ligadas à matéria. Por isso se procede cerimonialmente ao abandono da terra e à lavagem com a água. Em sua expressão superior, por outro lado, o elemento água se transforma em uma mais elevada sensibilidade espiritual, em compaixão para com o próximo e em purificação dos sentimentos.
Superada a prova da água, damos início à viagem inerente ao elemento fogo. O Fogo representa a potência transformadora, que pode se manifestar como força bruta instintiva ou como potencial racional. Em sua esfera inferior, o elemento fogo se revela no profano como ira, raiva, poder destrutivo e avidez incontrolada. São resíduos da personalidade anímica que não foram lavados com a água e que são eliminados apenas com o fogo. Contudo, uma vez contido, purificado e elevado, o elemento fogo converte tudo em coragem, entusiasmo e força moral.
Superada a prova do fogo, iniciamos a viagem ligada ao Ar. O Ar corresponde ao pensamento e à nossa consciência na esfera mental. Em sua dimensão inferior, o ar induz a uma maior dispersão, superficialidade, dúvidas estéreis e palavras lançadas ao vento sem propósito. Quando a consciência se eleva em direção às esferas superiores do elemento ar, ela se torna erudita, mais inteligente, dotada de maior discernimento e facilidade de comunicação consciente, manifestando com superior coerência as noções e as leis das dimensões espirituais. Em nosso caso, associa-se-o ao elemento espiritual mais elevado, como se pode intuir pela emissão dos sopros por parte do Venerável.
Compreenda-se que as viagens ensinam ao iniciado que ele não deve repelir os elementos inferiores de sua própria natureza, mas sim reconhecê-los como operantes em si. Uma vez reconhecidos, a tarefa do aprendiz consistirá em transmutar a manifestação inferior de cada um dos quatro elementos nas respectivas qualidades das esferas superiores.
O Pavimento Mosaico, composto por quadrados brancos e pretos, representa as polaridades da existência: luz e sombra, prazer e sofrimento, nascimento e morte, atividade e repouso, com suas múltiplas possibilidades de escolhas nas experiências da vida.
Em sentido moral, recorda a co-presença do bem e do mal no campo das escolhas humanas. Em sentido metafísico, evidencia que o mundo manifestado se desvela à consciência por meio dos contrastes da dualidade, já que conhecemos a luz unicamente na medida em que fizemos a experiência da escuridão.
O Aprendiz caminha sobre este pavimento. Isso equivale a notar tais polaridades no interior de si e, após havê-las reconhecido, equilibrá-las, mantendo-se constantemente no centro enquanto, ao longo da existência, oscila-se entre circunstâncias propícias e adversas, além de inúmeros erros.
Dentre os múltiplos significados atribuíveis, o mais relevante a se referir ao Esquadro é a sua correspondência com a esfera material, o corpo físico e a necessidade de o aprendiz medir corretamente, retificar a sua própria conduta no mundo e na sociedade. O Compasso, por sua vez, é associado mormente à esfera espiritual, à mente superior e à inteligência intuitiva capaz de traçar limites e delinear novos horizontes de compreensão.
Na disposição simbólica do Primeiro Grau, o Esquadro está posto sobre o Compasso. Isso indica que, no Aprendiz, as influências materiais, corporais e instintivas ainda prevalecem sobre as forças espirituais, tornando o âmbito corporal o primeiro terreno de trabalho do iniciado. De resto, enquanto o ser humano permanecer governado unicamente por apetites, impulsos e interesses materiais, a sua dimensão espiritual continuará oculta.
Em nosso rito, na Câmara de Aprendiz, a Coluna do Sol deve estar acesa, sugerindo a indispensável ação do “Solve”.
Em outras Obediências, mas também em alguns graus superiores do nosso Rito, ela pode ser distinguida pela “letra B”, referindo-se àquela do Templo de Jerusalém. A tradução literal do nome Boaz pode ser: “em/com força”.
A Coluna Negra (ou azul-escura), identificada como a Coluna da Lua (aquela à direita ao entrar), está apagada. Ela sugere o indispensável “Coagula” que, após a primeira ação do “Solve” para o Aprendiz (coluna solar à esquerda), desenvolver-se-á em seguida na Câmara de Companheiro. Isso para significar que a ação em primeira instância é unicamente a do solve.
Na primeira fase de “nigredo” hermética-alquímica, tudo (sem exceção) da personalidade do adepto deve ser lançado no atanor, a fim de que todo pensamento condicionado pelas paixões materiais seja dissolvido.
Um Mistagogo que tem assento, com razão, nas proximidades da Coluna Lunar (no lado oposto àquele onde se sentam os Aprendizes, que assim estarão todos à sua frente) controlará tudo em Loja e, com suas orientações, deverá favorecer aquela evolução que levará depois, na Câmara seguinte, a experimentar a ação do coagula daquilo que, na interioridade do Aprendiz, terá sido auspiciosamente purificado; isso, juntamente com a manifestação de um primeiro embrião de intuição espiritual, caracterizado simbolicamente por uma nova posição do compasso com o esquadro, sobre o livro sagrado aberto.
O conceito de coagula corresponde também ao nome indicado com a “letra Y” que, em diferentes Obediências (mas também na nossa, em outros graus), é atribuída àquela coluna em referência àquela do Templo de Salomão; isto é, Yachin (Jaquim), que em hebraico se refere a: “consolidar”, “estabelecer com firmeza”.
Frequentemente, em vários âmbitos, nota-se também um pouco de confusão em relação ao que está claramente indicado, por exemplo, no texto bíblico de “1 Reis”.
O Maço e o Cinzel constituem os principais instrumentos simbólicos do Aprendiz: o Maço é, entre as várias opções, o símbolo da força de vontade, a energia indispensável para vencer a resistência da Pedra Bruta; o Cinzel é o símbolo da inteligência, do discernimento, da razão que direciona a força do maço para o ponto exato em que ela deve operar.
É bom lembrar que essas duas ferramentas não podem ser utilizadas separadamente: o Maço, sozinho, destrói (a vontade desprovida de inteligência descamba para a violência), enquanto o Cinzel, sozinho, identifica o ponto a ser trabalhado, mas é destituído da força para realizar a obra. A inteligência isenta de vontade dá à luz teorias e desígnios fadados a jamais se concretizarem.
Em síntese, a transmutação iniciática só ocorre quando o Maço coopera com o Cinzel, fazendo com que a vontade forneça a potência e a inteligência dê a direção.
A Pedra Bruta representa o próprio Aprendiz em sua condição original: um ser humano ainda imperfeito, repleto de defeitos e asperezas a serem retificados (do ponto de vista místico, também a esfera anímica recoberta pelas qliphoth cabalísticas). Desbastar a Pedra não significa, portanto, anular a individualidade, mas sim eliminar de si os preconceitos, a vaidade e a ignorância, os vícios e as paixões que impedem o homem de progredir.
Através da ação conjunta do Maço e do Cinzel, a Pedra Bruta tende a converter-se em Pedra Cúbica, com tudo aquilo que se poderia intuir e deduzir dessa forma.
O Avental constitui, antes de tudo, o símbolo do trabalho. Ele recorda que a dignidade iniciática não emana de títulos, cargos ou adornos, mas sim da obra efetivamente realizada. A sua cor branca denota pureza de intenções: isso não significa que o Maçom já seja puro, mas que ele deve empenhar-se na senda com sinceridade e isento de interesses mesquinhos.
No Avental do Aprendiz, a abeta triangular levantada compõe simbolicamente um triângulo sobre o quadrado. Essa disposição ensina, entre as múltiplas opções, que o espírito (por exemplo, o triângulo) deve agir sobre a matéria (o quadrado), ou seja, que a transformação deve cumprir-se de dentro para fora: primordialmente na consciência, sucessivamente nas emoções e, por fim, nos hábitos e nas ações. Na ausência de uma mudança interior, o comportamento exterior se reduz a uma mera e hipócrita aparência.
O Aprendiz toma assento ao longo daquilo que se denomina coluna do Norte, a qual tradicionalmente vê em seu centro uma correspondência com o símbolo astrológico de Câncer, associado à quarta casa, com tudo o que desse modo se poderia intuir e deduzir, e, em seguida, à chamada Porta dos Homens. Não por acaso o Mistagogo encarregado do controle e da formação dos Aprendizes senta-se na parte oposta, nas proximidades da coluna da Lua.
A Palavra é transmitida, somente por quem tem a incumbência de fazê-lo, soletrando-a, pois o Aprendiz ainda não possui o pleno domínio do verbo, manifestando-o, por conseguinte, letra por letra, ou seja, um dom espiritual de cada vez. Antes de poder proferir autenticamente a Palavra Perdida (admitindo-se que para alguém isso seja possível), o iniciado deve redespertar em si o eco do verbo divino.
O silêncio representa um dos deveres primordiais do Aprendiz. Ele não denota incapacidade, inferioridade ou a inibição de falar ou de pensar, mas sim a exigência de edificar um espaço interior no qual sejam atenuados, neutralizados, os ruídos das emoções passionais, para que o conhecimento vivencial, que deve encontrar aplicação no cotidiano, possa germinar.
Uma taça repleta de água turva jamais poderá ser preenchida com água pura e cristalina. O Aprendiz deve, portanto, silenciar a voz do ego que anseia interromper, exibir-se, julgar e pretender já possuir todas as respostas. Enquanto a voz do ego e da vaidade saturar todo o espaço da consciência e da mente, nenhuma sugestão espiritual profunda e autêntica poderá ser acolhida.
Guardar silêncio significa aprender a observar a si mesmo antes de reagir, escutar antes de responder e compreender antes de julgar.
A autêntica iniciação é uma via tradicional voltada a conduzir o ser humano ao seu bem supremo, capaz de emancipar a sua consciência espiritual do plano material.
A pseudo-iniciação, por sua vez, preserva o aspecto exterior de uma tradição sem, contudo, suscitar nenhuma real transformação espiritual. Pode ostentar títulos, cerimônias e orações elevadas, permanecendo, não obstante, confinada ao intelectualismo, à mundanidade ou à vaidade dos seus próprios membros. Nela, o símbolo é contemplado e deduzido, mas não intuído nem vivido.
A contra-iniciação, por fim, é o caminho que faz o movimento inverso: em vez de libertar a consciência, aprisiona-a, revigorando o ego e a servidão interior. Os seus métodos visam à dominação e ao assujeitamento da alma na ignorância.
Em suma, a verdadeira iniciação conduz à liberdade interior; a pseudo-iniciação permanece destituída de eficácia espiritual; a contra-iniciação amplia a escravidão da matéria e do lado escuro, perpetuando a separação do princípio espiritual.
As Ordens iniciáticas autênticas trabalham para transmitir a verdadeira iniciação emancipadora.
As estruturas pseudo-iniciáticas podem operar à feição de agremiações filosóficas, culturais, filantrópicas ou fraternais, mas no âmbito espiritual têm muito pouca influência.
As organizações contra-iniciáticas, por outro lado, veiculam a contra-iniciação para finalidades opostas ao despertar e à emancipação espiritual.
Tal discernimento impõe prudência e jamais deve ser empregado para condenar levianamente outras instituições ou indivíduos.
O vocábulo “profano” designa objetivamente tudo o que é estranho, exterior ou contrário à esfera do sagrado e da busca iniciática. Alegoricamente, é aquele que permanece do lado de fora do Templo, enquanto se designa como iniciado ou adepto aquele que transpôs o limiar e foi acolhido no espaço sagrado no interior do templo.
O nosso rito maçônico, todavia, vai além. Em nosso rito, o profano é aquele que, mesmo sendo iniciado, comporta-se como antes e volta preponderantemente a sua própria consciência para o exterior. Ele busca valor unicamente nas aparências, nos bens materiais, nos elogios, nas disputas e nas satisfações exteriores; a sua existência é dominada pelas impressões do mundo. O iniciado, em contrapartida, é aquele cuja consciência está orientada para o mundo espiritual interior. Ele entra no Templo de si mesmo, observando os próprios pensamentos, examinando as próprias intenções e esforçando-se para agir em conformidade com os seus princípios e valores mais nobres.
Encontrar-se no interior do Templo significa perceber, intuir e reconhecer a luz e a presença divina dentro de si mesmo, nas profundezas do seu próprio ser.
Conclusão iniciática
Para concluir, o aprendiz que está prestes a ser elevado a companheiro de arte poderia (e deveria) contemplar doravante os símbolos do Primeiro Grau como parte de uma senda unificada. De fato, no nosso Rito, o acesso aos vários graus é contínuo, sem solução de continuidade, do primeiro ao último, o qual deveria constituir a meta para todos (sem ambição de graus exteriores, mas desejo de evolução e amadurecimento interior).
Na Câmara de Reflexão, ele persegue um novo recomeço por meio da introspecção. Seus olhos vendados representam o reconhecimento da própria cegueira espiritual. Ao longo das viagens, confronta-se com as quatro forças elementares da sua natureza: terra, água, fogo e ar. Diante da Pedra Bruta, descobre as próprias imperfeições. Com o Maço e o Cinzel, por sua vez, une vontade e inteligência para aperfeiçoar-se. Por meio do silêncio, aquieta o ego para aprender a ciência do eu espiritual. O Aprendiz não é apenas quem nada sabe, mas sim aquele que finalmente reconheceu a necessidade de aprender. O seu primeiro dever é reconstruir a si próprio, transformando os vícios em virtudes, a ignorância em discernimento e a força instintiva em vontade espiritual. A Pedra Oculta não se encontra em um lugar distante: jaz sepultada nas profundezas do próprio ser, à espera de ser encontrada, retificada, erguida e reintegrada na verdadeira Luz. Pois é somente após o seu reencontro que se inicia verdadeiramente a viagem.
O nosso Rito maçônico jamais pretendeu reunir homens santos, sábios e perfeitos. Tampouco prometeu entregar um Templo pronto e acabado, mas apenas um canteiro de obras no qual o pedreiro possa trabalhar e, sobretudo, investigar.
Portanto, todos os Irmãos e Irmãs que transpõem o limiar da Ordem (cada qual em sua senda específica) assemelham-se ainda a pedras brutas, plenos de asperezas e de sombras a serem polidas e iluminadas.
Consequentemente, o que a Ordem oferece não é a ilusão de uma suposta perfeição já atingida, mas um método de aperfeiçoamento pessoal para que cada um possa melhorar a si mesmo: por meio do esquadro que mede e corrige, do compasso que delimita, do maço que confere força e do cinzel que dá o rumo, a fim de que, passo a passo, a consciência interior se expanda e governe a matéria.
A Ordem foi concebida justamente para aqueles que ainda não são nem de longe perfeitos, mas que, não obstante, ousam trabalhar sobre si mesmos com a aspiração de tornarem-se, a cada dia, seres humanos melhores.
Concluída a jornada do aprendiz maçom, o obreiro está pronto para a etapa seguinte, onde encontrará uma nova arte a ser estudada e praticada: a arte do companheiro maçom.
Desejo a todos os maçons e maçonas dos dois hemisférios, boa jornada.
Um fraterno abraço.
L’articolo è contenuto nel numero di Agosto Ottobre 2026 della nostra rivista Alla Ricerca del Sé. Scarica tutto il numero.
L’autentica iniziazione è una via tradizionale volta a condurre l’essere umano al suo bene supremo, capace di emancipare la sua coscienza spirituale dal piano materiale.
La pseudo-iniziazione, dal canto suo, preserva l’aspetto esteriore di una tradizione senza tuttavia ingenerare alcuna reale trasformazione spirituale. Può esibire titoli, cerimonie e orazioni elevate, restando ciononostante confinata all’intellettualismo, alla mondanità o alla vanità dei propri affiliati. In essa il simbolo viene contemplato, dedotto, ma non intuito, vissuto.
Attorno all’Ara dei Giuramenti, nel cuore del Tempio, sono disposti strumenti simbolici che rappresentano tappe e funzioni del lavoro interiore. Ogni attrezzo muratorio richiama un’azione da compiere su sé stessi, nel percorso di trasformazione spirituale.
• Il Filo a Piombo orienta verso l’equilibrio interiore: invita a calarsi nel proprio asse verticale per discernere ciò che è saldo da ciò che è instabile, essenziale per ogni cammino iniziatico.
• Il Mazzuolo rappresenta la forza volontaria, la spinta risoluta che segue una scelta consapevole e virtuosa.
• Lo Scalpello simboleggia il discernimento e la precisione: senza di esso, ogni colpo rischia di essere cieco, danneggiando invece di perfezionare.
• La Livella esorta a costruire con misura, portando armonia tra le parti, sia interiori che esteriori. È lo strumento dell’equilibrio raggiunto.
• Il Regolo permette di valutare proporzioni, coerenza, giustizia. Invita a confrontare la propria opera con un modello superiore di ordine.
• La Leva allude all’azione ponderata: forza che muove ciò che è pesante, ma solo se guidata dalla coscienza e da un punto di appoggio ben compreso.
• La Cazzuola è simbolo della volontà costruttiva in chiave altruistica: unisce, armonizza, cementa legami su basi spirituali.
• La Pietra Grezza, posata a terra, rappresenta l’uomo nella sua condizione naturale, ancora da lavorare, dominato da istinti e automatismi (Nefesh).
• La Pietra Cubica a punta, scolpita e orientata, simboleggia l’iniziato che ha compiuto un cammino reale, innalzando la propria anima verso Neshamah, la coscienza superiore.
L’Ara del Giuramento, al centro del Tempio, ha forma quadrata, simboleggiando la stabilità e il mondo manifestato. Il rivestimento in tessuto azzurro, proprio del Grado di Apprendista, evoca il cielo originario e lo stato potenziale della Creazione.
Su di essa si compiono gli atti fondanti del Lavoro rituale: si prestano i giuramenti, si depone il Libro della Legge Sacra, sovrapposto dalla Squadra incrociata al Compasso, e si accendono le Luci della Menorah, il candelabro a sette bracci della Tradizione ebraica. Le sue fiamme possono essere lette in chiave cabalistica come le sette Sephirot inferiori, oppure associate ai sette giorni della Creazione, ai sette chakra o alle scale armoniche.
Ricevi aggiornamenti sull’uscita dei nuovi numeri della rivista o sulle nostre iniziative direttamente nella tua email.